Nino D’Angelo: “Io, vittima di razzismo musicale”/ “Ho sofferto di depressione”

- Alessandro Nidi

Nino D’Angelo, cantante napoletano, ha parlato delle difficoltà incontrate nel corso della sua carriera, spesso tradottesi in pregiudizi mai del tutto valicati

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Nino D'Angelo (RaiUno)

Nino D’Angelo, noto interprete della musica partenopea, ha rilasciato un’intervista ai colleghi di “Quotidiano Nazionale”, parlando a tutto tondo della sua carriera e della sua vita privata. In prima battuta, l’artista ha detto di definirsi un neomelodico per caso: “La parola ‘neomelodico’ è bella, ma con me non c’azzecca. Io inizio a essere conosciuto nel 1980, l’aggettivo ‘neomelodico’ viene coniato a metà degli anni Novanta, 15 anni dopo. Come lo spiego? Con una sorta di pigrizia intellettuale: oggi tutti quelli che cantano in napoletano vengono definiti ‘neomelodici’, che, in verità, nascono da una mia costola”.

Successivamente, è stato poi ricordato come D’Angelo abbia cantato al tributo pubblico di Sergio Bruni, venendo però estromesso, insieme a Gigi D’Alessio, da quello per Pino Daniele: “Non solo non mi hanno spiegato il perché, ma neppure l’hanno scritto. Io e Gigi abbiamo subito un’ingiustizia. La spiegazione? C’è una specie di razzismo musicale nei miei confronti. Io non sono mai stato invitato al ‘Premio Tenco’, non solo come ospite, ma neppure per stare semplicemente seduto in sala. Io mi sento come uno che, appena varcata dogana, deve restare fermo perché gli hanno trattenuto i documenti”.

NINO D’ANGELO: “I MIEI AMICI MILES DAVIS E MARADONA”

A conclusione del discorso avviato in precedenza sul razzismo musicale da lui subìto, Nino D’Angelo ha svelato un ulteriore retroscena: “Una volta mi presentai a un giornalista napoletano e gli chiesi perché mi dessero così poco spazio. Mi rispose: ‘Caro D’Angelo, fenomeni come lei possono diventare pericolosi e bisognerebbe reprimerli'”.

In seguito, una toccante pagina di vita privata: per tre anni la depressione ha soffocato il cantante nella sua stretta morsa. “La causa scatenante fu la morte dei miei genitori. Erano giovani, mia madre morì a 58 anni, papà a 62. Fino ad allora mi sentivo invincibile, il successo i fan, i soldi. Poi la perdita, il lutto. Il vuoto. Molti hanno vergogna ad ammetterlo che sono stati depressi, io no. La depressione è una malattia democratica, prende i ricchi e i poveri”. Una confessione commovente, prima di menzionare Miles Davis, che “sconvolse la mia vita dicendo di amare le mie canzoni”, e Diego Armando Maradona: “A casa Bruscolotti con Diego Armando si parlava di cibo e ballo. A lui piacevano gli spaghetti di Mary, la moglie di Bruscolotti. Poi, c’era una stanza adibita a discoteca, Diego impazziva per il ballo, uno sfrenato”.



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