NEWCO ALITALIA/ Lo spettro di marchio, nome e miliardi buttati al vento

- Guido Gazzoli

È nata la Newco chiamata a rilanciare Alitalia. È forte però il rischio che alla fine si sprechino miliardi, gettando al vento pure un marchio e un nome storici

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Un aereo Alitalia, Lapresse

“Habemus Alitalia!”, deve essere il grido filtrato dopo l’infinita serie di riunioni che hanno ritardato la nascita o meglio rinascita della compagnia aerea. Si, perché dopo che i 5 Stelle nel loro furore anti-politico avevano bloccato in pratica questo parto in quanto si son messi a discutere, nella migliore tradizione della tanto odiata politica nostrana, di poltrone nel Consiglio di amministrazione e dopo che anche Italia Viva ha ottenuto il suo nominativo, ecco che finalmente possiamo dire “Assistenti di volo: prepararsi al decollo”? Sì, ma verso quale direzione è ancora un mistero o quasi: di certo il Consiglio di amministrazione, per far fronte agli appetiti di poltrone, da 7 è passato a 9 membri, per la soddisfazione dei tanti popò che ora potranno congiungersi con una poltrona. Ma per il resto si sa poco o nulla: certo si è scoperto che la flotta Alitalia è vecchia specie sul lungo raggio (mavalà!), che si dovrà puntare sui voli verso Stati Uniti e Giappone e che per ora l’unica cosa sicura è che non si sa ancora come si chiamerà questa nuova Alitalia… al momento Alitalia ITA (davvero imbarazzante), ma può anche darsi che il nome Alitalia scomparirà per sempre e qui siamo arrivati a un punto che non si riesce a capir bene se qualcuno stia scherzando o meno, perché ammazzare così un marchio che per tanto tempo ha significato, nella sua originalità, la compagnia aerea rappresentativa di un intero Paese come il nostro e dopo che la intramontabile A tricolore (logo ancor oggi di insuperata comunicazione visiva tanto da essere entrato nella storia del design collegato ai marchi) rischia pure lei di essere messa in disparte dovrebbe generare dubbi a qualcuno.

“Annamo bene!”, direbbe la leggendaria Sora Lella e ora vedremo cosa accadrà: di certo ci dovrà essere un taglio con il passato, fatto già avvenuto (purtroppo) con la nascita della CAI dei “Capitani Coraggiosi” nel 2009, ma buttare letteralmente nel cesso due storici simboli che hanno contraddistinto l’Italia nei cieli del mondo per oltre 50 anni (prima c’era la storica “Freccia Alata” mai scomparsa) fa venire i brividi, perché a vedere i fatti (pochi) che stanno accadendo pare proprio che il vecchio sistema che ha tarpato le ali della nostra compagnia fin dal 1998 (ma pure prima) debba invece sopravvivere, quando sarebbe assolutamente logico evitare quei processi che hanno sempre fatto fallire Alitalia e prosciugato le tasche degli italiani con miliardi buttati al vento dal sistema politico che ancora sembra (sic!) non abbia capito cosa cambiare se non se stesso.

Parliamoci chiaro: oggi come oggi se dopo i ritardi nei pagamenti della Cigs un dipendente Alitalia si “azzarda” a chiedere un prestito anche piccolo a una banca per poter far campare la famiglia e la stessa, dietro il ricevimento di una busta paga Alitalia, questa viene considerata come carta straccia: siamo veramente al tracollo e con poche speranze del tanto decantato “Rinascimento”. Anche perché la stessa situazione si è purtroppo presentata ai tantissimi imprenditori di piccole e medie industrie o di imprese a gestione famigliare che, credendo alla promessa fatta da Giuseppe Conte sul “bazooka” di 190 miliardi pronti a essere elargiti dallo Stato a garanzia degli eventuali prestiti che venissero richiesti per rimanere a galla nello tsunami Covid-19 in un suo quasi storico discorso, che però le banche non hanno recepito se non in minima parte, questo la dice lunga non solo sul poco “deamicisiano” amore della finanza per il Paese (altra richiesta del nostro Primo Ministro), ma fa anche chiedere se si riesca a capire come non aiutando l’economia in momenti come questo lo stesso sistema bancario rischi grosso.

Poi però il Governo ha messo a disposizione della “italianissima” (sic!) FCA ben 6,3 miliardi e allora, ritornando alla nostra benamata compagnia di bandiera, non ci viene altro pensiero che quello che il grandissimo Tomasi di Lampedusa aveva scritto nel suo “Gattopardo” dimostrando un bel po’ di tempo fa di aver capito l’Italia benissimo. “Cambiare tutto affinché nulla cambi”: speriamo non dover dire “a rieccoli!”.

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