NEGOZIATI UCRAINA-RUSSIA/ Stallo pace per Donbass. Cina e Ue: ruoli e trattative

- Niccolò Magnani

I negoziati di pace tra Russia e Ucraina sono ancora in stallo: per Kuleba “la situazione a Mariupol può bloccare le trattative”. Cina conferma alleanza con Mosca: gli scenari

Putin e Xi Jinping
G20 Roma, in collegamento Putin (Russia) e Xi Jinping (Cina) - LaPresse, 2021

CINA E UE, IL RUOLO NEI NEGOZIATI DI PACE

«La Cina continuerà ad aumentare il coordinamento strategico con la Russia a prescindere dalla volatilità internazionale»: con queste parole la Cina, tramite una nota del ministero degli Esteri, conferma la stretta alleanza con la Russia sul fronte geopolitico. La mossa di Pechino, assieme a quella dell’Europa al 100% schierata al fianco con l’Ucraina, pesano eccome nell’economia dei (mancati) negoziati di pace tra Russia e Kiev.

Se infatti la guerra nel Donbass, giunta al suo «assedio finale» (cit. Zelensky), vede il profondo stallo delle trattative tra le delegazioni in conflitto, il costante scontro geopolitico tra Occidente e Cremlino non permette una cornice internazionale in grado di supportare lo “sforzo” di Mosca e Kiev nel raggiungere una tregua di pace. Macron nell’intervista a France5 ha sottolineato questa mattina come il dialogo con Putin – sebbene sia poco accorto continuare a definire, come fa Biden, la guerra in Ucraina un «genocidio» – si sia interrotto dopo i massacri di Bucha; di contro, la Cina non nasconde la costante alleanza con la Russia. «Indipendentemente da come cambierà la situazione internazionale, la Cina rafforzerà la cooperazione strategica con la Russia per promuovere un nuovo modello di relazioni internazionali e una comunità con un futuro condiviso per l’umanità», recita la nota di Pechino che segue l’incontro di lunedì tra l’ambasciatore russo Andrey Denisov e il viceministro degli Esteri cinese Lee Yucheng.

UCRAINA: “MARIUPOL PUÒ BLOCCARE I NEGOZIATI DI PACE CON MOSCA”

«La situazione terribile di Mariupol può essere una linea rossa nei negoziati tra Russia ed Ucraina»: lo ha detto nell’intervista a Cbs News il Ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. Dopo la netta chiusura di Zelensky alla possibilità di “discutere” del futuro del Donbass con il Cremlino, anche il diplomatico di Kiev ritiene alquanto improbabile trovare ancora lo spazio per delle trattative di pace con la Russia.

«Veramente non abbiamo avuto nelle recenti settimane nessun contatto con diplomatici russi a livello di ministeri degli Esteri», ha spiegato Kuleba contraddicendo quanto invece sostenuto da Mosca anche solo nelle ultime ore (ovvero che i negoziati a distanza proseguono anche senza grandi novità). Nei giorni in cui la città ucraina sul Mar d’Azov è ormai prossima a cadere, il Governo centrale di Kiev da un lato accusa l’Occidente di star facendo troppo poco per evitare il massacro nel Donbass, dall’altro insiste sulla necessità di una tregua che non regali Donetsk e Lugansk alla Russia. «Gli unici contatti sono dei team negoziali che comprendono rappresentanti di diverse istituzioni e membri del Parlamento – ha poi spiegato ancora il Ministro degli Esteri – loro continuano le loro consultazioni a livello di esperti, ma non c’è stato nessun colloquio ad alto livello».

RUSSIA: “NEGOZIATI AVANTI, MA POTREBBERO ANDARE MEGLIO…”

A livello internazionale prosegue il tentativo dell’Onu – finora molto inefficace – di condurre le rispettive delegazioni verso un iniziale nuovo negoziato: oggi il segretario generale Antonio Guterres ha sentito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, esprimendogli «continuo sostegno al ruolo di Istanbul in relazione alla guerra in Ucraina». Servono negoziati di pace ma serve prima di tutto un accordo per i corridoi umanitari, «per la distribuzione degli aiuti e l’evacuazione delle persone».

Dopo le polemiche contro il Vaticano per la scelta di portare in Via Crucis il Venerdì Santo una famiglia russa assieme a quella ucraina, da Kiev arriva un appello a Papa Francesco affinché possa farsi carico della situazione in Mariupol: «Sua Santità Papa Francesco! Mi rivolgo a Lei per chiedere aiuto: è giunto il momento in cui solo le preghiere non bastano più. Aiuti a salvarli. Porti la verità nel mondo, aiuti a evacuare le persone e salvi le loro vite dalle mani di Satana, che vuole bruciare tutti gli esseri viventi», scrive in una lettera inviata in Vaticano il maggiore Sergiy Volyna, comandante della 36esima brigata dei Marines ucraini, assediati a Mariupol. Nel frattempo, lo scontro a distanza tra Occidente e Russia non si placa: prima Putin definisce “fallito” il tentativo di Ue e alleati nel condurre Mosca sul default; di contro, gli Stati Uniti hanno fatto sapere con il Dipartimento del Tesoro di voler aumentare la pressione economica sulla Russia in vista del prossimo G20 dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali. In merito ai negoziati di pace praticamente fermi al palo, il Cremlino oggi ha fatto giungere dal portavoce Dmitri Peskov il seguente segnale: «L’operazione speciale della Federazione russa in Ucraina sta andando avanti secondo i piani. Stanno intanto andando avanti – a livello di esperti e dunque chiusi ai media – i colloqui di pace tra i negoziatori ucraini e quelli russi», ha spiegato ancora Peskov, aggiungendo che «l’andamento dei colloqui potrebbe andare meglio».







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