NUOVA FUSIONE E PRICE CAP/ Il progetto Eni che può regalare l’autonomia all’Italia

- Marco Pugliese

Il progetto di fusione a condizionamento magnetico di Eni e Cfs può rappresentare una svolta per l’energia e l’economia italiana

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Il gasdotto Nord Stream 2 a Lubmin, Germania (LaPresse)

Ci vogliono due anni, questa la previsione di Eni, per non dipendere più dal gas russo. Il nuovo piano di Eni ricalca un po’ quello d’ Enrico Mattei: diversificare il mercato. Nel 2025, lettura dei comunicati alla mano, l’Italia sarà quindi indipendente dal gas russo. Gli asset per il settore energetico si basano sul tempo: presente, medio e lungo termine.

All’Italia serve energia per produrre, meglio se all’interno della zona green, che apre a scenari (anche economici) nuovi. Dal Mit di Boston, l’Ad Claudio Descalzi ha rilanciato il progetto Eni e Commonwealth Fusion Systems (di cui il cane a sei zampe è primo azionista) di fusione a condizionamento magnetico. L’energia tramite fusione consentirebbe produzione illimitata (con i soli costi di manutenzione) e scorie pari a zero. I reattori sarebbero costruiti in concessione Eni, quindi con tecnologia riservata e manutenzione diretta del cane a sei zampe, che avrebbe una sorta di monopolio mondiale. Questo è un progetto a lungo termine (c’è chi spera a medio) ma Eni ha mandato dal governo per trovare soluzioni. Il prossimo inverno sarà durissimo e a tal proposito serve che ci sia un tetto al prezzo del gas.

Secondo Eni il price cap andrebbe a far diminuire il costo dell’elettricità e darebbe la possibilità di riempire i depositi al 90%. È importante ciò che ha detto Descalzi: “Siamo in Usa per dare gas all’Europa, ma al centro ci mettiamo l’Italia”. Lo spirito di Enrico Mattei è oggi più che mai necessario: il fondatore dell’Eni lavorò una vita per rendere l’Italia autonoma, e il boom economico fu possibile grazie al suo intuito e al suo lavoro, che portarono l’energia di produzione a costi contenuti.

Il rincaro delle bollette si abbatte solo con tetto e a livello italiano sarebbe il caso che Eni assorbisse le realtà energetiche locali (francamente obsolete in questo contesto), andando a creare una rete ad hoc per le produzioni, centralizzata nel bilanciamento dei costi. Alle aziende interessa tagliare i costi e produrre, da nord a sud.

Eni punta (con la sua start-up) ad avere un reattore a fusione entro il 2030; nel frattempo finanzia il progetto gestendo la rete europea del gas (l’Italia è hub energetico) fino al 2030, cercando d’uscire con il minor danno possibile per il nostro Paese dal pantano Gazprom (con cui ha una joint venture). Nei piani originali la Russia avrebbe dovuto fornire l’energia a basso costo fino alla creazione dei reattori, prevista entro il 2030 (termine dei vecchi contratti di fornitura). La Russia avrebbe sfruttato poi parte della nuova tecnologia, ma la guerra in Ucraina ha sconvolto i piani.

L’Italia ha in mano il proprio futuro energetico e dovrà fare delle scelte, anche non in linea con la Ue, per salire sul podio delle grandi potenze energetiche. Ora ha la possibilità di farlo.

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