Olimpiadi Tokyo “sicure”/ Nessuna diffusione di Covid tra partecipanti e popolazione

- Claudio Franceschini

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Tokyo 2020 non hanno avuto un effetto immediato o significativo sulla diffusione del Coronavirus in Giappone: lo rivelano nuovi dati presentati a novembre.

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Una veduta di Tokyo, dove si sono svolte le Olimpiadi 2020 (Foto LaPresse)

OLIMPIADI: NESSUNA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS

Le Olimpiadi di Tokyo e le Paralimpiadi sono state posticipate di un anno e, secondo uno studio portato avanti dal Dottor Saito Tomoya, direttore del Centro d’Emergenza per la Preparazione e la Risposta dell’Istituto Nazionale delle Malattie Infettive del Giappone, non hanno avuto relazioni significative con le nuove positività al Coronavirus riscontrate nel Paese. nel corso di una conferenza mondiale sulla prevenzione di infortuni e malattie nello sport, che si è tenuta alla fine del mese scorso a Monaco, il dottor Tomoya ha presentato i suoi dati.

E’ stato seguito poi dal Dottor Brian McCloskey – responsabile del gruppo di esperti indipendenti sulle contromisure al Covid-19 per le Olimpiadi di Tokyo. Quest’ultimo ha presentato i risultati di questo gruppo, che ha sostanzialmente lavorato per assicurare che i Giochi Olimpici e Paralimpici si svolgessero in sicurezza così da fornire anche un’utile lezione per eventi futuri in tempo di pandemia (si tratti di questa o, eventualmente, di un’altra).

Di fatto, i risultati dello studio del Dottor Saito hanno rivelato come la variante esplosa in Giappone, la AY.29, non si è estesa al resto del mondo e, probabilmente originata dal ceppo Delta entrato nel Paese verso maggio, è rimasta la sola in grado di generare un’epidemia in Giappone. Questo significa, come conclusione, che le Olimpiadi e le Paralimpiadi non hanno avuto effetti sensibili sulla popolazione nipponica: gli atleti o i membri dello staff che abbiano riscontrato una positività al Coronavirus non hanno generato una nuova ondata pandemica. Di fatto, i casi sviluppatisi tra gli ospiti arrivati dall’estero, che sono rimasti nel villaggio olimpico, sono stati contenuti e la maggior parte delle positività sono avvenute tra i giapponesi che vivevano a Tokyo e dintorni, colpiti esattamente come il resto della popolazione.

LE CONCLUSIONI DELLO STUDIO

“Sembra non esserci stato un impatto direttamente negativo sull’epidemia a Tokyo durante i Giochi” ha concluso il suo intervento alla conferenza il Dottor Saito; corroborato da McCloskey, che ha sostenuto come a contenere la pandemia durante le Olimpiadi ha contribuito un mix di misure sanitarie “standard” e un programma di test e tracciamenti unito alla campagna vaccinale. “Questi risultati dimostrano come la gestione della pandemia di Covid-19 dipenda dall’uso di ogni opzione disponibile” ha detto, per poi aggiungere che, nonostante le critiche e le preoccupazioni emerse prima delle Olimpiadi di Tokyo 2020, l’evento non ha portato a una diffusione sostanziale dell’epidemia, e che dunque gli eventi di massa in termini generali possono essere portati a termine in maniera sicura intraprendendo ogni tipo di contromisura. Alla fine i dati parlano di 33 casi di positività tra 11300 atleti, e 464 tra decima di migliaia di persone accreditate: di fatto, le Olimpiadi sono state sicure sia per chi vi ha partecipato che per la popolazione del Giappone.





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