NUON CHEA È MORTO/ Ma l’ideologia che uccide è ancora viva

- Aldo Brandirali

Nuon Chea, numero due del regime di Pol Pot, è morto a 93 anni. L’ideologia comunista non è però ancora stata superata

Nuon Chea, Cambogia
Nuon Chea, ex leader Khmer Rossi in Cambogia (Wikipedia, 2018)

Nuon Chea è morto all’età di 93 anni. Sono passati 40 anni da quando i cambogiani tremavano soltanto a sentire pronunciare il suo nome, 12 da quando è stato arrestato e appena uno dall’ultima delle due condanne all’ergastolo per “crimini contro l’umanità”, “sterminio, riduzione in schiavitù, torture, persecuzioni per motivi politici, razziali e religiosi”. Durante il regime sanguinario dei Khmer rossi che impose con la forza una società di contadini senza privilegi, né classi, né intellettuali, tutti lo conoscevano come “Fratello numero due”, gerarchicamente inferiore solo al numero uno Pol Pot, il capo del movimento ultracomunista su modello maoista del quale Chea era lo spietato ideologo.

Personalmente responsabile dello sterminio di 1.700.000 cambogiani, dopo la sconfitta del regime di Pol Pot avvenuta per intervento del Vietnam, il numero due Nuon Chea depose le armi con la promessa che non veniva processato. Nella lotta interna alle varie derive del comunismo la corrente estremista cambogiana è stata sconfitta, ma solo dopo molti anni di terrore.

Si dice “modello maoista” , per asiatico, un comunismo adattato ai contadini. Ovvero non alla lotta del proletariato contro la borghesia, ma alla lotta del popolo contro lo “straniero”, cioè contro l’imperialismo capitalistico. L’ideologia, il sistema di idee che spiega tutto della vita sociale degli esseri umani, ha raggiunto la sua espressione disumana più totale quando in suo nome tutto si poteva fare contro gli uomini. È accaduto così con l’ideologia nazista, che teorizzando la razza superiore ha giustificato lo sterminio degli ebrei. È accaduto all’ideologia comunista ai tempi di Stalin, che in nome della classe operaia ha giustificato lo sterminio dei contadini in Russia.

Vent’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’enorme influenza dell’ideologia comunista sviluppatasi nell’Asia come rifiuto del dominio degli Usa sul Terzo Mondo, accade la rottura Cina-Unione Sovietica. Per spiegare questa nuova visione comunista si generò il maoismo, una lettura delle teorie marxiste sulla società senza classi riproponendo la definizione di popolo. Accadde così la Rivoluzione Culturale in Cina, una ribellione di giovani contro la burocrazia del Partito Comunista. Questa ribellione spiegata con il maoismo avveniva sia per l’astratta idea di eguaglianza, sia per il recupero del confucianesimo come etica di popolo.

Intanto gli Usa scatenano la guerra in Vietnam, per impedire il diffondersi del comunismo nel Sud- est asiatico, ma perdono e accade per questo il dramma cambogiano.

Ho voluto scrivere della morte di Nuon Chea perché l’ideologia comunista non è ancora superata criticamente: nell’opinione mondiale il nazismo è pubblicamente condannato, ma non è così per il comunismo come ideologia. La questione che ci tocca tutti è comprendere che la pretesa di spiegare tutto con delle teorie sulla vita sociale degli esseri umani è il fondamento del pensiero moderno, la sfida contro la Presenza divina e il senso religioso, una sfida che ci sta conducendo verso l’isolamento dell’intelligenza. Perché l’intelligenza si è arenata nel relativismo laicista, si è intelligenti se si capisce che la verità non esiste: questo assurdo modo di pensare odierno è una continuazione della forma ideologica del pensiero.

Potrei approfondire queste cose per intere pagine, ma stavo solo scrivendo un nota informativa.

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