OLTRE LA CRISI/ Sapelli: la ricetta-Draghi vale più di tutti i lockdown

- Giulio Sapelli

La Federal Reserve è intenzionata a mettere in campo misure che possono aiutare a superare la crisi più velocemente di quanto può avvenire in Europa

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Mario Draghi, presidente della Bce dal 2011 al 2019 (LaPresse)

“La politica monetaria resterà accomodante fino a quando i vaccini saranno ben sviluppati e la ripresa potrà guadagnare slancio”. Christine Lagarde ha pronunciato queste parole nel corso dell’inaugurazione del Forum annuale delle banche centrali svoltosi a Sintra (Portogallo) in questo novembre del 2020, anticipando, secondo alcuni osservatori, le scelte che saranno annunciate dal consiglio direttivo della Bce nella riunione del 10 dicembre prossimo. Chissà se i banchieri centrali, che da qualche tempo si ritrovano annualmente in quella storica residenza estiva dei re portoghesi, sanno che a circa dieci chilometri dal luogo dove s’incontrano, sulle scogliere dell’Atlantico, svetta il piccolo comune di Colares.

Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove si vendemmiano tardivamente in ottobre i più buoni vini rossi e bianchi del mondo, frutto di un lavoro secolare di una comunità orgogliosissima di questo prodotto delle fatiche di un popolo. Il vino dovrebbe ispirarli, perché si tratta di una viticoltura tra le più piccole come dimensione e tra le più ostiche come modo di produzione, composta com’è da vigne centenarie non innestate e che devono strisciare per terra per proteggersi dal forte vento salino. Le rese sono molto basse, i pochi grappoli che la pianta riesce a produrre devono essere appoggiati su delle piccole canne per non cascare direttamente per terra e ammuffire. È una metafora che ben rappresenta la situazione piena di rischio in cui si trova il rapporto tra finanza ed economia reale: un rapporto che ha bisogno di fondamentali innovazioni rispetto alla vulgata ordoliberista dolorosa e infausta. I dogmi teutonici inscritti nello statuto della Bce si sono solo fatti dimenticare dall’azione di marca Usa propugnata grazie a Mario Draghi e che l’avvocato Lagarde non pare in grado di poter rinnovare per i suoi diversi punti di riferimento geopolitici.

È vero: quei dogmi sono fondati sull’ignoranza crassa della storia e della teoria economica, ma forse proprio per questo sorreggono con arroganza una politica di potenza nazionale che ricorda troppo quell’infausto Lebensraum (spazio vitale, ndr) che spaventa tutto il mondo, soprattutto ora che quell’arroganza si allea con l’aggressività cinese. È pur vero che la Bce si prepara dar vita a 500 miliardi di programma di acquisti anti-virus (Pepp) e a spostare la scadenza dal 30 giugno al 31 dicembre 2021. Ma tutto ciò è insufficiente. Solo la Fed si è posta a capo di quella politica innovativa che ho evocato in un precedente articolo su queste pagine la settimana scorsa e che già prima della sconfitta elettorale di Trump è decisa a continuare. Per Powell, infatti, rimangono solidi i presupposti che avallano ulteriori rialzi dei tassi, in modo graduale, da parte della Federal Reserve e questo per salvare le banche dai pericoli che corre l’economia reale, nonostante la ripresa inaspettata di marzo 2020, in tutto il mondo. Lo aveva detto Powell già nel 2018 sempre parlando da Sintra. Forse aveva bevuto i vini di Colares.

Pochi giorni fa Powell ha affermato che “l’economia Usa sta performando molto bene”, che “è probabile che il mercato del lavoro si rafforzi ancora di più” e che “gli stimoli fiscali (quelli lanciati da Trump) dovrebbero continuare a sostenere la domanda nei prossimi anni”. Per questo ha appena alzato i tassi a lungo termine (nella generale sottovalutazione a livello internazionale di questa strategica decisione), nell’evidente consapevolezza che il momento continua a essere gravissimo e che bisogna continuare la politica annunciata tempo fa e che falsificava l’assunto del tetto insuperabile del 2% di aumento dei prezzi. Tetto mai, del resto, raggiunto, per via dei bassi salari, del basso tasso di profitto e della bassa produttività, in questa catastrofica continuità della deflazione secolare che sta distruggendo le basi stesse del capitalismo finanziarizzato.

