Nek e l’incidente alla mano/ “Squarciata. Il sangue e il dolore, poi la paura…”

- Silvana Palazzo

Nek e l’incidente alla mano: “Credo sia il frutto anche del lockdown”, la spiegazione che si è dato l’artista, che nel suo libro parte proprio da quel momento in cui tutto è cambiato

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Nek e l'incidente alla mano

Sulla mano sinistra Nek porta ancora i segni dell’incidente, le cicatrici che gli ricordano cosa ha rischiato quel novembre 2020. Si trovava nella sua tenuta di campagna a Sassuolo e stava usando una sega circolare, finendo per tagliarsi la mano. Ricoverato subito in ospedale, fu operato d’urgenza. I medici riuscirono a salvargli la mano e soprattutto due dita dopo 11 ore di intervento, ma l’artista ha dovuto affrontare un lungo periodo di convalescenza. Lo si ritrova nel libro “A mani nude” che il cantante, al secolo Filippo Neviani, ha scritto. Un libro intimo che parte proprio dall’incidente.

«Volevo condividere qualcosa che era diventato un peso. È stato un lavoro terapeutico. Una serie di sedute di autoanalisi», ha raccontato Nek nei giorni scorsi al Corriere della Sera. In un passaggio c’è un riferimento all’autocertificazione, che lui guarda in auto prima di partire. Un dettaglio che ha un significato preciso per lui: «Dopo un’attenta analisi di quello che ho vissuto credo che l’incidente sia il frutto anche del lockdown che stavo vivendo e nel quale siamo stati tutti messi a dura prova. Un iperattivo come me in gabbia impazzisce».

Nek e l’incidente alla mano: “Mio padre mi avrebbe detto…”

«Cosa sei andato a fare, sei stato uno sprovveduto», questo per Nek gli avrebbe detto il padre a proposito dell’incidente alla mano. Ma il cantante sa bene che nel momento in cui avrebbe finito la frase, «sarebbe iniziata la preoccupazione e la sofferenza. Primo perché è successo in un luogo che anche lui amava tanto e poi perché sono un musicista». Un solo momento avrebbe potuto cambiare completamente la sua vita. In parte lo ha fatto comunque, perché l’incidente alla mano è per Nek un’esperienza che gli ha insegnato tante cose.

E ha portato Filippo Neviani a porsi tante domande, confluite nel libro uscito a dicembre. «L’incidente è improvviso. Il sangue, poi il dolore, la paura, lo shock. La corsa verso l’ospedale. La mano squarciata. La possibilità di non recuperarne l’uso». Questa paura lo ha tormentato: «Che vuol dire perdere la funzionalità di una mano per un musicista? La stessa mano che ha sempre usato per suonare, comporre, creare?». Per fortuna non è stato necessario per lui cercare una risposta…





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