I NUMERI/ Ecco perchè in Italia ci sono tanti giovani disoccupati

- Mario Mezzanzanica

Circa un quarto dei disoccupati nell’Unione Europea ha meno di 25 anni. MARIO MEZZANZANICA ci spiega come è cambiato il rapporto tra giovani e lavoro

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Circa un quarto dei disoccupati presenti nell’Unione Europea ha un’età inferiore ai 25 anni; i giovani disoccupati, nel 2009, in valore assoluto sono pari a circa 5,3 milioni. Sono questi i principali valori sullo stato della disoccupazione giovanile in Europa. Nel maggio 2010 il tasso di disoccupazione giovanile è salito a una media del 20,5% in Europa, più del doppio del tasso di disoccupazione complessivo pari al 9,6%.

 

Esiste una differenza significativa nel tasso di disoccupazione giovanile tra i diversi paesi dell’Unione Europea; si passa dal 40% circa della Spagna all’8%dell’Olanda. L’Italia si colloca nell’intorno del 27%, mentre la Francia e l’Inghilterra sono nell’intorno del 20% (la prima al 23%, la seconda al 20%) e la Germania fa parte delle nazioni più virtuose attestandosi al 10% circa.

Pur con le differenze evidenti nei diversi paesi dell’Unione Europea, si riscontra comunque lo stesso fenomeno, ovvero sono i giovani ad avere il più alto rischio di disoccupazione. Un dato assolutamente preoccupante che mostra l’effetto della crisi che ha colpito in modo particolare i giovani (nel mese di marzo dell’anno 2008 erano meno di 4 milioni i giovani disoccupati in Europa).

In alcuni studi effettuati dal Cedefop – centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale – su dati storici riguardanti la disoccupazione e analizzati per livello di skill (competenze necessarie per svolgere una professione, acquisite nel percorso di istruzione/formazione o nell’esperienza maturata) si osservano tendenze su cui porre particolare attenzione. I soggetti con un alto livello di skill (High skill level) hanno minori probabilità di diventare e/o restare disoccupati rispetto a quelli con un medio livello di skill (Medium skill level).

In conseguenza i soggetti con medio livello di skill è probabile che siano molto meno affetti da disoccupazione rispetto a quelli con basso livello di skill (Low skill level). Queste tendenze, pur non eliminando il problema delle persone di rimanere illesi dalla crisi economica, mostrano l’importanza, per le persone che già lavorano e per coloro che vogliono entrare nel mercato del lavoro, di acquisire competenze sia trasversali che specifiche. È questo un elemento fondamentale per ottenere un lavoro il più presto possibile e per poterlo mantenere per l’intera carriera lavorativa.

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Tali evidenze sono emerse anche dagli studi effettuati a livello territoriale nel mercato del lavoro della Regione Lombardia. Durante la crisi, oltre a una riduzione generalizzata delle opportunità lavorative si è assistito a una variazione delle quote delle assunzioni per livello di skill. Per le figure di basso livello diminuiscono, nel primo semestre 2009, le quote percentuali, sostanzialmente in tutti i settori. Parallelamente sono aumentate le quote delle assunzioni per gli alti livelli di skill soprattutto nel commercio e servizi e nell’industria manifatturiera, crescendo rispettivamente del 5% e del 3% (fonte Osservatorio mercato lavoro Regione Lombardia).

 

Un ulteriore aspetto relativo all’ingresso del mercato del lavoro dei giovani riguarda il cambiamento delle modalità con cui le imprese effettuano le assunzioni. È cresciuto l’utilizzo di contratti flessibili (somministrazione, tempo determinato, lavoro a progetto), la cui quota passa dal 65% del 2007 al 71% del 2009; per contro si riduce l’utilizzo di forme contrattuali permanenti la cui quota passa dal 35% del 2007 al 29% del 2009. In generale, l’utilizzo di forme contrattuali permanenti aumenta all’aumentare dell’età, mentre l’utilizzo di contratti flessibili è maggiore nelle classi di età più giovani.

 

Se questa è una tendenza che mostra come l’ingresso nel mercato del lavoro sia un percorso (che spesso passa da tipologie contrattuali flessibili per consolidarsi nel tempo verso tipologie contrattuali permanenti), è importante anche segnalare che la quota più elevata di assunzioni con contratti permanenti, per i giovani in età compresa tra i 15 e 34 anni, si riscontra tra i 15 e i 19 anni. Fenomeno riconducibile all’utilizzo dell’apprendistato per l’inserimento dei più giovani.

 

Si può dire in estrema sintesi che il mercato del lavoro, anche nel periodo di crisi, premia la competenza: ciò è evidenziato dalla crescita delle quote delle assunzioni di alto livello di skill e soprattutto per i più giovani dall’accesso al mercato attraverso contratti di apprendistato che favoriscono l’abbinamento di attività lavorativa e formativa.

 

È questa una traiettoria che mostra risultati importanti nel contrasto della disoccupazione giovanile e che in alcuni stati e regioni virtuose europee (la Germania e la regione del Baden-Württemberg sono certamente tra queste) sta dando importanti frutti.

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