I NUMERI/ Perché nessuno libera un lavoro che vale 700 milioni?

- Giuseppe Sabella

Il lavoro dei detenuti in Italia potrebbe valere più di 700 milioni di euro, se lavorassero tutti nelle condizioni e nelle possibilità di farlo, come spiega GIUSEPPE SABELLA

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La crisi non ha rallentato lo sforzo sociale. Tra le imprese lombarde che promuovono responsabilità sociale, una su sei (16,2%) è impegnata nei confronti dello svantaggio sociale, per un investimento pari a circa 650 milioni di euro. Prima per investimenti risulta la provincia di Milano, con circa 230 milioni, seguita da Brescia (88 milioni) e Bergamo (69 milioni). La metà lo fa per una motivazione etica e ideale, il 9,4% per promuovere l’immagine aziendale e il 6,3% per lo sviluppo dell’impresa e per migliorare i rapporti con i clienti.

Per quasi un imprenditore su due (44%), la responsabilità sociale prende forma nei fatti, con l’attività di tutti i giorni, per uno su dieci viene esplicitata attraverso un codice etico, ma anche con l’ottenimento di certificazioni. E la crisi non riduce l’azione di responsabilità sociale: infatti un imprenditore su due dichiara che è rimasta uguale (53,1%), mentre per circa uno su cinque è aumentata (21,9%). Solo per uno su dieci è diminuita e il 3% dichiara di non averla praticata anche prima della crisi (elaborazione delle Camere di commercio lombarde su dati del registro imprese e dell’indagine “La responsabilità sociale delle piccole e medie imprese” del 2010).

La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di detenuti “censiti” nelle carceri (circa 9.500), ma il dato relativo alla densità in rapporto alla popolazione è più basso della media italiana: circa 90 persone ogni 100 mila abitanti, rispetto a 1.076 in tutta Italia. Quasi la metà sono stranieri (4.083, 43%), dato più elevato della media italiana (36%). Sono quasi 67.400 i detenuti nelle carceri italiane, più di 24.300 sono di cittadinanza straniera (36% del totale) e quasi due su tre hanno tra i 25 e i 44 anni. L’Italia, con un indice di densità di detenuti pari a 97,2, è tra le nazioni europee con un coefficiente più basso (elaborazione delle Camere di commercio lombarde su dati Istat e dati del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria aggiornati a giugno 2011).

Il lavoro dei detenuti in Italia potrebbe valere più di 700 milioni di euro, se lavorassero tutti nelle condizioni e nelle possibilità di farlo. Attualmente, il lavoro dei detenuti che già lavorano vale quasi 300 milioni di euro, tenendo conto dell’attività prestata da oltre 14mila di loro. Tra i detenuti lavoratori il 36,6% è straniero. Sono più di 2mila i lavoratori detenuti che non sono alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, tra chi lavora in istituto (866), i semiliberi (785) e chi lavora all’esterno (413).

Tra i detenuti che lavorano in istituto, la maggioranza lo fa per conto di cooperative (518) e il restante (348) per imprese. Sono 2.280 i lavoratori detenuti che si trovano in Lombardia, il lavoro dei quali vale circa 44 milioni di euro (elaborazione delle Camere di commercio lombarde e dati del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria aggiornati a giugno 2011).

In Lombardia, il Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria si è dotato di uno specifico nucleo operativo per la promozione del Lavoro Penitenziario, l’Agenzia Regionale “ArticoloVentisette”, in riferimento allo specifico articolo 27 della Costituzione che vuole la pena, e in particolar modo quella detentiva, priva di ogni connotazione contraria al senso di umanità e rivolta al reinserimento sociale del condannato, norma tesa non solo ad affermare, opportunamente, un principio universale di civiltà, ma anche a dare una finalità positiva alla sanzione comminata.

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