FINANZA E POLITICA/ Sulle banche Sala sfida subito le sindache grilline (ma anche Renzi)

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Il neo-sindaco Giuseppe Sala candida Milano a sede dell’European Banking Authority, che dovrà lasciare Londra. Una sfida politco-economica a tutto campo. GIANNI CREDIT

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Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (Infophoto)

Giuseppe Sala, neo sindaco di Milano, poche ore dopo l’esito di Brexit ha subito candidato il capoluogo lombardo a sede dell’Europan Banking Authority, oggi basata a Londra. È un’iniziativa che IlSussidiario non solo appoggia fin d’ora, ma ritiene meritevole di attenzioni diverse. Nell’intervista rilasciata a IlSussidiario all’inizio della campagna Milano 2016, Sala ha collegato la sua candidatura alla sua lunga esperienza di manager alla Pirelli.

“La Pirelli – diceva Sala alla vigilia delle primarie Pd – è stata una delle prime multinazionali italiane: giocava nel mondo e il mondo sapeva cos’era Pirelli e che era a Milano”. Cinque giorni dopo la sua elezione a sindaco, Sala ha rilanciato concretamente la competitività della “Milano italiana”, o se si preferisce: dell'”Italia milanese”. Non solo quella dell’Expo 2015, anzi: di tutto quello che c’è stato prima, che ha reso possibile l’Expo e che Sala è convinto che possa esserci anche dopo. In Milan, by Milan, around Milan.

Parigi, Francoforte, Amsterdam – e chissà quante altre città con meno quarti di nobiltà europea alle spalle – stanno già facendo marketing metropolitano per tutte le istituzioni finanziarie che dovranno lasciare la City e rientrare nell’area di libera circolazione di capitali, servizi e persone della Ue. Milano è da meno? No: firmato mayor Sala. Welcome to Milan: che poi, per chi l’avesse dimenticato, è la sede di Borsa Italiana, già parte del London Stock Exchange. Sicuri, voi della City, di volervi fondere subito con Deutsche Boerse? Nell’attesa, Milano è casa vostra.

L’Eba – peraltro guidata dall’italiano Andrea Enria – è la meno popolare fra le tre authority finanziarie semi-abortite dalla Ue all’indomani del collasso dei mercati nel 2008. L’Eba è famigerata in Italia – ma non solo – per il primo stress-test del 2011: il debutto dell’uso politico-concorrenziale degli standard contabili e di vigilanza post-crisi; l’inizio del regolamento di conti muscolare fra sistemi-Paese sul terreno bancario, spacciato per ri-regolazione tecnocratica. Cinque anni dopo, l’Eba è praticamente un ente inutile: tutte le mission per cui era stato pensato e costruito sono passate all’Unione bancaria, gestita dall’asse franco-tedesco in un “corpo separato” della Bce. Ma è appunto il tema del giorno; non solo in Italia: lo spazio unico bancario – ultimo step realizzato dalla Ue dopo l’unione doganale e quella monetaria – è la metafora e il laboratorio di un’Europa in crisi. E’ la piaga aperta e mai curata dagli “eurocrati di Bruxelles” che sono fra i grandi sconfitti di Brexit.

La crisi bancaria è il terreno sul quale il governo Renzi ha sostanzialmente fallito. Dapprima ha sottovalutato e non gestito i dissesti bancari sfociati nelle le risoluzioni di Banca Etruria & C., con il riaggravio della sfiducia dei risparmiatori italiani e dei mercati finanziari attorno al sistema creditizio nazionale. Ma anche all’inizio del 2016, quando il sistema bancario interno ha dovuto affrontare in fretta le messe in sicurezza di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, governo e Bankitalia non sono stati protagonisti: l’operazione Atlante è stata varata (con successo) da Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, miglio quadrato milanese.

Quando Sala chiama l’Eba a Milano speaks out sia verso Roma, sia verso le cancellerie europee: noi sappiamo come si fa a tenere in piedi un sistema bancario sotto pressione; e il banking in Europa è qualcosa di troppo importante per essere lasciato ai “generali” di Bruxelles e Francoforte. Ci vuole un presidio di politica creditizia: rilanciamo l’Eba, facciamolo da Milano.

Non da ultimo, sul fronte interno: dodici ore dopo la sua elezione a sindaco di Torino, la pentastellata Chiara Appendino ha chiesto un brutale spoil system in Compagnia San Paolo, grimaldello di Intesa Sanpaolo. Poche ore dopo il neo-sindaco di Roma, pentastellata Virginia Raggi, ha bussato alla porta della Cassa depositi e prestiti per negoziare un default pilotato del comune-capitale. Quattro giorni dopo il neo sindaco Pd di Milano ha cominciato anche lui dalle banche, dalle banche della sua città, tutte. Ma per sostenerle, per ricostruirci attorno un discorso-Paese, per tentarci sopra una politica alta. molto diversa da quella fatta altrove. Almeno finora.

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