DISOCCUPAZIONE 13,4%/ La “riforma Napolitano” che vale più del Jobs Act di Renzi

Ieri sono stati pubblicati gli indicatori Istat ed Eurostat sui mercati del lavoro italiano ed europeo. Grave la situazione dei giovani. Il commento di MARIO MEZZANZANICA

08.01.2015 - Mario Mezzanzanica
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Sono stati pubblicati ieri gli indicatori Istat ed Eurostat sui mercati del lavoro italiano ed europeo. A novembre 2014, il tasso di disoccupazione nel nostro Paese è pari al 13,4%, aumentato del 7,2% rispetto al novembre 2013. Complessivamente in Europa si assiste a un valore in diminuzione, si passa dal 11,9% del 2013 al 11,5% del 2014 (mese di novembre); Spagna e Grecia, le aree certamente più critiche, mostrano valori in decremento di circa 2 punti percentuali (la Spagna passa dal 25,8% al 23,9% – la Grecia dal 28% al 25,7%); Austria e Germania rappresentano le nazioni più virtuose, la prima con un tasso di disoccupazione pari al 4,9% la seconda con un 5%; in Italia e Finlandia si osserva la crescita maggiore del tasso di disoccupazione, passando la prima dal 12,5% al 13,4% e la seconda dal 8,3% al 8,9%.

Il numero complessivo dei disoccupati è pari in Europa a 18,4 milioni e in Italia raggiunge l’impressionante valore di 3 milioni e 457 mila unità, aumentando dell’1,2% rispetto al mese precedente (+40 mila) e dell’8,3% su base annua (+264 mila). Degli oltre 3 milioni di disoccupati ben 729 mila sono giovani tra i 15 e 24 anni, valore che cresce del 9,4% rispetto a novembre 2013.

Ormai quasi un giovane su due è disoccupato, gli occupati infatti sono pari a 934 mila e la percentuale di giovani disoccupati raggiunge il 43,9%; in Germania la disoccupazione giovanile è pari al 7,4%, in Austria al 9,4%, in Olanda al 9,7%, mentre il tasso più elevato, oltre all’Italia, si registra in Spagna (53,5%), Grecia (49,8%, settembre 2014), Croazia (45,5% nel III trimestre 2014).

Questi numeri non lasciano spazio alla descrizione della situazione attuale: la crisi economica, dopo sei anni, è ancora saldamente presente nel nostro Paese e in molti stati del continente europeo e i suoi contraccolpi negativi sull’occupazione, specialmente giovanile, sono sempre più elevati. Alcuni settori economici – e soprattutto alcune aziende che esportano prodotti e servizi innovativi stanno crescendo – aumentano il proprio fatturato, ma, nonostante questo, stentano a creare nuova occupazione.

Una recente ricerca, che analizza i dati di bilancio delle imprese del nostro Paese, mostra come anche le aziende innovative (e che hanno risultati positivi di bilancio) abbiano una bassa propensione alla crescita occupazionale (dato in sostanziale controtendenza rispetto al mercato americano e di alcuni paesi europei). Sembra non si riesca a trovare la ricetta giusta per superare questa situazione sempre più complicata. Ma forse non è un problema risolvibile solo con una buona ricetta, una buona riforma, anche se oggi è certamente necessaria.

Il Presidente Napolitano, concludendo il suo discorso alla nazione di fine anno, ha posto l’attenzione sul fattore primario che può rilanciare il Paese: ho voluto indirizzare (il mio appello), più che ai miei naturali interlocutori istituzionali, a ciascuno di voi come persone, come cittadini, attivi nella società e nelle sue molteplici formazioni civili. Perché da ciascuno di voi può venire un impulso importante per il rilancio e un nuovo futuro dell’Italia. Lo dimostrano quei giovani che non restano inerti – dopo aver completato il loro ciclo di studi – nella condizione ingrata di senza lavoro, ma prendono iniziative, si associano in piccoli gruppi professionali per fare innovazione, creare, aprirsi una strada.

Ripartire dalla persona impegnata con il proprio desiderio di bene, per sé, per la propria famiglia per la propria comunità è certamente ciò che oggi rappresenta la speranza della costruzione del bene comune per il nostro Paese. Dal modo in cui tutti reagiamo alla crisi e alle difficoltà con cui l’Italia è alle prese, nasceranno le nuove prospettive di sviluppo su cui puntiamo, su cui dobbiamo puntare “dall’alto e dal basso”. Il cammino del nostro Paese in Europa, lo stesso cammino della politica in Italia lo determineremo tutti noi, e quindi ciascuno di noi, con i suoi comportamenti, le sue prese di coscienza, le sue scelte.

Ciascuno di noi è chiamato in gioco in questa “partita”, ognuno nella sua condizione e con le sue responsabilità.

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