I NUMERI/ Le scuole che portano a un lavoro nell’81% dei casi

- Gianni Zen

Gli Istituti Tecnico-Superiori offrono una formazione che risponde alle esigenze del mondo del lavoro. E danno ai giovani un’alternativa all’università, ricorda GIANNI ZEN

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È, senza forse, l’unica vera novità a livello formativo che sia apparsa negli ultimi decenni. Parlo degli Its, cioè di quegli Istituti Tecnico-Superiori, corrispondenti al V livello Eqf, relativo all’equipollenza europea dei titoli di studio, che stanno garantendo una media dell’81% di occupabilità, con punte del 90% per il comparto meccatronico. Si tratta, in sintesi, di un percorso biennale post-diploma, parallelo a quello universitario, in grado di intercettare da un lato anche le perplessità dei nostri giovani rispetto alla scelta universitaria, dall’altro di corrispondere a figure di tecnici specializzati, fortemente richiesti, che non sempre si incontrano con facilità nel nostro tessuto lavorativo.

Un biennio, quindi, intercalato tra lezioni d’aula e, per il 50%, concreta esperienza in azienda. Facile allora comprendere come, se le sinergie reciproche, condite di sana passione, tra studente e azienda, riescono a raggiungere un adeguato mix, lo sbocco sia poi la assunzione. Come preside dell’Itis Rossi di Vicenza nel 2010 ho tenuto a battezzo, come primo presidente, questa “Fondazione di partecipazione” (Its meccatronico) avviandola cioè a diventare punto stabile di riferimento: dal primo corso di 24 studenti agli attuali 4 corsi, oltre a Vicenza, anche a Treviso, Padova e ora Verona.

Riescono le aziende a comprendere questo valore aggiunto, a fare, cioè, sistema? Non sempre, siamo sinceri. Basta dare un’occhiata alla vicenda della presidenza di Confindustria, soprattutto con un Veneto incapace di una visione comune e ancora, a volte, immacolato al “piccolo è bello”, oggi difficilmente accettabile, dati i vincoli del “glocalismo”. Ma tant’è.

Le eccellenze appena premiate dal Miur (su monitoraggio dell’Indire), di questi Its, sono state 28. Premiate per i livelli qualitativi raggiunti, apprezzate anche per la spinta all’internazionalizzazione: corsi di inglese ed esperienze all’estero, nelle filiali delle stesse aziende. Tra i 28 premiati anche l’Its meccatronico di Vicenza. Il premio? Un bonus di 270.000 euro, per tutti e sette gli Its veneti. Il modello veneto è stato il più premiato, non solo, ovviamente, in ambito meccatronico.

Perché ho parlato di bonus? La fotografia dell’Indire si è resa necessaria perché una quota dei finanziamenti deve essere assegnata in base ai risultati ottenuti dai singoli Its in termini occupazionali. È, come noto, una delle novità della recente legge 107/15, definita della “buona scuola”. Il bonus globale è di 3,846 milioni di euro, 67 i percorsi analizzati che fanno capo a 48 Its, 28 quelli premiati. In tutta Italia gli Its sono 72.

Giovanni Biondi, storico direttore generale del ministero e ora direttore dell’Indire, ha bene sintetizzato questa novità degli Its: “I numeri confermano che questo tipo di formazione risponde alle esigenze del mondo del lavoro. Basti pensare che il 66,4% dei docenti proviene proprio dal mondo del lavoro”. La governance è il sogno anche di tutte le scuole italiane, cioè la piena autonomia, con docenti scelti sulla base di un curriculum e di un colloquio, un direttore votato da un sorta di cda (“consiglio di indirizzo”), nel quale trovano equa rappresentanza pubblico e privato, e un’assemblea dei soci che ogni anno vota e valuta i percorsi e le proposte.

A chi il compito di tradurre e costruire i percorsi didattici? Il Cts, cioè il Comitato Tecnico Scientifico, nominato dall’assemblea e collegato direttamente alla giunta esecutiva (nominata dal Consiglio di indirizzo), espressioni del mondo dei docenti e degli esperti dei vari settori formativi interni alle diverse realtà del mondo del lavoro. Ovviamente, a condire il tutto, è fondamentale la prassi del customer per il personale impiegato e la libera valutazione da parte degli studenti. In poche parole, “cultura dei risultati”, cioè non c’è qualità senza valutazione. Oltre, dunque, quell’assistenzialismo che è ancora, ancora oggi, il male endemico del sistema formativo italiano. Basta dare un’occhiata al nuovo concorso per i docenti delle scuole, dopo la sanatoria dello scorso dicembre.

Ma ritorniamo agli Its. Dunque, se a un anno dalla laurea magistrale solo il 22% dei giovani trova lavoro, con gli Its siamo addirittura all’81%, col 46,8% a tempo indeterminato. Per il 90% con un’occupazione che è coerente col percorso formativo effettuato.

Sette gli Its veneti premiati, ma vanno bene anche altre regioni: tre ciascuno per la Lombardia, l’Emilia e il Friuli. Fanalini di coda gli Its del sud. I diplomati in tutto sono stati 1235. Tutto questo per dire che la scelta di un percorso di laurea è da escludere o da demonizzare? Ovvio che no. In realtà, si tratta di presentare un’ulteriore chance per i nostri giovani, in modo che possano scegliere bene, vagliando opportunità, attitudini, situazione concreta.

Perché ciò che conta è che ogni ragazzo possa qualificarsi bene, con puntualità e solidità, per essere pronto a tutte le sfide di un mondo del lavoro che non offre più cordoni ombelicali tra titolo di studio e reali opportunità. Per questo motivo, oltre a una solida preparazione di base (hard skills), oggi sono fondamentali le cosiddette “soft skills”, quelle che consentono quella prontezza, quella flessibilità, anche quell’adattabilità che sono essenziali oggi più di ieri. E che permetteranno ai nostri giovani di scegliere, nel corso della vita, le opportunità come e quando queste si presenteranno.

Se, per andare nel concreto, gli Its hanno successo perché formano i “tecnici superiori”, per essere adatti agli studi universitari e post-universitari è fondamentale maturare competenze più sui metodi della ricerca del sapere, che sulla pretesa di possesso di questa o quella informazione specialistica. Anzi, più si avanza, se così posso dire, sulla strada dell’approfondimento, più sono costretto ad affinare analisi e competenze di metodo, di approccio, di ulteriore problematizzazione. Sono, cioè, quelle caratteristiche che garantiranno la capacità di ricerca e di innovazione per tutta la vita. L’unica vera garanzia per la continua e confermata “occupabilità di un titolo di studio”.

Questo vale, ovviamente, per tutte le professioni, ma vale, anzitutto, per quelle che richiedono l’alta formazione, l’alta specializzazione. Ed è ancora qui che s’annodano, preziose, quelle “soft skills”. Vera ancora di salvezza e garanzia di un futuro possibile. Al di là delle stesse statistiche sulla disoccupazione. Perché snodo e impasto di formazione umana, anzitutto, e di disponibilità alla continua innovazione tecnico-specialistica.

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