Quando le tasse si pagano volentieri…

- Luca Antonini

Il segnale del 5 per mille è importante e farebbe male, la politica, a trascurarlo: mai come oggi il contribuente reclama sovranità fiscale e trasparenza, cioè voce in capitolo sull’uso delle risorse

Il 5 per mille, pur al suo primo anno di applicazione, ha ottenuto uno straordinario successo, con una adesione da parte dei contribuenti italiani superiore ad ogni aspettativa: in 15.854.201 hanno effettuato la relativa destinazione su un totale di 26.391.963 dichiarazioni. Con un’adesione superiore al 60% dei contribuenti, sono state quindi nettamente superate le previsioni fatte in sede di Finanziaria per il 2006 ipotizzando un’adesione pari a quella dell’8 per mille (dichiarazioni espresse intorno al 40%).
Il terzo settore ha ottenuto 9.418.595 preferenze, di cui meno del 10% rivolte genericamente senza indicare il beneficiario. In proposito, è utile ricordare che per la specifica destinazione non basta una firma, occorre indicare il codice fiscale dell’ente che si vuole premiare, essersi minimamente informati sulla sua attività, ecc.; insomma, è implicato un onere che, però, gli italiani hanno accettato di buon conto, dimostrando di gradire molto questa loro responsabilizzazione sull’uso delle risorse pubbliche.
Aveva davvero ragione Einaudi, quando diceva che i cittadini vogliono sapere perchè pagano le imposte. Il segnale del 5 per mille è importante e farebbe male, la politica, a trascurarlo: mai come oggi il contribuente reclama sovranità fiscale e trasparenza, cioè voce in capitolo sull’uso delle risorse. Si dimostra disposto a pagare se sa dove finiscono i suoi soldi.
Il meccanismo del 5 per mille – per quest’anno reintrodotto nella Finanziaria 2007 – realizza una forma di democrazia fiscale fondata sulla libertà di scelta dei contribuenti. Ha permesso al signor Rossi di tornare “padrone” delle imposte – l’obiettivo che animò la grande rivoluzione americana -, gli ha consentito, cioè, di decidere la destinazione del suo “piccolo” 5 per mille e di superare – dal basso – la logica delle destinazioni a pioggia, tanto cara ad una certa politica spesso solo perché è il luogo dove si alimentano le proprie clientele con le relative rendite e inefficienze.
Peraltro, il 5 per mille ha favorito anche lo sviluppo della accountabilty, cioè quella “resa del conto” che è tanto rara in Italia, perché l’ente che ne beneficia, se vuole essere nuovamente scelto l’anno successivo, ha interesse a dimostrare come ha speso le risorse ricevute.
In un momento di crisi della democrazia, dovuta sia a fattori fisiologici che patologici (vedi la legge elettorale), meccanismi come quello del 5 per mille ridanno un po’ di ossigeno al sistema, in una genuina applicazione del principio di sussidiarietà. Questi meriterebbero pertanto di essere seriamente implementati, all’insegna di una nuova progettualità rispondente alla fortissima domanda di partecipazione che si agita oggi, da tanti punti di vista decisamente frustrata, tra gli italiani.
Anche la Corte costituzionale si è recentemente espressa a favore del meccanismo del 5 per mille. Nella sentenza 202/2007 ha affermato: «Tali norme sono dirette ad evitare che la scelta del singolo cittadino di effettuare un esborso con finalità riconosciute come “etiche” o “sociali” possa incontrare ostacoli o disincentivi. Questo obiettivo viene perseguito, appunto, mediante una “detassazione” corrispondente all’entità dell’esborso “etico” o “sociale”, così da rendere economicamente indifferente per il cittadino e, quindi, non onerosa, la scelta se effettuare o no detto esborso. (…) Tale riduzione del tributo erariale è coerente con l’intento del legislatore di perseguire una politica fiscale diretta a valorizzare, in correlazione con un restringimento del ruolo dello Stato, la partecipazione volontaria dei cittadini alla copertura dei costi della solidarietà sociale e della ricerca».
Peraltro, nel primo anno di applicazione di questa “partecipazione volontaria” ai costi della solidarietà, il terzo settore, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, ha nettamente superato gli altri soggetti previsti come potenziali beneficiari (ricerca scientifica, Università, Comuni). Si dimostra così in modo molto netto la fiducia che gli italiani ripongono nel terzo settore, che si qualifica come il vero protagonista di una nuova e moderna formula di welfare.



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