NUOVO LOCKDOWN IN FRANCIA/ Non basterà, ma Macron riesce ad evitare la crisi politica

- int. Francesco De Remigis

Macron decide per un nuovo lockdown fino al 1° dicembre. Forse non basterà. Intanto il Covid alla Francia è già costato 70 miliardi di minori entrate fiscali

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Il presidente francese Emmanuel Macron durante l'ultimo discorso alla nazione (LaPresse)

Nuovo lockdown da venerdì al 1° dicembre: Macron, ieri sera in diretta tv, 15 giorni dopo aver imposto il coprifuoco al paese, ha deciso di chiudere di nuovo la Francia per frenare la corsa del Covid-19. Restano aperti solo scuole, negozi per beni di prima necessità, servizi pubblici, fabbriche. A fronte di un aumento di 70mila contagi nelle ultime 24 ore, il presidente francese ha chiamato il paese all’unità: “Dobbiamo resistere, ciascuno al nostro posto, ma dobbiamo resistere”. “Urge un colpo di freno”, ha aggiunto, perché “questa seconda ondata è più letale della prima” e non far nulla significa ritrovarsi con il 60% della popolazione infetta e 400mila morti in più di quelli attuali. Il capo dello Stato ha spiegato che si potrà lasciare l’abitazione per lavorare, ma riunioni e assembramenti sono proibiti; vietati gli spostamenti tra le diverse regioni; bar e ristoranti chiusi e lavoro in smart working “per chi potrà, altrimenti avrà un sussidio”. Basterà? Quali cicatrici lascerà il nuovo lockdown sull’economia? Riuscirà Macron a vincere la sfida e a riconquistare la fiducia dei francesi? Ne abbiamo parlato con Francesco De Remigis, inviato in Francia de Il Giornale.

In Francia la pandemia negli ultimi due giorni aveva dato segnali di rallentamento, eppure Macron non ha esitato a varare nuove misure restrittive. Perché?

Perché la soglia per tornare a “convivere con il virus”, il mantra presidenziale, è stata fissata ben al di sotto degli attuali numeri. Gli scienziati dicono che bisogna attestarsi tra i 4 e i 5mila nuovi positivi al giorno.

Il lockdown sarà più flessibile rispetto al primo confinamento. Che cosa significa in concreto?

Anzitutto l’istruzione resta in presenza, garantendo una socialità fondamentale per bambini e ragazzi. Scuola aperta, nuove linee guida che oggi dovrebbero essere dettagliate, magari un rafforzamento dell’uso dei dispositivi di protezione in classe come le mascherine. Gli universitari torneranno invece a far lezione da remoto, in casa. E poi le imprese. Chiudono negozi, bar e ristoranti, ma molte aziende “essenziali” continuano a produrre, seguendo i protocolli.

Il piatto piange, dicono gli esercenti.

Alcuni hanno già abbassato le saracinesche. Altri inevitabilmente decideranno di farlo per sempre. Già a giugno si stimavano 900mila posti di lavoro persi. Il Capo dello Stato ieri ha ricordato la “cassa integrazione”, l’esenzione dalle tasse, gli aiuti fino a 10mila euro al mese per le imprese con meno di 50 dipendenti. Continueranno. Nuove “misure di flusso di cassa” completeranno l’attuale sistema per aiutare le aziende i cui canoni di affitto pesano. Poi un credito d’imposta per i proprietari di locali commerciali che abbasseranno l’affitto per almeno tre mesi. Infine, un piano per sostenere lavoratori autonomi, partite Iva, piccole imprese per affrontare questa seconda ondata.

Il lockdown è l’ultima arma a disposizione per rallentare il Covid?

In linea teorica, da solo non basterà. È un’evidenza empirica. Il governo ha lanciato una nuova app di tracciamento per migliorare la strategia, finora fallimentare, vedremo se ora sarà “scaricata” e si rivelerà efficace per isolare i focolai. Altrimenti 1,9 milioni di tamponi fatti in media serviranno “solo” a riempire le terapie intensive. Siamo al 58%. “Neppure le previsioni più pessimistiche avevano previsto che si arrivasse così presto a colmare più della metà della capacità di rianimazione nazionale”. Parole di Macron.

Il coprifuoco degli ultimi 15 giorni non ha funzionato? Per quali motivi?

È stato un tentativo, lo ha ammesso Macron. La stretta nelle zone di allerta massima è stata “utile ma non sufficiente”. Ora non basta più. Il virus circola in Francia a una velocità che neanche le previsioni più pessimistiche avevano previsto.

Che cosa non è stato fatto nei mesi scorsi per contrastare una seconda ondata che pure era attesa e temuta? Molti medici, per esempio, lamentano che il personale negli ospedali scarseggia, anziché essere stato adeguatamente potenziato…

Vero, ne mancano. Ma il sistema ospedaliero ha retto. È in via di potenziamento. In ritardo, certo. Ma le ripercussioni di un nuovo confinamento saranno enormi soprattutto per l’economia. Il ministro del Bilancio ha stimato che quando ci si ferma per un mese intero si perdono tra i 2 e i 2,5 punti di Pil. Si tratta di oltre 10 miliardi di euro di spesa e di almeno 10 miliardi di euro di perdita di gettito fiscale. Da marzo lo Stato francese ha perso circa 70 miliardi di euro di entrate.

Quanto i francesi sono delusi dal governo e spaventati dalla pandemia?

Macron nonostante la crisi sanitaria non sta vivendo una crisi politica. Il suo gradimento fino a ieri si attestava tra il 37% e il 38%. Forse è stato il cambio di premier a deludere di più. L’ex capo del governo Philippe resta un beniamino dell’opinione pubblica. L’attuale Jean Castex è da giorni in caduta libera.

Perché?
Doveva essere l’uomo che avvicinava la Francia rurale, periferica. Si sta rivelando un ruolo più duro di quanto forse lo stesso presidente potesse prevedere. È percepito come ondivago, un giorno al servizio dell’Eliseo, mero esecutore, un altro trait d’union degli enti locali con le decisioni prese a Parigi.

Cresce anche la preoccupazione per le lezioni di educazione civica dopo la decapitazione di Samuel Paty, il professore ucciso per aver mostrato le vignette su Maometto. A che punto siamo con la questione Charlie Hebdo?

Lunedì si torna a scuola dopo le vacanze di Ognissanti. Rientro segnato dall’omaggio a Samuel Paty. Il ministro ha stabilito che si partirà con le lezioni alle 10 in tutte le scuole, per consentire agli insegnanti e ai team educativi di prepararsi e discutere su come gli studenti renderanno omaggio. Prevista un’ora di scambi e dibattiti. Poi la riaffermazione dei “principi della scuola e della Repubblica”. Una terza fase riunirà nel cortile studenti e docenti per un minuto di silenzio. Infine la lettura della Lettera agli insegnanti di Jean Jaurès.

Le vignette di Maometto verranno mostrate agli studenti?

Il ministero dell’Istruzione fornisce agli insegnanti risorse educative, ma le vignette su Maometto non sono una di queste. Tuttavia, gli insegnanti sono liberi di usarli o meno in classe. In molte lezioni di educazione civica sono previste. Libera scelta, diciamo.

(Marco Tedesco)

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