OCCUPAZIONE FEMMINILE/ I consigli a Conte per passare dalle parole ai fatti

- Alessandra Servidori

Giuseppe Conte ha assicurato impegno e risorse per aiutare l’occupazione femminile. Dalle parole occorre passare ai fatti

Una donna a lavoro
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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che sono pronti i provvedimenti per intervenire sull’occupazione femminile. Vogliamo nero su bianco, risorse dedicate, e soprattutto i decreti attuativi perché di annunci non ce ne facciamo niente e delle promesse neanche. Da parecchio tempo abbiamo inviato i nostri contributi  sia alla presidenza del Consiglio  che alla Ministra Bonetti e al Ministro Amendola per sostenere la questione femminile drammaticamente in coda a tutte le graduatorie che ratificano la situazione disastrosa italiana a livello internazionale.

L’impegno contenuto nella risoluzione di maggioranza approvata  e l’assicurazione che “una parte significativa” delle risorse del Recovery fund “sarà destinata a questo scopo”, come ha affermato  il Premier alla Camera  e Senato  nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, si materializzerebbe con l’assegno unico per i figli e il miglioramento dei servizi per la conciliazione delle madri lavoratrici. Già su queste pagine abbiamo più volte suggerito amichevolmente i provvedimenti da adottare   e le nostre priorità perché  sì, ci sono certo le madri lavoratrici, ma anche le giovani e le donne adulte disoccupate.

Prima di tutto il lavoro:

bisogna innovare la contrattazione alleggerendo quella nazionale e irrobustendo quella  di prossimità  per investire nell’innovazione e nella riorganizzazione aziendale perché la flessibilità lavorativa consente di bilanciare i tempi di vita e di lavoro;

– investire nell’educazione e nella formazione perché vi siano concrete opportunità per tutti e contrastare le discriminazioni , orientando i giovani  e le donne verso professioni emergenti;

– tutelare la concorrenza con l’ingresso e la nascita di nuove imprese femminili  sburocratizzando gli ostacoli amministrativi e sviluppando servizi alle imprese di piccole dimensioni che sono spesso a conduzione familiare;

– incentivare la bilateralità e i fondi bilaterali per sostenere i congedi per accudire i famigliari  e sostenere l’occupabilità femminile attraverso fondi che intervengono per il sostegno al reddito in caso di allontanamento dal lavoro per problemi famigliari;

– welfare aziendale come congedo e benefit per servizi alla famiglia e fiscalità di vantaggio per le imprese che implementano i benefit e le assunzioni femminili.

Poi non meno importante è intervenire sulla Pubblica amministrazione e sulla giustizia civile:

– Investire in ricerca scientifica, nell’intelligenza artificiale, in ricerca biomedica e innovazione e sostenere le donne che si iscrivono a facoltà e corsi scientifici, come pure il settore privato e  le Università nella ricerca di base;

– Investire nella sanità e nella salute dei cittadini e della prevenzione delle malattie  ereditarie con vaccinazioni mirate;

– Investire nelle infrastrutture e nella legalità e contrastare l’evasione fiscale.

Francamente la scelta di attribuire un assegno unico per i figli motivandolo che sarebbe un aiuto alla famiglia e alla maternità non ci pare opportuno, perché sono i servizi che servono al sostegno dell’occupazione femminile poiché la questione della cura non si risolve solo pensando ai figli, ma soprattutto ai familiari disabili e agli anziani che sono maggiormente colpiti da questa pandemia che è destinata a durare nel tempo. Dunque è necessario intervenire su sostegni strutturali e non mancette dispersive come il reddito di cittadinanza che ha rappresentato uno spreco e soprattutto un incentivo al lavoro nero e alla truffa a danno dello Stato.

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