Niccolò Bettarini, giudici: “Coltellate sferrate per ucciderlo”/ Motivazioni sentenza

Niccolò Bettarini, depositate le motivazioni della sentenza di condanna contro i 4 ragazzi che lo accoltellarono fuori dalla discoteca Old Fashion nel 2018.

Niccolò Bettarini
Niccolò Bettarini (LaPresse, 2018)

I giudici della Corte d’Appello di Milano oggi hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna nei confronti dei quattro giovani ritenuti responsabili della brutale aggressione a Niccolò Bettarini lo scorso 1 luglio 2018, fuori dalla discoteca Old Fashion di Milano. Come vi abbiamo raccontato, i quattro ragazzi accoltellarono con 9 fendenti il figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura e sono stati condannati per il reato di tentato omicidio con pene tra i 5 e gli 8 anni di reclusione. Secondo i giudici, i condannati erano «idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte». I responsabili hanno agito allo scopo di provocare «un male non commisurabile, sicuramente gravissimo» a Bettarini, che non è morto «grazie ai movimenti e alla sua corporatura molto robusta», nonché per l’intervento di alcuni amici in suoi soccorso.

NICCOLO’ BETTARINI, LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA PER I 4 AGGRESSORI

Nelle motivazioni della sentenza di condanna i giudici hanno evidenziato che «l’esame della idoneità degli atti a cagionare la morte della vittima deve essere condotto non già con riguardo all’entità delle lesioni sofferte dalla parte lesa, bensì alle modalità dell’azione». I giudici hanno ribadito la sussistenza dei futili motivi, ritenendo «evidente (…) che gli imputati, sull’onda emotiva destata dalla concitazione della lite, senza dubbio alimentata da rancori precedentemente emersi (…), oltre che dall’uso di sostanze alcoliche, abbiano riversato tutta la loro violenza sul Bettarini (quella sera riconosciuto e additato come il figlio dell’ex calciatore, ndr), rimasto vittima di una aggressione brutale per ragioni senz’altro prive di ogni valido, o anche solo comprensibile fondamento». I quattro aggressori di Niccolò Bettarini – Davide Caddeo, Albano Jakej, Alessandro Ferzoco e Andi Arapi – «hanno dato sfogo ad una violenza inaudita, e sicuramente non percepibile come ‘proporzionata’ secondo il sentire comune»



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