Nello Liberti “Unico neomelodico condannato per un brano”/ “Ma Gomorra non si tocca!”

- Silvana Palazzo

Nello Liberti, l’unico cantante neomelodico condannato per una canzone (‘O capoclan). “Invece Gomorra è un business e allora non si tocca! Io sono un pescione e…”

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Nello Liberti, Aniello Imperato (Foto: Instagram)

Nello Liberti, al secolo Aniello Imperato, è stato condannato ad un anno e quattro mesi di carcere per la canzone ‘O capoclan e il relativo video. Secondo i magistrati della IV Sezione penale del Tribunale di Napoli è un inno alla camorra, quindi «istiga a delinquere». Si tratta di un caso particolare: è l’unico cantante neomelodico ad essere condannato per istigazione a delinquere. In un’intervista a Stylo24 spiega come è nato il brano: «Nelle intenzioni era un pezzo dal taglio sociale, per parlare dei problemi della nostra terra. Io rivolsi questa richiesta al maestro Alfonso Alfieri (autore della musica e del testo del brano, ndr) e lui ebbe l’idea di fare un pezzo che si ispirasse al film Il camorrista». Si sono quindi ispirati alla storia di Raffaele Cutolo. L’operazione però non è riuscita, essendo venuto fuori un lavoro ben lontano dalla denuncia sociale. «Effettivamente è così, e dico pure che potessi tornare indietro, non farei mai una scelta del genere. Anche se, voglio ribadire, io sono l’interprete del brano, non l’ho scritto io, l’autore è Alfonso Alfieri». Nell’intervista racconta anche di aver pagato 400 euro per cantare il pezzo e inserirlo nell’album.

NELLO LIBERTI “NON C’ENTRO NULLA CON LA CAMORRA”

Nello Liberti smentisce che il brano sia stato scritto ispirandosi ad una lettera dal carcere di Vincenzo Oliviero, defunto boss di Ercolano detto “il Papa buono”. «Niente di più lontano dalla realtà». E per dimostrarlo cita un episodio, cioè quando il manager lo chiamò dicendogli che Vincenzo Oliviero lo aveva contattato per cantare ad una festa. «All’epoca il mio cachet era di 400 euro, loro chiesero al mio manager che mi esibissi per la metà dei soldi, e io dissi al manager di richiamare queste persone, per comunicare loro che non avevo accettato la proposta», racconta Aniello Imperato a Stylo24. Questo dimostra di non avere legami con questi ambienti, in primis perché non sapeva chi fosse e poi perché se li avesse conosciuti, sarebbe dovuto andare a cantare gratis. «L’ho detto anche ai giudici, certamente il mio telefono era sotto controllo, andassero a vedere i tabulati». Nell’intervista precisa anche di non aver avuto contatti con persone della malavita. Ma nel video compaiono tre persone considerate legate ad ambienti della camorra.

NELLO LIBERTI “GOMORRA BUSINESS, QUINDI NON SI TOCCA”

«Per quanto riguarda Anna Esposito e Luigi Oliviero, furono portati su set dalla produzione, io non li conoscevo», dichiara Nello Liberti a Stylo24. E coglie l’occasione per precisare che dalle carte dell’inchiesta ha appreso che all’epoca erano incensurati. Poi racconta che l’unica persona che conosceva come persone che aveva avuto problemi con la giustizia era l’uomo che nel video interpreta il capoclan, Alfonso Borrelli. «Avevamo richiesto la sua presenza, solo perché, già in precedenza, sapevamo avesse partecipato a video e avesse fatto la comparsa in qualche pellicola». Aniello Imparato ammette però di aver contribuito a lanciare un brutto messaggio. «Ero giovane, e non mi sono reso conto della gravità di quel messaggio, non era mia intenzione difendere o fare apologia della camorra». Ma nell’intervista coglie l’occasione per evidenziare un altro aspetto: «Prima e dopo di ‘O capoclan ci sono decine e decine di canzoni che parlano di criminalità organizzata, illegalità». Quindi, si chiede come mai solo il suo brano sia stato considerato un’istigazione a delinquere. E cita pure Gomorra: «È business e allora non si tocca, Nello Liberti è un “ pescione” che si è trovato al posto sbagliato, nel momento sbagliato».

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