OLIMPIADI 2026 MILANO-CORTINA/ Ecco quanto ci guadagna l’Italia

- int. Andrea Favaretto

Le ricadute economiche sui territori coinvolti saranno positive, in termini di Pil e occupazione. E le infrastrutture saranno realizzate in un’ottica di sostenibilità

stadio trampolino salto sci predazzo olimpiadi 2026
Lo stadio del trampolino a Predazzo, dove si svolgerà il salto con gli sci ai Giochi 2026 (da Wikipedia)

Organizzare un’Olimpiade è una buona scelta economica? E’ un investimento che vale la pena affrontare? E le ricadute sono positive? Gli studi finora condotti su Milano-Cortina, che si sono aggiudicate i Giochi invernali 2026, concordano: lo Stato ci guadagna e c’è un effetto volàno sul tessuto economico. Secondo un’analisi di impatto economico-finanziario commissionata lo scorso inverno dal governo all’Università La Sapienza, i Giochi invernali contribuiranno positivamente allo sviluppo economico: non solo “la crescita cumulata del Pil raggiungerà un massimo di circa 2,3 miliardi nel 2028”, ma anche “le uscite dell’Amministrazione centrale per finanziare i Giochi 2026 sarebbero compensate dagli introiti diretti e indiretti connessi alle attività sviluppate attorno ai Giochi nel periodo 2020/2028”. E ancora: “Tra il 2020 e il 2028, si rilevano variazioni positive sostanziali dell’occupazione” e “l’aumento cumulato delle entrate fiscali prodotto dall’evento dovrebbe essere pari a circa 600 milioni di euro”. Un progetto, insomma, con ricadute economiche positive sull’intero Paese, ma anche per Milano e le Dolomiti, con possibilità di ricavi fino a oltre 2,8 miliardi di euro per la Lombardia (analisi della Bocconi) e quasi 1,5 miliardi per Regione Veneto e Province autonome di Trento e Bolzano (fonte: Università Ca’ Foscari). “I Giochi invernali – commenta Andrea Favaretto, direttore del Centro Studi Sintesi di Venezia e profondo conoscitore delle realtà economiche e sociali del Nord-Est – rappresentano senza dubbio una grande opportunità economica e sociale per i territori coinvolti”.

Per quali motivi?

Penso soprattutto alla provincia di Belluno, che assieme a quella di Rovigo è la più arretrata del Veneto. Non solo ha un Pil e un tasso di occupazione molto più bassi rispetto alle altre province venete, ma soffre anche di un inesorabile spopolamento, in atto da diversi anni: molte persone vanno fuori dalle vallate proprio per cercare lavoro. E un’Olimpiade, dal punto di vista economico, può innestare un motore di sviluppo molto importante, che è il turismo, non solo stagionale o sportivo, ma anche culturale. E un altro asset sarà rappresentato dagli investimenti infrastrutturali.

In che modo?

Innanzitutto va ricordato che proprio a Cortina d’Ampezzo si terranno i Campionati mondiali di sci alpino nel 2021. Molte infrastrutture e molti interventi di rigenerazione urbana si stanno già realizzando adesso, specie nella valle che da Pieve di Cadore sale fino a Cortina, perché il 2021 è dietro l’angolo.

In effetti, una delle spese maggiori, quando si organizza un’Olimpiade, è proprio legata alla costruzione delle infrastrutture necessarie. Nel caso di Milano-Cortina 2026, però, molti impianti sono già pronti, tutt’al più avranno bisogno di una riqualificazione. Il grosso è fatto?

E’ chiaro che l’Olimpiade 2026 rappresenterà un ulteriore acceleratore, soprattutto per affrontare il nodo dell’accessibilità a Cortina, perché stiamo parlando di una valle che ha bisogno di rafforzare le infrastrutture di collegamento. Ma ci saranno senz’altro interventi di riqualificazione anche sulla ricettività alberghiera: molti fondi, infatti, arrivano dalla Regione Veneto proprio per la riqualificazione turistica della provincia di Belluno. Così avremo ricadute positive anche sulla rivitalizzazione sociale di quelle zone.

La storia insegna che l’organizzazione dei grandi eventi, come un’Olimpiade, va gestita con intelligenza e lungimiranza. Milano con l’Expo ha dimostrato di saper affrontare questa sfida. E il Veneto sarà all’altezza?

Sicuramente. Il ticket Milano-Cortina ha vinto anche per la sensibilità alle questioni ambientali. Anzi, sono convinto che in una logica di sussidiarietà economica, cioè di coinvolgimento di soggetti privati accanto al ruolo degli enti pubblici, e di sostenibilità, vale a dire attenzione al riutilizzo degli spazi e degli impianti che saranno realizzati in vista del 2026, le Olimpiadi di Milano-Cortina saranno davvero un modello innovativo e rivoluzionario.

Perché?

