Non può entrare in locale perché nero/ Ravenna, mamma denuncia: “Pretendo si scusino”

- Chiara Ferrara

Non può entrare in un locale perché nero: ingresso rifiutato nonostante abbia il biglietto per il concerto. La mamma denuncia: “È razzismo”

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immagine di repertorio - Pixabay

Biniyam, sedici anni, non può entrare in un locale perché è nero. Aveva comprato il biglietto per assistere al concerto di Capo Plaza a Marina di Ravenna, ma l’ingresso gli è stato negato. Insieme a lui, a protestare fuori, c’erano anche altri coetanei, tutti con la pelle scura. A raccontarlo in una intervista a La Stampa è stata la mamma Silvia Calzolari, che insieme al marito lo ha adottato quando era piccolo. La sera di venerdì 12 agosto lo ha trovato in lacrime, dopo che aveva ricevuto il “no” del buttafuori, il quale non aveva dato alcuna spiegazione al mancato ingresso.

“Mio figlio è un bravo ragazzo, ha solo il difetto di ascoltare musica discutibile. Voleva andare con i suoi amici a sentire questo cantante trap. Gli altri sono bianchi e lui è nero, gli altri sono entrati e lui è rimasto fuori”, ha raccontato la donna. Non sarebbe, tra l’altro, la prima volta. A giugno era già accaduto, sempre nello stesso locale. “Chiamammo i Carabinieri, che convinsero quelli del locale a farlo entrare, dato che aveva il biglietto”.

Non può entrare in locale perché nero: la mamma denuncia l’episodio di razzismo

Venerdì 12 agosto non c’è stato verso di convincere i buttafuori: Biniyam non può entrare, secondo la mamma Silvia Calzolari perché è nero. La versione dei gestori del locale, però, è diversa. “Mi hanno detto che una sera era ubriaco e aveva aperto un prosecco nel parcheggio con i suoi amici. Gli ho chiesto perché loro erano entrati e lui no. E poi, perché le altre sere dopo questo presunto episodio l’hanno fatto entrare e quella sera no”, questi i dubbi della donna esposti a La Stampa. Di risposte, finora, non ne ha avute.

Alla base di quanto accaduto, secondo il sedicenne e la sua famiglia, non c’è altro che il razzismo. Dal locale dicono invece che non è così e che denunceranno per calunnia. La donna però si è rivolta all’associazione Mamme per la Pelle e non intende mollare la sua battaglia. “Mi accontenterei che chiedessero scusa pubblicamente e che gli ridessero i soldi del biglietto. E soprattutto che non ricapiti più”, ha concluso.





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