Ocean Viking, 356 migranti in attesa a Lampedusa/ Nuova “Open Arms” all’orizzonte

Ocean Viking, 356 migranti attendono di sbarcare a Lampedusa: dopo la Open Arms altra imbarcazione ong chiede l’attracco

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"Migranti" a bordo della nave Ong Ocean Viking (LaPresse)

Da poco chiusosi il capitolo Open Arms, si apre quello riguardante la Ocean Viking. L’imbarcazione dell’organizzazione non governativa Sos Mediterranée, nonché di Medici senza frontiere, si trova da undici giorni in mare con a bordo 356 migranti soccorsi nel Mediterraneo. Al largo di Lampedusa attende l’ok per lo sbarco e c’è il forte rischio che si ripeta il tira e molla verificatosi recentemente. Un terzo dei profughi a bordo sono minorenni che viaggiano da soli, con l’aggiunta di cinque donne e di quattro bambini. “Questa situazione non è normale – fa sapere Alice, una delle soccorritrici della Sos Maditerranee, attraverso un video pubblicato su Twitter – non fa parte della nostra missione rimanere per settimane con tutte queste persone a bordo. La nostra missione è fare salvataggi – aggiunge – noi dobbiamo far sbarcare le persone soccorse in un luogo sicuro. Che è un porto, e non una nave”.

OCEAN VIKING, 356 MIGRANTI IN ATTESA A LAMPEDUSA

La Ong fa sapere che la situazione a bordo sta divenendo insostenibile, con le persone ammassate che dormono per terra: “Abbiamo un numero di docce e una riserva d’acqua limitati – aggiungono – non possiamo occuparci di loro con il confort di cui avrebbero bisogno. Queste persone hanno sofferto tremendamente. La maggior parte di loro è passata dai centri di detenzione in Libia, a volte per mesi, a volte persino per anni. Hanno bisogno per la loro salute mentale e fisica di sbarcare quanto prima”. La Commissione europea sarebbe già al lavoro per il ricollocamento dei 356 poveretti a bordo dell’imbarcazione, con Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, e Romania che hanno già dato il loro consenso allo sbarco. I migranti a bordo provengono in particolare dalle nazioni africane del Darfour e del Sudan, falcidiate da anni da una sanguinosa guerra civile; la maggior parte di loro ha subito violenze indicibili in Libia, ed ora sono alla ricerca di un posto in cui vivere in tutta sicurezza.



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