Saranno le prime Olimpiadi a svolgersi nel segno degli obiettivi fissati dall’Agenda 2020, che prevede molta sostenibilità. Non verranno costruiti molti impianti nuovi, visto che l’80% saranno rimodernati e rigenerati.

Questo cosa significa?

Un abbattimento, rispetto alle edizioni precedenti, dei costi operativi pari al 20%: si parla di 400 milioni di dollari di investimenti.

Visto che siamo sui numeri, proviamo a dare qualche cifra sull’impatto economico dei Giochi 2026?

Finora sono state realizzate tre analisi. Una dell’Università Bocconi sull’area di Milano, una dell’Università Ca’ Foscari di Venezia su Veneto e Province autonome di Trento e Bolzano e una dell’Università La Sapienza di Roma a livello nazionale. Per i territori di Lombardia e Veneto è prevista una ricaduta di quasi 4,5 miliardi entro il 2026 e 36mila nuovi posti di lavoro, così suddivisi: si stima per la Lombardia un impatto economico superiore ai 2,8 miliardi e 22mila nuovi posti di lavoro, mentre per il Veneto si stimano 1,5 miliardi di “fatturato” e 14mila nuovi occupati.

Che cosa si intende per “fatturato”?

Sono comprese tre voci. Uno: la ricognizione delle spese generate per l’implementazione dei Giochi, vale a dire l’analisi di tutti i costi, di tutto il volume d’affari prodotto dalle aziende che operano per garantire lo svolgimento dei Giochi olimpici. Due: si stima l’impatto economico indiretto, cioè quello generato dal primo volàno.

Può citare un esempio?

Un’azienda chiamata a costruire un impianto – primo volàno – dovrà poi rivolgersi ad altri produttori e fornitori, per avere la calce, realizzare gli impianti idraulici o gli infissi e via dicendo.

E la terza voce?

E’ costituita dalle entrate fiscali prodotte dall’evento. E per il Veneto, realtà che conosco meglio, il valore aggiunto prodotto dalle spese in conto capitale sarà intorno ai 209 milioni di euro, i costi operativi saranno 810 milioni di euro e le spese dei visitatori 442 milioni, da cui poi deriverà un gettito fiscale aggiuntivo di 226 milioni.

Ma come saranno divise le spese per l’organizzazione e la realizzazione dei Giochi olimpici, che sono stimate poco più di 1,1 miliardi?

Ci saranno spese in conto capitale per 165 milioni, costi di gestione per 657 milioni e spesa dei visitatori per 302 milioni. Il modello previsivo, basato sull’input/output, è quello più utilizzato in questi ambiti di valutazione.

L’organizzazione dei Giochi olimpici ha sempre coinvolto anche gli investimenti privati. Ci si aspetta una risposta brillante?

Sicuramente sarà vivace. Un altro elemento qualificante, che ha fatto pendere la bilancia dalla parte di Milano-Cortina rispetto a Stoccolma Aare, è proprio la presenza di questi elementi di sussidiarietà economica, garantita da imprese e da investimenti privati che affiancano il pubblico nella gestione dell’evento. Molti imprenditori sono già in azione per i Mondiali del 2021 e molti imprenditori si muoveranno in vista del 2026, considerando che le risorse presenti sul territorio saranno in grado di far fronte a questa domanda di riqualificazione e rigenerazione.

Sarà una compartecipazione rilevante?

Direi di sì, visto che, a fronte del 75% finanziato dal Cio, sul 25% dei costi operativi che saranno a carico di Regione Lombardia, Regione Veneto e Province autonome di Trento e Bolzano si innesterà molta imprenditoria privata, che ha nel suo Dna l’idea di effettuare investimenti di medio e lungo periodo.

Per la provincia di Belluno, fatte le debite proporzioni, i Giochi 2026 potrebbero essere ciò che l’Expo ha rappresentato per Milano?

Me lo auguro, soprattutto se gli investimenti saranno pensati con intelligenza e lungimiranza, e non solo per l’Olimpiade in sé.

Di solito, infatti, le Olimpiadi lasciano un’eredità pesante, in termini di strutture imponenti. Anche nel 2026 si correrà lo stesso rischio?

Non penso, perché sarà più facile il riutilizzo degli impianti in chiave non più sportiva, ma turistica o residenziale. Basti pensare anche al nuovo villaggio olimpico che a Milano si inizierà a costruire dal 2022 e che sarà poi riconvertito per altre finalità, commerciali o residenziali. Il punto di forza di questi Giochi non sarà tanto la costruzione dell’opera in sé, utilizzabile solo per i giorni dell’Olimpiade, quanto in un’ottica di economia circolare. Non credo che si faranno gli stessi errori commessi in occasione dei Mondiali di calcio di Italia 90, quando vennero costruiti stadi troppo grandi e che oggi sono difficili da riempire e costosi da mantenere.

(Marco Biscella)

© RIPRODUZIONE RISERVATA