Neolaureati Italia/ Fuga dalle professioni più ricche, emergenza “autonomi” (6 dicembre 2023)

- Danilo Aurilio

I neolaureati in Italia sono in fuga dagli albi. Il report dimostra come le professionisti più ricche, sembrano anche le meno richieste

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I neolaureati in Italia che evitano la libera professione sono sempre di più. I dati sono emersi dal recente report dedicato al mondo dei lavoratori autonomi e realizzato e pubblicato dal sindacato milanese Confprofessioni.

Nonostante si tratti tra le professioni più ricche e benestanti, sembra quasi che agli occhi dei giovani siano meno attrattive. Il dato che emerge dal report è piuttosto evidente: un libero professionista su due ha oltre 50 anni, dunque anche solo gli under 36 sembrano quasi una rarità.

Neolaureati in Italia in fuga dagli albi

In diverse occasioni abbiamo assistito ai neolaureati in Italia che si sono dileguati in altri Paesi o addirittura, alla ricerca del famoso “posto fisso”. Recentemente il Governo aveva trovato un escamotage o meglio definirlo incentivo economico, per riportare nel nostro Bel Paese i cervelloni che avevano deciso di trasferirsi all’estero.

Questa volta i dati analizzati e riportati dal sindacato italiano Confprofessioni, sembrerebbero avere dell’assurdo. Il paradosso infatti, è che le liberi professioni sono sempre più ridotte nonostante il settore della libera professionista registri una economia crescente e decisamente fiorente.

In una recente conferenza a cui hanno partecipato i giovani interessati al mercato nazionale del lavoro, il sindacato italiano Confprofessioni, ha pronunciato quanto segue:

«Il dato (allarmante) che emerge in tutti i paesi europei riguarda il netto calo della componente giovanile: oggi in Europa quasi un libero professionista su due ha più di 50 anni».

E ancora, il sindacato ha continuato evidenziando quanto la fuga sia perlopiù da parte dei neolaureati italiani:

«La diminuzione appare particolarmente marcata se si guarda a quelli che sono i tradizionali bacini elettivi delle libere professioni: giuristi, architetti, ingegneri civili, dottori in scienze agrarie e forestali e veterinari. Al 2014 la libera professione costituiva l’approdo naturale per oltre la metà dei laureati in queste discipline (addirittura per i due terzi dei laureati in legge), mentre ad oggi la percentuale è decisamente calata e riguarda un terzo dei dottori in scienze agrarie e forestali e veterinari, il 36% dei giuristi, il 38,5% di architetti e ingegneri».







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