I NUMERI/ Jobs Act, un “boom” che dimentica i giovani

- Giancamillo Palmerini

Ieri l’Istat ha diffuso i dati sul mercato del lavoro, che Renzi ha salutato come l’indicazione di un boom del Jobs Act. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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È di ieri la pubblicazione del periodico report dell’Istat sullo stato di salute del nostro mercato del lavoro. Come sempre, pur nella più assoluta confusione che domina la gestione dei dati tra Inps, Istat e Comunicazioni obbligatorie, anche in questo caso il rilascio di questo report diventa, inevitabilmente, l’ennesimo stress test sugli effetti del Jobs Act nelle dinamiche del nostro mercato del lavoro.

Ciò premesso, è bene evidenziare i principali risultati che emergono dal lavoro del nostro istituto di statistica. Primo dato positivo: dopo il calo di dicembre 2015 (-0,2%), a gennaio 2016 la stima degli occupati cresce dello 0,3% (+70 mila persone occupate), tornando al livello di agosto. La crescita è, inoltre, determinata principalmente dall’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato (+99 mila) nella “nuova” formula delle tutele crescenti.

Calano, altresì, allo stesso tempo, i lavoratori con un contratto a termine (-28 mila), mentre gli autonomi restano sostanzialmente stabili. L’aumento dei lavoratori occupati riguarda, inoltre, sia gli uomini che le donne e si deve registrare un tasso di occupazione, pari al 56,8%, in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Il numero dei disoccupati a gennaio è, ahimè, stabile. Il tasso di disoccupazione è, infatti, pari all’11,5%, pressoché invariato dal mese di agosto. Il nostro istituto di statistica sottolinea come le persone in cerca di un lavoro siano in calo tra gli uomini, mentre aumentano, in un quadro già critico, tra le donne. 

A gennaio, inoltre, la stima degli inattivi, ossia di chi non lavora e non cerca lavoro, tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,4% (-63 mila), in particolare grazie alle donne e, soprattutto, le lavoratrici più mature tra i 50 e i 64 anni. Parimenti, quindi, il tasso di inattività scende, leggermente, al 35,7% (-0,1 punti percentuali).

L’Istat registra poi come, nel periodo novembre 2015-gennaio 2016, si assista a un calo delle persone inattive (-0,3%, pari a -43 mila) a fronte di un lieve incremento dei disoccupati (+0,3%, pari a +9 mila) e una, tuttavia, sostanziale stabilità del numero delle persone occupate. 

Se si guarda, concludendo, in una prospettiva annuale, il rapporto Istat di ieri ci dice che il numero di occupati è in crescita dell’1,3% (+299 mila), mentre calano sia i disoccupati (-5,4%, pari a -169 mila) che gli inattivi (-1,7%, pari a -242 mila).

Se, quindi, certamente qualcosa si muove, sembra rimanere una sfida quasi impossibile quella di creare lavoro per i nostri giovani. Infatti, sempre su base annua, mentre il tasso di inattività è in aumento per i “giovani” tra i 15 e i 34 anni (ben +0,7 punti percentuali per i 15-24enni), questo stesso indicatore cala vertiginosamente (-2,3%) per i più anziani (tra 50 e 64 anni).

Basterà quindi, in questo contesto, rilanciare la Garanzia per i Giovani e il “nuovo” maxi incentivo per la stabilizzazione dei tirocinanti per “rottamare”, finalmente, l’inattività e la disoccupazione dei giovani italiani?

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