NUOVO DPCM/ Prandini (Coldiretti): con altre chiusure a rischio più di 1 impresa su 4

- int. Ettore Prandini

Anche il comparto agricolo non vive un momento facile e le misure che verrano prese col nuovo Dpcm rischiano di aumentare le criticità

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Dopo aver approvato il Decreto ristori-quater, il Governo lavora al nuovo Dpcm che dovrà anche regolamentare gli spostamenti consentiti e le attività che potranno rimanere aperte durante il periodo delle feste. Un provvedimento cruciale anche per l’agricoltura, un settore in cui, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non mancano criticità. Come spiega anche il Presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, infatti si ritiene che essendo rimasti aperti i punti vendita della grande distribuzione, anche durante il lockdown generalizzato della scorsa primavera, il comparto sia riuscito a sopperire alla riduzione delle vendite dovuta alle limitazioni del canale Horeca (ristoranti, alberghi, mense, bar). «In realtà, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi europei, in Italia non è stata prestata attenzione al fatto che le offerte speciali o sottocosto della Grande distribuzione organizzata si sono spesso trasformate in una diminuzione significativa dei prezzi riconosciuti alle imprese agricole».

A quanto è arrivata questa diminuzione?

In alcuni settori si è arrivati a punte del 40%. Purtroppo l’offerta proposta dalla distribuzione viene fatta ricadere sull’industria che a sua volta la scarica sull’anello più debole della filiera, il comparto agricolo. Il settore ortofrutticolo paga forse più di tutti questo fenomeno, i cui effetti si vedono anche su alcune filiere zootecniche come quella della carne, sia rossa che bianca; in particolare la filiera suinicola è in grande difficoltà. Ma non possiamo dimenticare la sofferenza per i settori dell’olio, del vino, della birra artigianale/agricola. Scontiamo anche un dato legato alle importazioni: abbiamo il forte sospetto, infatti, che tanti prodotti provenienti da altri Stati comunitari, giocando sulla fiscalità, riescano ad arrivare nei canali di vendita a prezzi decisamente più bassi.

È stato ripetuto più volte che questo Natale sarà diverso dagli altri. Anche questo peserà sul comparto…

Assolutamente. Non solo perché ci saranno limitazioni su cene e pranzi in famiglia, ma anche perché non ci saranno più gli eventi che di solito le aziende organizzavano per festeggiare con i propri dipendenti o collaboratori. Tutto questo si tradurrà in una perdita rilevante per il comparto agroalimentare. Basti pensare che per il settore vitivinicolo, soprattutto nelle zone più vocate per qualità di prodotto, il solo mese di dicembre vale il 35-40% dell’intero fatturato annuo. E in questo 2020 c’è il rischio concreto di perderne la gran parte.

Avete una stima complessiva su quale sarà la perdita per tutto il comparto agricolo?

Abbiamo stimato che a oggi, con il secondo lockdown “leggero”, solamente per le limitazioni della ristorazione ci sarà una perdita di circa 45 miliardi di euro. È difficile dire come finirà l’anno, molto dipenderà da quello che verrà stabilito con il prossimo Dpcm. Per esempio, se i ristoranti potranno riaprire o se, indipendentemente dal colore della zona, dovranno restare chiusi nei giorni clou di Natale e Santo Stefano, potrà fare la differenza. Occorre però evidenziare un aspetto importante.

Quale?

Ci sono aziende che hanno fatturato, ma che ancora non hanno incassato. In particolare quelle che avevano consegnato i loro prodotti prima che bar e ristoranti subissero le restrizioni derivanti dall’essere in zona rossa o arancione e non sono state poi pagate. Si tratta quindi di una perdita di valore economico che non emerge perché la fattura risulta emessa, anche se non è stata saldata.

Anche limitandoci alla stima di 45 miliardi di euro, si tratta di una cifra impossibile da indennizzare…

Chiaramente è impossibile, perché lo Stato non ha così tante risorse disponibili. Tra l’altro su questo fronte emerge un’altra criticità: è mancata totalmente una regia europea in una situazione che riguarda tutta l’Ue. Occorreva pensare a misure per gli Stati membri che potessero essere paragonabili, questo avrebbe aiutato molto a non far sorgere differenze che invece ci sono. Francia e Germania, infatti, hanno speso di più per sostenere le proprie attività produttive, che avranno quindi un beneficio al momento della ripartenza. È vero che l’Europa ha dato vita al Next Generation Eu, ma i suoi tempi si stanno dilatando e l’Italia appare anche in ritardo rispetto ad altri Paesi nella messa a punto del Recovery plan.

Ci sono aziende che rischiano di non farcela.

Purtroppo sì. Le nostre stime parlavano di un’azienda su quattro in difficoltà, ma il loro numero potrebbe aumentare. Dipenderà anche da quello che verrà deciso dal Governo. L’aspetto paradossale è che tra le aziende che rischiano ci sono anche alcune di quelle che negli ultimi anni hanno effettuato investimenti significativi, in particolare sulla sostenibilità o sul benessere animale.

Stante questa situazione, cosa chiedete al Governo?

Nell’immediato, pensando al prossimo Dpcm, concordiamo sul fatto che occorra guardare anzitutto al bene e alla salute delle persone, ma riteniamo che occorra porre la giusta attenzione, in termini di verifica della situazione e studio degli effetti, alle misure che verranno prese. In particolare, pensiamo a quello che potrebbe avvenire nelle zone montane. Si sta parlando molto dello sci, degli impianti di risalita, ma non sappiamo se v’è contezza del fatto che c’è un’economia, un indotto, che rischia di essere messo in ginocchio in aree che vivono già un momento di difficoltà. Crediamo si possa intervenire garantendo rispetto delle distanze e sicurezza senza arrivare a una chiusura totale che sarebbe molto penalizzate, soprattutto laddove i Paesi confinanti garantiranno invece un’apertura in totale sicurezza. C’è poi una richiesta importante riguardante la ripartenza post-pandemica.

Di che cosa si tratta?

Crediamo sarà importante puntare sull’internazionalizzazione e per questo abbiamo presentato, grazie anche alla disponibilità di alcuni parlamentari, degli emendamenti alla Legge di bilancio per garantire che le spese che le nostre imprese andranno a sostenere per l’internazionalizzazione nel contesto europeo, dato che per quello extra-Ue ci sono strumenti comunitari che ci possono accompagnare, possano essere recuperate.

Il comparto, se superate le difficoltà attuali, può avere un futuro importante?

Sono convinto che le aziende che riusciranno a superare questa situazione di difficoltà potranno avere anche la forza di aumentare le produzioni e fare in modo che l’agricoltura sia il settore che più garantisce occupazione, creando anche nuovi posti di lavoro. È fondamentale però fare in modo che le criticità diminuiscano e che si possa avere una prospettiva di rilancio.

(Lorenzo Torrisi)

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