OCCUPAZIONE GIOVANILE/ Le mosse della Lombardia per “recuperare” 230 mila Neet

- Manuela Falchero

L’Assessore allo Sviluppo Città metropolitana, Giovani e Comunicazione, Stefano Bolognini, illustra i progetti per coinvolgere i giovani che hanno perso fiducia nel lavoro

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Un momento dell'incontro l'incontro "Neet, progetti per politiche giovanili più inclusive"

Sono un vero e proprio esercito: in Italia 2,1 milioni di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione. Sono i cosiddetti “Neet”, acronimo inglese che sta per “Not in Education, Employment or Training”. Un gruppo di giovani inoccupati e disillusi che nel nostro Paese ha assunto proporzioni particolarmente preoccupanti: rappresentano infatti il 21,3% della popolazione maschile in questa fascia di età e il 25,4% di quella femminile. Tassi superiori di ben 10 punti percentuali alla media Ue.

Il fenomeno è dunque allarmante, anche perché, seppure con intensità diverse, tocca l’intera Penisola: al Sud l’incidenza dei Neet raggiunge infatti il 32,6%, ma neppure il Nord, con il 16,8%, ne è esente. Anzi. Nella più che industrializzata Lombardia, si arrivano a contare 230 mila Neet. E la tendenza è al rialzo a partire dallo scoppio della pandemia.

Per affrontare il problema la Regione mette così in campo un set di interventi mirati. A disposizione ci saranno i fondi stanziati dal Pnrr. Ma qui non tutto sembra funzionare per il meglio. A sottolinearlo è Stefano Bolognini, Assessore allo Sviluppo Città metropolitana, Giovani e Comunicazione Regione Lombardia, intervenuto durante l’incontro “Neet, progetti per politiche giovanili più inclusive” nell’ambito dell’edizione invernale di Direzione Nord, l’evento fondato dal presidente degli Amici delle Stelline, Fabio Massa, organizzato da True-News.it e Inrete, in collaborazione con Fondazione The Bridge. “Giovedì scorso – ha detto Bolognini – la Conferenza delle Regioni ha in qualche modo stigmatizzato l’intervento del Governo sul Piano, definendo i contributi dati ai territori calati dall’alto e non condivisi. Gli enti locali si trovano, infatti, ad essere soggetti attuatori di decisioni prese altrove. Decisioni sicuramente ispirate al buon senso e vocate alla crescita, ma non frutto di uno spirito partecipativo”. E non è tutto. “Il tema dei giovani – ha continuato Bolognini – è considerato un caposaldo del Pnrr. Lo è però in modo indiretto: delle sei missioni che lo caratterizzano, nessuna è esplicitamente dedicata i giovani”.

Diversa, se non opposta, è invece la visione di Regione Lombardia. “Abbiamo cercato di ribaltare questa strategia – ha spiegato Bolognini -, raccogliendo dal basso interventi e stimoli in modo diretto e mettendo a punto politiche dedicate ai ragazzi. Per esempio, con Garanzia Giovani abbiamo investito 13,5 milioni di euro. Da tempo, poi, sosteniamo progetti territoriali, che, tra l’altro, mirano contrastare la dispersione scolastica. E nella nuova legge regionale saranno presenti interventi in questo ambito. Tuttavia, per rafforzare le politiche giovanili, è necessario unire gli strumenti che già il pubblico mette in atto con le forze del privato e del privato sociale”.

Un privato che non si è sottratto e non si sottrae all’invito. Lo dimostrano i quattro progetti presentati proprio durante il convegno.

Fondazione Cariplo, per esempio, dal 2016 ha avviato NEETwork, iniziativa rivolta alla fascia più fragile dei Neet a cui viene offerto un tirocinio retribuito. “Il progetto non ha l’ambizione di contrastare il fenomeno, ma è un laboratorio di conoscenza che mettiamo a disposizione degli stakeholder impegnati in questa tematica”, ha precisato Benedetta Angiari, referente del progetto. L’esperienza ha consentito di mettere insieme in cinque anni 23 mila nominativi di giovani potenzialmente idonei, cercando poi un tentativo di contatto con 10 mila; di questi 2.000 hanno risposto mostrando interesse iniziale, ma solo 230 hanno iniziato il tirocinio. “Abbiamo riscontato tassi di ricaduta importanti – ha ammesso Angiari -. Ci siamo resi conto che parliamo di ragazzi sfiduciati nei confronti delle istituzioni, difficilmente reperibili, che spesso mancano della consapevolezza dell’importanza di intraprendere un percorso capace di inserirli in maniera stabile nel mercato del lavoro. Tuttavia, quando si riesce ad agganciarli e si costruisce con loro relazioni di fiducia, scatta la motivazione e il desiderio di mettersi in gioco”.

Altra esperienza rivolta ai Neet è il progetto Impariamo dall’eccellenza, promosso da Fondazione Allianz UMANA MENTE con l’obiettivo di integrare i ragazzi rimasti fuori dal mondo del lavoro nel campo dell’hôtellerie. Partita grazie alla collaborazione di una singola struttura a San Felice nel Chianti, oggi l’iniziativa coinvolge oltre 50 alberghi e ristoranti che si sono trasformati in aziende formative per i giovani. I candidati vengono sottoposti a un attento percorso di selezione che culmina in un tirocinio retribuito di tre mesi tra giugno e settembre. E la formula sembra funzionare se si considera che l’87% di loro trova un lavoro. “Abbiamo sentito chiamare questi ragazzi Neet, svogliati, perfino sdraiati – ha commentato il Segretario Generale, Nicola Corti -. La verità è che quando vengono presi seriamente e guardati in faccia da veri maestri che fanno capire il loro valore, le cose cambiano”.

E ancora, alla lista dei contributi privati si deve aggiungere anche Palestre Digitali, progetto con cui Fondazione Accenture mira a supportare i giovani che hanno conseguito una laurea in materie umanistiche, spesso poco spendile nel mondo del lavoro. “Abbiamo capito che contavano su un bagaglio culturale importantissimo – racconta la Vice Presidente, Francesca Patellani -, ma avrebbero avuto maggiori chance di occupazione acquisendo competenze aggiuntive in ambito digitale. Così abbiamo avviato un percorso formativo di 200 ore per fornire skill in tema di digital marketing. E al termine di questo percorso il 70% ha trovato lavoro”. Un riscontro che porta i ragazzi ad avere fiducia nella formula. “Ogni anno ci pervengono circa 400 curriculum, tra cui poi ne scegliamo 50 o 60”, ha detto Patellani.

Infine, specificatamente orientata al mondo digitale è LV8, un’app promossa da Fondazione Vodafone che punta a fornire competenze di base spendibili sul mercato del lavoro a giovani attraverso il gioco. Ovvero attraverso una proposta sfidante: affrontare il percorso necessario a costituire un’azienda. Un iter articolato che, di livello in livello, porta i giocatori ad acquisire nuove capacità, dallo scrivere una mail di lavoro, al progettare una strategia di promozione sui social, fino alla realizzazione di un portale in WordPress. “Più di 5.000 ragazzi hanno cominciato a giocare”, ha raccontato il Consigliere Delegato, Adriana Versino . E i riscontri sono positivi: “Grazie a questo percorso, si abbassano le barriere all’apprendimento. E aumentano le possibilità di superare le prove di selezione lavorativa”.

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