MEETING/ Passera: “Rischiamo di perdere un’occasione importante per risolvere questioni strutturali”

Per l’ad di Intesa Sanpaolo Passera si rischia di perdere un’occasione importante per risolvere questioni strutturali. di Gian Luigi Da Rold

24.08.2010 - Gianluigi Da Rold
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Che la crisi economica e finanziaria sia una matassa complicata e ingarbugliata è ormai chiaro a tutti. Come è pure chiaro che i tempi di uscita, il famoso “passaggio del tunnel”, non è ancora a portata di mano e la luce non è a pochi metri. Tuttavia è necessario aggiungere che l’informazione sulla crisi sembra ancora latitante.

Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa-San Paolo, è uno dei pochi banchieri che riesce a spiegarsi in modo comprensibile e a indicare i problemi che ci sono. Domenica, a microfoni spenti e al termine della visita della Mostra sulla crisi al Meeting di Rimini, diceva senza peli sulla lingua che i nodi da risolvere che esistevano nella finanza e nel mondo delle banche tre anni fa, sono ancora tutti lì, presenti e non risolti.

Aggiungeva Passera: “Rischiamo di perdere un’occasione importante per risolvere questioni strutturali”. Ora non si comprende perché l’ allarme di un grande banchiere venga quasi sottaciuto o sottovalutato dai grandi media e dai grandi network televisivi. O comunque non venga messo nel giusto rilievo.

L’informazione dei giornali e delle televisioni ci piove addosso. Stiamo praticamente facendo una "scorpacciata" sull’edilizia residenziale della famiglia Tulliani, della attuale compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini e ex fidanzata del "vecchio" presidente del Perugia-calcio, Lucianone Gaucci. C’è un’inflazione di notizie sull’instabilità politica che è collegata al famoso appartamento di Montecarlo, ma le notizie sull’andamento della crisi, sui problemi da risolvere, sulle cause da rimuovere bisogna andarle a cercare con la lanterna.

Ogni tanto compare nelle prime pagine dei giornali qualche "richiamo" da ricercare in pagine più interne con dichiarazioni di grandi esperti che dicono sistematicamente: "La ripresa c’è ma è inferiore alla aspettative". Al massimo ci sono, saltuariamente, editoriali raffinati ma faziosi, su chi sono stati i responsabili della crisi.

E’ proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare, non solo a nostro giudizio, ma di grandi saggi come Jacques Attali: "Inutile cercare capri espiatori, ma comprendere invece perché si è arrivati a questa situazione e fare in modo di superare questa crisi, preparandoci ad affrontare anche quelle che verranno in futuro". 

 

Ma è possibile invece che, mentre si preannunciano due anni di "magra", nessuno spieghi quale è realmente l’entità dei titoli tossici, dei famosi subprime ? Possibile che ci siano solo stime approssimative del Fondo monetario internazionale sui "derivati" ? Possibile che non compaiano le discussioni, che pure ci sono, sul ruolo che deve ritrovare la banca ?

Possibile che non vengano segnalati i confronti e i contrasti su come usare la cosiddetta leva e altre questioni come le vendite alla scoperto sui mercati finanziari? E’ possibile che non si ridiscuta francamente come rinnovare in questo momento le relazioni industriali e su che tipo di nuovo rapporto si debba instaurare tra banche e imprese ? A volte, soprattutto in Italia, si ha la strana sensazione che, dietro ai patti di sindacato dei grandi gruppi editoriali pieni zeppi di realtà finanziarie, ci sia quasi un ordine non scritto, una sorta di autocensura preventiva per cui di alcune cose sia meglio non parlare.

Si chiacchiera in questi giorni di una giusta "indignazione" per come viene gestita la politica, in un momento ancora così acuto della crisi economica. Ma si dovrebbe altrettanto essere indignati per come veniamo informati sullo stato della crisi, sulla sua evoluzione e su quello che si sta facendo dopo il disastro che è capitato. Disastro che non pagano solo gli intermediari finanziari, ma che soprattutto pagano i cittadini.

 

(Gianluigi Da Rold)

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