FINANZA E POLITICA/ Una settimana di ordinario declino milanese

- Gianni Credit

Da Versace che ha aperto la sua “maison” a Blackstone, fino all’attacco del Corriere della Sera a Carlo De Benedetti. GIANNI CREDIT descrive una particolarissima settimana milanese 

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Versace apre la sua “maison” a Blackstone, mega-fondo globetrotter. Krizia la chiude vendendo tutto a una signora cinese.

Blackrock – “padre di tutti i gestori” – compra il 5% di Intesa Sanpaolo e il presidente Giovanni Bazoli bussa – un po’ affannosamente – al Financial Times. Spiega che non è lui, che non sono i resti della “galassia del Nord” i responsabili della crisi italiana. Avverte sui rischi di fare a pezzi la finanza milanocentrica, come forse gradirebbero alcuni consiglieri “offshore” del sindaco-premier, come il finanziere Davide Serra. Ma non manca di trasmettere – il professore – il fastidio e lo sconcerto di essere al centro di voci giudiziarie provenienti dalla sua Brescia – per la difficile situazione del gruppo Zaleski – che sembrano fare il paio con il processo kafkiano avviato a Trieste contro l’ex amministratore delegato delle Generali, il triestinissimo Giovanni Perissinotto.

Il Corriere della Sera attacca Carlo De Benedetti – l’editore rivale di Repubblica – perché potrebbe ricorrere a sussidi pubblici per salvare Sorgenia, schiacciata dai debiti (concessi soprattutto dal “vecchio” Montepaschi…). L’azienda energetica del gruppo Cir si sta per ora limitando a chiedere sacrifici alle banche e questo nonostante la holding sabauda abbia incassato centinaia di milioni di risarcimento danni tolti di dal tribunale di Milano dalle tasche di un terzo concorrente nel settore media (la milanese Fininvest). È però vero che il Corriere della Sera – parola freschissima del direttore – è drammaticamente privo di “un editore”: il che – fa capire De Bortoli – è quasi peggio che essere in gravi difficoltà economico-finanziarie. E di essere al centro di bisticci quotidiani tra un giovane e blasonato tycoon torinese e un imprenditore calzaturiero del centro Italia.

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia strilla perché il decreto “salva comuni” assegna 570 milioni per ripianare a pié di lista le perdite del Comune di Roma e 25 milioni (sic!) per l’Expo 2015. È stato il primo provvedimento del governo guidato da Matteo Renzi, compagno di partito di Pisapia e fino a una settimana fa collega sindaco di una grande città italiana. (Il Sole 24 Ore, quattro quarti di ascendenze milanesi, applaude per primo alla decisione di non commissariare il Comune di Roma: “Risanare il passato, negoziare il futuro”, “basta con la propaganda”. Il presidente di Confindustria è il milanese Giorgio Squinzi, il presidente del Gruppo 24 Ore è l’ultra-milanese Benito Benedini).

Roberto Maroni è presidente della Regione Lombardia da un anno: qualcuno ne ha notizia? La moda, la finanza e i media sono stati il software della “Milano 2.0”, quella che sostituito le ciminiere della Bicocca, di Sesto, del Portello. La Regione Lombardia ci ha messo la sanità: l’industria medica della riforma Formigoni e quella di Umberto Veronesi, quella dei Rotelli e dei Rocca. Bettino Craxi, Silvio Berlusconi ma anche Roberto Formigoni ci hanno messo la politica: quella di cui Renzi deve ancora produrre un grammo.

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