I NUMERI/ Disoccupazione, l’Italia fa peggio della Spagna

- Andrea Giuricin

L’Italia, come spiega ANDREA GIURICIN, è il Paese europeo in cui si è registrato il maggior incremento della disoccupazione negli ultimi dodici mesi. Ma può cambiare rotta

Operai_SpalleR439
Infophoto

La crisi non è uguale per tutti e questo non è un bene per l’Italia. Siamo infatti (e purtroppo) il Paese leader in Europa in una sfortunata classifica: l’incremento della disoccupazione negli ultimi dodici mesi. La Banca centrale europea ha avvertito che il primo effetto della recessione che sta colpendo l’Eurozona è l’incremento del numero di disoccupati. Purtroppo è una conseguenza ovvia, perché la correlazione tra decremento del Prodotto interno lordo e incremento della disoccupazione vien da sé.

Il grafico a fondo pagina evidenzia come negli ultimi dodici mesi l’Italia abbia avuto in termini percentuali l’incremento più elevato del numero di disoccupati tra i grandi Paesi dell’Unione europea, maggiore anche della Spagna.

Com’è stata calcolata questa percentuale? Semplicemente partendo dai dati ufficiali Eurostat si è preso il livello di disoccupazione nell’ottobre del 2012 e lo si è confrontato con quello dell’ottobre 2011. La differenza percentuale tra questi due livelli è il valore indicato nel grafico. Tale grafico evidenzia quindi la velocità di “creazione” di disoccupazione e dimostra la posizione non invidiabile dell’Italia.

Negli ultimi dodici mesi, infatti, la disoccupazione è cresciuta del 26% in Italia contro un 13% dell’Eurozona. Il dato dell’Unione europea è “migliore”, in quanto il numero di senza lavoro è cresciuto “solamente” dell’8%. La Spagna, è l’altro Paese critico dell’Eurozona, poiché l’incremento della disoccupazione è stato del 15%, oltretutto partendo da livelli molto maggiori rispetto all’Italia. Infatti nel Paese iberico il numero di senza lavoro ha ormai superato il 26% nel mese di ottobre, con delle punte di disoccupazione superiori al 50% per i giovani.

Dal grafico spiccano due casi “virtuosi”. Quello tedesco e quello del Regno Unito. In questo ultimo caso il dato è quasi sorprendente, poiché il Prodotto interno lordo inglese è diminuito dello 0,1% negli ultimi dodici mesi. Il dato tedesco è invece correlato all’andamento economico del Paese che ha visto il Pil crescere dello 0,9% nell’ultimo annuo. Nello stesso periodo spicca invece la recessione italiana, dato che il Pil è caduto del 2,4%, e quella spagnola, dove l’economia si è contratta dell’1,6%. La Francia, che invece ha visto un forte aumento della disoccupazione, ha registrato un piccolo incremento dell’attività economica essendo il Pil cresciuto dello 0,1%.

Cosa ci insegnano questi dati? Sicuramente l’andamento dell’economia ha una forte incidenza sulla creazione di disoccupazione, come ci ricorda il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. La crisi economica italiana e spagnola hanno provocato un forte aumento del numero di persone senza lavoro. Ma vi è un altro insegnamento che può essere preso in considerazione. I mercati del lavoro più flessibili, come quello inglese e tedesco, anche in tempi di rallentamento economico riescono a creare nuovi posti lavoro. Al contrario in Francia, dove il mercato del lavoro è estremamente rigido, pur in presenza di un’attività economica leggermente positiva, si è “distrutto lavoro”.

È chiaro che se la crisi dovesse peggiorare in Germania e Gran Bretagna anche questi paesi potrebbero registrare una crescita dei senza lavoro, ma è indubbio che avere un mercato del lavoro più flessibile aiuta ad avere creazione di lavoro anche in tempi difficili. L’Italia deve meditare bene su questi dati per cercare di andare nella giusta direzione per non commettere l’errore francese e non lasciare senza lavoro altre persone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori