NUOVO LOCKDOWN TOTALE?/ Il massacro economico che l’Italia non può permettersi

- Federico Pirro

Si torna a ipotizzare un lockdown totale per via delle varianti del Covid. Si tratterebbe di un provvedimento con effetti economici disastrosi

Covid Roma
Covid Roma, Via Veneto durante il lockdown (LaPresse, 2020)

Premesso che la sobrietà comunicativa chiesta dal Presidente Draghi ai suoi ministri dovrebbe essere imposta anche a vari componenti del CTS e a qualche consulente ministeriale in materia di salute pubblica che seguono l’andamento della pandemia, a nostro avviso bisognerà dire un no alto e forte a ogni ipotesi di lockdown totale proposto da alcuni epidemiologi, a seguito del diffondersi della variante inglese del Covid-19.

Lo abbiamo affermato in una precedente occasione, ma è opportuno ripetersi: non è più proponibile “chiudere” il Paese o sue larghe zone, partendo solo dal rapporto fra contagiati e posti disponibili nelle terapie intensive. Il Paese non reggerebbe oltre una situazione di disagio che ha già provocato danni pesantissimi a larghi settori economici – dai pubblici esercizi alle stazioni sciistiche, dai centri sportivi al mondo dello spettacolo, solo per citare alcuni comparti socioeconomici – oltre che forte e crescente disagio psicologico a migliaia di giovani, alle loro famiglie e a tutti coloro cui tornerebbero a imporsi condizioni di vita assimilabili ad arresti domiciliari o a forme di libertà vigilata.

E lo affermiamo perché anche noi, come la maggior parte dei cittadini che ragionano, vogliamo essere in prima linea nella lotta contro un’epidemia che indubbiamente sta provando duramente non solo il nostro Paese, ma il mondo intero. Ma le strategie di contenimento che puntano al lockdown producono solo danni e di questo taluni epidemiologi – totalmente a digiuno di nozioni elementari di economia – dovrebbero prendere atto.

Ma poi perché devono essere i cittadini a pagare le persistenti inefficienze del Sistema sanitario nazionale? La vicenda dei vaccini, con gli ormai quotidiani cambiamenti di date per l’inizio delle vaccinazioni degli over 80 e degli altri scaglioni demografici per età, è emblematica; alcuni governatori, inoltre, si stanno rivolgendo direttamente alle grandi aziende farmaceutiche produttrici dei vaccini, aggirando le ormai discutibili procedure di approvvigionamento messe in campo non solo dal Commissario, ma anche, diciamolo con franchezza, dalla stessa Commissione europea. E poi non si comprende perché – o meglio sembra di poterlo intuire per probabili ragioni di “geopolitica farmaceutica” – persista un certo disinteresse per i vaccini russi e cinesi. Perché non rispettano le metodologie di valutazione della competente Autorità dell’Ue, ovvero l’EMA, e dell’AIFA? Ma tali esami sono stati almeno iniziati? I dati necessari sono stati richiesti e ottenuti dalle Autorità russe e cinesi? Si può fare chiarezza una volta per sempre su questi aspetti che non sono affatto secondari? E una produzione su licenza in Italia dei farmaci Pfizer, Moderna e Astrazeneca già impiegati è possibile? Esiste, insomma, in questo momento in Italia un’Authority che possa dare informazioni precise e scientificamente rigorose, al riguardo, o no? O dobbiamo leggere ogni giorno su varie testate giornalistiche, o ascoltare nei talk show ormai diluviali sull’argomento notizie sempre più contraddittorie?

La lotta alla pandemia non è il primo degli obiettivi del nuovo Governo che, peraltro, a oggi non ha ancora avuto la fiducia in Parlamento? Sì? E allora il Presidente Draghi perché non avoca a palazzo Chigi ogni forma di comunicazione al popolo italiano in materia di strategie anti-Covid, dopo aver ascoltato gli organi preposti che però, attraverso i loro rappresentanti più o meno autorevoli, non dovrebbero più esternare a ruota libera? D’ora in poi sulla pandemia e sulle strategie per fronteggiarla dovrebbe comunicare alla cittadinanza solo la presidenza del Consiglio.

E il nuovo ministro dell’Economia può continuare a preparare decreti ristori con un indebitamento ormai schizzato al 160% del Pil? Allora misure di protezione individuale intensificate, divieti di assembramenti, terapie finalmente definite in precisi protocolli terapeutici – a distanza di un anno siamo stati ancora capaci di metterli a punto ? – ma per piacere non si mandi al massacro un tessuto economico già duramente provato che, se ulteriormente colpito da misure improvvide, potrebbe essere sempre di più terreno di infiltrazione di organizzazioni criminali, o dar luogo a forme eclatanti di disobbedienza civile: e molte avvisaglie in queste direzioni già si avvertono, stando almeno ad articoli di stampa e ad alcuni rapporti di Questure e Prefetture.

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