Nitazoxanide può curare Coronavirus?/ Lo studio: “Inibisce replicazione virus”

- Alessandro Nidi

Nitazoxanide può curare Coronavirus? Uno studio pubblicato nel 2014 contempla la possibilità e sostiene che riduce i sintomi virali

La Nitazoxanide può curare il Covid-19? Lo studio è stato pubblicato nel 2014 su “The Lancet Infectious Diseases”  e già all’epoca conteneva la frase seguente: “Inibisce anche la replicazione di una vasta gamma di altri virus RNA e DNA, tra cui il virus sinciziale respiratorio, il parainfluenzale, il Coronavirus, il rotavirus, il norovirus, l’epatite B, l’epatite C, la dengue, la febbre gialla, il virus dell’encefalite giapponese e il virus dell’immunodeficienza umana nei test di coltura cellulare”. Potrebbe dunque essere impiegato in questo momento di emergenza sanitaria globale? Difficile dirlo, servirebbero presumibilmente studi mirati e settimane di sperimentazione. Intanto, però, emerge dallo studio clinico in questo che la somministrazione orale di Nitazoxanide (600 milligrammi) due volte al giorno per cinque giorni è in grado di diminuire la durata dei sintomi clinici dei principali virus, riducendo peraltro dispersione virale rispetto al placebo in persone con influenza confermata in laboratorio.

NITAZOXANIDE PUÒ CURARE CORONAVIRUS?

Lo stesso studio ha suggerito un potenziale beneficio per i soggetti con malattia simil-influenzale che non avevano l’influenza o altre infezioni virali respiratorie documentate. Dal punto di vista chimico, il Nitazoxanide costituirebbe l’impalcatura per una nuova classe di farmaci chiamati tiazolidi: “Questi farmaci a piccole molecole prendono di mira i processi regolati dall’ospite coinvolti nella replicazione virale – si legge nel documento –, sono disponibili per via orale e sicuri, con una vasta esperienza post-marketing che coinvolge più di 75 milioni di adulti e bambini”. Il Nitazoxanide inibisce un’ampia gamma di virus A e B dell’influenza, tra cui l’influenza A (pH1N1) e l’aviaria A (H7N9), nonché i virus resistenti agli inibitori della neuraminidasi. “È sinergico – conclude lo studio – con gli inibitori della neuraminidasi, e la terapia di combinazione con oseltamivir è in fase di studio nell’uomo come parte dello sviluppo clinico della Fase 3 in corso”. È ancora presto per dire se siamo veramente di fronte a un farmaco potenzialmente efficace contro il Coronavirus.

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