NUMERI COVID ITALIA/ Positivi, tamponi e terapie intensive: il lockdown non serve

- Marco Pugliese

In Italia la situazione è più rassicurante che nel resto dell’Europa. Serve prudenza, ma con questi dati e a queste condizioni un nuovo lockdown pare lontano

ortisei coronavirus immunità di gregge
(LaPresse)

In Francia chiudono i bar per quindici giorni, i ristoranti tornano a scaglionare le presenze, palestre e piscine aperte solo per minorenni. Reggono cinema, teatri e musei. Nelle medesime ore, in Italia, mano sullo smartphone in attesa del Dcpm (un lungo filo da marzo…) annunciato da Giuseppe Conte. Mentre 200mila italiani hanno scaricato Immuni nelle ultime 24 ore, portando gli “immunizzati virtuali” a 6,4 milioni, lo stesso premier ha escluso nuovi lockdown e chiusure anticipate degli esercizi commerciali.

Ma lo scenario di queste ore richiede interventi drastici? Vediamo di fare chiarezza tra i dati della Fondazione indipendente Gimbe e quelli in nostro possesso.

Questo periodo viene comparato con maggio. Lo scenario è simile, ma l’Italia arriva più preparata. Lo schema dei grafici Gimbe segue la nostra simulazione comparata con la Spagnola (unica pandemia simile a questa vicina nel tempo).

In questo grafico notiamo che lo scenario che vi avevamo anticipato si sta avverando: l’Italia arriva preparata alla stagione autunnale (quella più critica) e dati alla mano può scongiurare un nuovo lockdown.

I dati

Iniziamo da questo grafico Gimbe, che a livello matematico smentisce la frase: “i positivi aumentano perché si fanno più tamponi”. Lo si evince da questa tabella, appunto, che indica il rapporto positivi/tamponi da maggio a oggi in Italia. La situazione appare simile a maggio, simile però non significa uguale.

Il secondo grafico Gimbe ci descrive, infatti, uno scenario con positivi in aumento su base settimanale (simili ai dati di marzo), ma con una pressione totalmente diversa a livello sanitario (ricoveri in aumento ma in percentuale ancora da maggio) soprattutto in terapia intensiva.

Le terapie intensive tra agosto e settembre (vedi grafici) hanno subìto una pressione relativamente contenuta, pur in aumento, ma sempre in zona sicurezza (dati, ad esempio, confortanti se confrontati con l’Europa), grazie a un contenimento intelligente durante il periodo estivo, che ha limitato i contagi e di conseguenza la pressione sanitaria.

La previsione più nera (sempre formulata dalla Gimbe su gaussiane che si basano su dati odierni) scongiura una “tempesta” come quella vissuta a febbraio. A Natale si stimano 10mila ricoverati e mille in terapia intensiva.

Contagio Covid non più fuori scala

Sono cifre del tutto gestibili e soprattutto curve lineari e non esponenziali, contando come variabili. Inoltre occorre sempre ricordare che questa pandemia ha avuto origine dalla Cina e fin dal principio i dati sono stati incerti. Purtroppo postulati e azioni sono derivati dall’interpretazione dei dati “made in China”, che hanno portato forse fuori strada nell’approccio al contagio generale di febbraio, andato fuori scala. L’Italia ha preso per buona la risposta cinese all’epidemia, tanto da tarare i propri modelli su quelli cinesi, aspettando quel picco che per giorni è stato annunciato, ma che non arrivava.

Per paradosso, erano molto più attendibili i dati della pandemia di Spagnola nel 1918, che abbiamo sovrapposto (numero di contagi medio mondiale) all’anno 1919 e ovviamente al Covid-19. Fa pensare che, pur dinanzi a epidemie diverse, le curve d’espansione siano in proporzione sovrapponibili e simili, a patto che “si parta prima”. In pratica, dando per buona la teoria (ripresa anche da Harvard) che il virus fosse già molto attivo ben prima di gennaio. Si ipotizza ottobre, ovvero lo stesso mese in cui nel 1917 iniziarono i primi focolai d’influenza Spagnola, poi esplosi in piena Grande guerra.

Trasparenza ed unità della comunità scientifica

Serve, però, prudenza da parte del governo, ma anche trasparenza, visto che la situazione illustrata nei due grafici qui sotto dimostra come lo scenario sia simile a maggio, ma profondamente diverso.

Il governo ha il dovere di comunicare con trasparenza le azioni che ha intenzione di adottare, dati alla mano, e soprattutto di cercare unità d’intenti nella comunità scientifica sempre molto litigiosa: gli scontri tra virologi in televisione non aiutano.

Rimane, però, una certezza: con questi dati e a queste condizioni, tra le migliori in Europa, per ora un nuovo lockdown pare lontano.

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