Nicola Gratteri “Mafia va combattuta a scuola”/ “Parlare a giovani non è tempo perso”

- Alessandro Nidi

Nicola Gratteri, giudice e magistrato, racconta l’importanza di dare battaglia alla mafia sin dalla scuola, incontrando i ragazzi

Nicola Gratteri
Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro (LaPresse)

Il giudice e magistrato Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di “Orizzonte Scuola” per parlare dell’importanza di combattere la mafia incontrando proprio i ragazzi e le nuove generazioni a scuola, nell’ambito dell’ora di educazione civica, reintrodotta nei programmi di tutta Italia e che prevede la trattazione (anche) di questo argomento, che rappresenta ancor oggi una piaga dolorosa per il nostro Paese.

Come ha sottolineato Gratteri, la migliore formazione da fare nei confronti delle nuove leve è quella di far conoscere loro le storie dei testimoni diretti di questa battaglia, spiegando loro “meccanismi, attività, trasformazioni delle organizzazioni criminali” e come invece la scuola “può contrastare la cultura malavitosa e illegale, orientando scelte di vita in grado di dare nuove prospettive e possibilità anche nelle situazioni e contesti più difficili”. Peraltro, il rappresentante di giustizia è uscito da poco in libreria con un volume scritto a quattro mani con Antonio Nicaso e intitolato “Non chiamateli eroi”, pubblicato da Mondadori, in cui vengono narrate le vite e i drammi vissuti dalle vittime della mafia.

NICOLA GRATTERI: “PARLARE AI RAGAZZI NON È MAI TEMPO PERSO”

Nicola Gratteri, nell’ambito della sua videointervista concessa a “Orizzonte Scuola”, ha reso noto di avere iniziato ad andare nelle scuole quando ancora non lo seguivano le telecamere, perché ha sempre creduto nell’idea che andare a parlare ai ragazzi non sia mai tempo perso. Questi ultimi, secondo lui, devono avere dei punti di riferimento e, qualora non siano individuabili nella famiglia, vanno ricercati tra i docenti. “Io dico sempre agli studenti: ‘Cercate di trovare chi ancora si emoziona a insegnare, chi ancora avverte l’importanza dell’istruzione’ – ha aggiunto –. Per fare l’insegnante bisogna emozionarsi, bisogna sentire dentro di sé qualcosa che si vuole trasmettere”.

Come sottolineato da Gratteri, i Governi che si sono succeduti non hanno investito nell’istruzione e i nostri insegnanti sono “i nuovi poveri, pagati meglio solo dei loro colleghi greci”. In una società consumistica, in cui si è valutati per quello che si ha e non per quello che si è, questo rappresenta un evidente ostacolo per l’educazione dei ragazzi, che individuano nelle firme d’alta moda e nelle auto di lusso i valori della vita, spesso trascurando la cultura. Fortunatamente, però, “ci sono giovani che sentono proprie queste vittime di mafia, che diventano soggetti da guardare come guida. Questa è la cosa più bella, il grande patrimonio che hanno lasciato in eredità”.

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