Come ci insegna l’esperienza storica delle grandi crisi capitalistiche, il panico finanziario diminuisce man mano che i responsabili politici diventano più audaci e creativi. Non a caso negli ultimi giorni la cosiddetta “atmosfera” è migliorata sui mercati finanziari. E questo per l’azione politica estremamente decisa degli Stati Uniti, nonostante la campagna elettorale e la guerra civile strisciante in corso in quella grande nazione. Nell’ultima settimana la Fed ha esteso il suo Quantitative easing alle obbligazioni municipali a breve termine e ha annunciato un programma di acquisti che investirà obbligazioni societarie e Asset Backed Securities per 300 miliardi di dollari. Ha poi reso il programma Qe “illimitato” (inizialmente da 700 miliardi di dollari). Nel frattempo, il Congresso ha approvato, bipartisan, un piano fiscale da 2.000 miliardi di dollari, pari a circa il 10% del Pil nazionale! Il pacchetto finanzia nazionalizzazioni di salvataggio, aiuti alle Pmi, sostegno al reddito delle famiglie, indennità di disoccupazione e sanità, anche se ancora ci si ostina a non riporre in marcia il cosiddetto Obamacare. Il programma di salvataggio include garanzie che potrebbero essere fatte lievitare 10 volte dalla Fed!

L’Europa, invece, nonostante gli annunci, spinge il mondo verso la catastrofe. E la Bce è ancora l’unica a prendere posizione. La classi politiche e burocratiche europee non sono riuscite a trovare un accordo su un’eventuale mutualizzazione dei costi della crisi sufficiente per superarla. Per questo la Bce, superando, grazie alla pressione della cancelliera Merkel, le opposizioni della sua tecnocrazia teutonica, ha reso sempre più credibile il suo programma per l’emergenza pandemica (750 miliardi di euro), eliminando il limite per i titoli di Stato che finora ha vincolato gli acquisti sugli asset pubblici.

Come avevo ricordato nel mio precedente intervento su queste pagine, è giunta l’ora di comprendere come sia importante dar seguito all’idea che Christine Lagarde annulli completamente il credito derivato dalla sua politica di acquisti anti-crisi. Una banca centrale, anche la Bce che stoltamente non lo è, ma che agisce come tale a scappamento ridotto e generando un’entropia via via sempre più nefasta, può benissimo avere “mezzi propri” negativi per gli acquisti di titoli di stato posti in essere e che fanno debito. Per rispondere all’inevitabile reazione della Corte costituzionale tedesca, non si tratterebbe, ripeto, di annullare formalmente i debiti, ma di trasformarli in una rendita perpetua che la Bce deterrebbe nei confronti degli Stati a tassi di interesse nulli.

Mi si dice che questa è un’applicazione della Teoria monetaria moderna (Mmt) che, in ultima istanza, sostiene che i governi dovrebbero usare la politica fiscale per conseguire la piena occupazione, mentre le banche centrali creano il denaro necessario per finanziarne gli acquisti. È ciò che di già e da tempo accade negli Usa e che gli ignoranti si affannano nel non riconoscere: la Mmt dalla teoria alla pratica negli Stati Uniti è una realtà. E con la vittoria di Biden sarà il “verbo”, come richiesto a suo tempo giustamente da Sanders. I governi mondiali che hanno delle banche centrali reali e non fittizie seguono tutti la Fed e con il contributo finanziario delle banche centrali stanno, appunto, salvando il settore privato – sollevando grandi questioni sulla reale consistenza delle nostre economie di “libero mercato”. Nei prossimi mesi, in questo modo, l’offerta si riprenderà più velocemente della domanda, mantenendo ciò che si continua stupidamente a chiamare inflazione (mentre altro non è che reale e drammatica deflazione!) sotto controllo.

E forse, allora, Europa ordoliberista permettendo, si potrebbe in tal modo fuoriuscire dalla crisi pandemica… se la movida natalizia e del nuovo anno non colpirà l’umanità tutta un’altra volta, come questa estate.

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