I NUMERI/ Il “boom” di internet che aiuta il lavoro

L’espansione di Internet ha reso sempre più importanti, in America come in Italia, anche i social network, ormai strumenti utili anche per il lavoro. L’analisi di ACHILLE PALIOTTA

22.02.2014 - Achille Paliotta
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Foto: InfoPhoto

Dall’analisi precedente si vede assai bene come l’accesso alla rete abbia raggiunto tali livelli di diffusione, oltre che negli Stati Uniti oramai anche in Italia, con dei leggeri divari tra Meridione e resto del Paese e tra alcuni profili socio-demografici, e come i dispositivi mobili abbiano favorito l’enorme sviluppo, in così pochi anni, dei social media. Al fine di fornire una descrizione sintetica di quest’ultima affermazione si possono riportare alcuni dati. Per quel che riguarda il quadro, a livello di singola applicazione, in ordine cronologico di nascita, e prendendo quale anno di riferimento il 2013 (quando possibile), si ha il seguente prospetto: LinkedIn (nato nel 2003) aveva nel 2013 più di 200 milioni di utenti con 2 nuovi utenti che si registravano ogni secondo; Facebook (2004) nel 2009 raggiungeva i 200 milioni di utenti, raddoppiati l’anno seguente, mentre a settembre 2012 dichiarava 1 miliardo di utenti; Twitter (2006) aveva 100 milioni di utenti nel 2010 e 200 milioni nel 2012; Pinterest (2010) solo 200 utenti dopo i primi 4 mesi, ma l’anno dopo raggiungeva i 700.000 visitatori unici, nel 2012 cresceva più del 286% raggiungendo i 20 milioni di visitatori unici e nel 2013 i 48,7 milioni di utenti; Google+ (2011) nel 2012, l’anno seguente al lancio, poteva contare su già 135 milioni di utenti con il tasto +1 utilizzato 5 miliardi di volte in un giorno.

Se questo è il quadro generale, vale la pena riportare anche alcuni dati riguardanti la fruizione dei principali social media in Italia. Iniziando da quello che è il social network per antonomasia, Facebook, secondo i dati rilevati dal blogger Vincenzo Cosenza, pubblicati su VincosBlog, aggiornati a giugno 2013, gli utenti attivi al mese sarebbero 24 milioni, vale a dire circa l’86% dei navigatori abituali. In un giorno, mediamente, sono 17 milioni gli italiani mentre erano 15 milioni ad aprile 2013. L’aspetto più significativo riguarda l’utilizzo da smartphones e tablets in quanto sono 15 milioni coloro che, almeno una volta al mese, lo usano da un mezzo mobile, mentre 10 milioni vi accedono quotidianamente da qualsiasi mezzo. Dai dati di questo Osservatorio sui social media i numeri forniti dal blogger sono i seguenti: LinkedIn (2.979.000 milioni a marzo 2012 e 3.524.000 a marzo 2013); Facebook (21.164.000 a marzo 2012 e 22.706.000 a marzo 2013); Twitter (3.794.000 a marzo 2012 e 3.355.000 a marzo 2013; Pinterest (399.000 a marzo 2012 e 877.000 a marzo 2013); Google+ (2.445.000 a marzo 2012 e 3.832.000 a marzo 2013).

Dai dati italiani si vede quanto sia divenuto importante e diffuso, per gli utenti italiani, Facebook, giunto nella fase dell’adozione di massa (late majority), se si vuole far riferimento al modello teorico messo a punto, nel 1962, dal sociologo Everett Mitchell Rogers (1931-2004), e di come LinkedIn e Twitter si trovino, invece, nella fase di passaggio tra i primi ad averlo adottato (early adopters) e la prima maggioranza (early majority). Discorso a parte andrebbe fatto per Google+, in rapidissima espansione, in quanto i suoi margini di sviluppo sono ancora elevati grazie al traino dei sistemi operativi Android che “girano” su moltissimi devices. In ultima posizione, e molto staccato, si pone Pinterest il cui utilizzo, almeno nella realtà nazionale, sembra essere nella fase degli utenti innovatori (innovators) ovvero coloro che adottano per primi le nuove tecnologie.

In questo breve articolo, e nel precedente, al fine di poter dar conto, in successivi testi, delle nuove modalità di reclutamento in rete, si è dovuto verificare, in via preliminare, quanto la diffusione di internet, in primis, e dei nuovi social media, poi, stia favorendo, già oggi, il ricorso a tale innovativa pratica di selezione del personale. Si è condotta l’analisi avendo sempre come riferimento obbligato la situazione statunitense la quale rappresenta, a tutt’oggi, un benchmark ineludibile per tutto ciò che riguarda le nuove tecnologie in genere.

Nel corso della disamina si è visto come il fattore determinante per questo sviluppo sia da rintracciarsi nella diffusione dei nuovi dispositivi mobili (con le correlate applicazioni) i quali hanno agevolato senz’altro tale espansione. Ciò appare confermato sia dall’analisi della situazione statunitense, così come da quella nazionale in cui si è avuta una velocissima espansione della fruizione di smartphones (22 milioni di italiani) e di tablets (7 milioni). Difatti, nonostante il pc sia riuscito a conservare, ancor oggi, un ruolo centrale, e non solo nelle attività di connessione, sempre più, però, si vede erodere una quota significativa dai nuovi dispositivi grazie alla loro maggiore portabilità e versatilità.

Da idee visionarie esse hanno reso possibile la fruizione di tantissimi contenuti in mobilità, abbattendo quasi del tutto i tradizionali vincoli di tempo e spazio così che i social media sono divenuti, oramai, dei global tool utilizzati sempre più da milioni di persone (e a seguire dalle aziende) per comunicare, rimanere in contatto, incontrare, accogliere, fare rete, commerciare, ecc.

Basterebbero solo questi aspetti, dunque, a far comprendere, anche ai più scettici, l’importanza deisocial media e della loro capacità di creare e ricreare continuamente nuovi contenuti tanto da essere divenuti parte cospicua e integrante, e sempre più insostituibili, della vita quotidiana di milioni di persone e di aziende. È la loro diffusione, difatti, ad averli imposti alle imprese, non solo al livello di marketing quant’anche di reclutamento, come si vedrà meglio nei prossimi articoli.

 

(2- continua)

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