NEONATI IN CRISI DI ASTINENZA/ La droga si prende tutto, anche chi amiamo

- Mauro Leonardi

Dopo Milano e Grosseto, l’allarme viene dal policlinico Casilino di Roma: neonati in crisi di astinenza perché concepiti da madri drogate

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LaPresse

La grande diffusione della droga ha delle conseguenze che non ti aspetti. Capita di avere bimbi di pochi giorni positivi alla cocaina e in crisi di astinenza. Il caso esplode in una delle più grandi sale parto della capitale, il reparto di terapia intensiva neonatale del policlinico Casilino, dove attualmente sono ricoverati quattro bimbi che piangono e si agitano apparentemente senza un motivo. Poi fai delle indagini, hai dei sospetti, e viene il momento in cui devi chiedere il permesso ai genitori per certi tipi di esami. In genere la prima risposta è no ma, insistendo nei modi dovuti, trovi delle tracce di coca nel sangue dei bimbi.

“Spesso – racconta a Repubblica Piermichele Paolillo, primario al Casilino – le prime risposte sono delle giustificazioni. Dicono di aver preso un po’ di coca qualche giorno prima a una festa, o magari di aver assunto eroina ‘ma fumandola, non iniettandola’. E il motivo è chiaro dal momento che in casi del genere si avvia un percorso che può portare a una segnalazione al tribunale dei minori che fa partire l’iter per nominare un tutore”.

Normalmente, una donna che aspetta un bimbo ha mille attenzioni: non fuma, evita stress e agitazioni, colpi. In questi casi invece, a causa della dipendenza, si continua ad assumere la coca o anche di peggio. Perché quando la droga si impadronisce della nostra vita, non rende schiavi solo noi stessi ma coinvolge tutte le relazioni, al punto di non smettere neppure quando aspetti un figlio. E così rendi schiavo anche lui e condanni il bambino a tanti rischi: nascite prima dei termini, ritardi cognitivi o psicomotori, e, naturalmente, dipendenza indotta. Perché un bimbo che nasce da genitori drogati ha crisi di astinenza come se fosse un drogato: ha tremori, pianti inconsolabili, apatie, crisi che sembrano epilettiche ma sono fuori dal quadro dell’epilessia.

Se un genitore arriva ad abdicare non solo alla propria salute ma anche a quella del figlio, se decide non solo di rinunciare alla propria libertà ma anche a quella di chi genera, significa che la droga lo ha risucchiato per intero.

La notizia che arriva dal Casilino conferma che questa situazione sembra essere sempre meno un evento raro e comincia ad assumere i contorni dell’emergenza. A Grosseto, negli ultimi tre mesi, i bimbi positivi alla coca sono stati tre. A Milano, tra metà settembre e metà ottobre, altri sei bambini. A Padova il 20 settembre un bimbo è stato tolto ai genitori perché appena nato era già sotto l’effetto delle sostanze stupefacenti.

Non sono più quindi solo notizie di cronaca provenienti da sacche di degrado sociale ed economico, ma cominciano ad essere situazioni relativamente comuni, casi che spingono i medici a dare un allarme in merito.

Quando parliamo di valore della vita pensiamo al no all’aborto oppure al no all’eutanasia: questi, certo, sono valori inderogabili, ma la Chiesa e noi tutti dovremmo impegnarci affinché il sì alla vita diventi anche responsabilità genitoriale, accudimento a 360 gradi, educazione alla libertà e al rispetto che parte da chi porti in grembo. Sto pensando all’educazione al vero divertimento e non solo sballo; al saper perdere tempo con chi amiamo emancipandoci dalla droga del fare, a quella sana “noia” capace di generare la creatività dell’amore, quella che porta ai progetti e alle idee per vivere. Educazione alla gioia, quindi: a quella delle piccole cose che conducono alla resilienza di fronte alle avversità imparando a non drogarti.

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