Omar Monestier, morto direttore Il Piccolo e Messaggero Veneto/ “Stroncato da malore”

- Silvana Palazzo

Omar Monestier, morto il direttore de Il Piccolo e Messaggero Veneto: “Stroncato da malore nella notte, era a casa”. Lutto nel mondo del giornalismo, il cordoglio di Luca Zaia

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Omar Monestier (Foto: YouTube)

Il mondo del giornalismo è in lutto per la morte di Omar Monestier, direttore dei quotidiani Il Piccolo e Messaggero Veneto del gruppo Gedi. Fatale sarebbe stato un malore nella notte: il giornalista è morto mentre si trovava a casa. Nato a Belluno il 23 settembre 1964, viveva vicino a Udine. Da alcuni anni aveva assunto il ruolo di direttore di entrambe le testate, mentre dal 2012 era stato direttore del Messaggero Veneto di Udine e Pordenone.

Omar Monestier aveva cominciato la sua carriera di giornalista come collaboratore del Gazzettino, poi aveva lavorato per la Cronaca di Verona e aveva avuto tante collaborazioni nel nord est. Ha espresso cordoglio dopo la notizia che è morto Omar Monestier il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. «Ci ha lasciato prematuramente, in punta di piedi, un grande bellunese, un veneto Doc, un giornalista stimato in Veneto, ma anche in altre regioni d’Italia, come il Friuli e il Trentino, in cui ha lasciato la sua impronta indelebile».

OMAR MONESTIER MORTO: IL CORDOGLIO DI ZAIA

Il governatore veneto Luca Zaia ha evidenziato «il tocco della sua penna», definito indimenticabile «per la finezza, per la concretezza e per il rispetto e la ricerca della verità che hanno sempre contraddistinto i suoi articoli, elevandolo così anche a ruoli direzionali e di alto livello». Ma ha anche rimarcato il fatto che Omar Monestier ha lasciato il segno in ogni testata in cui ha lavorato, citando il Gazzettino sotto la direzione di Giorgio Lago, il Mattino di Padova come vicedirettore, alla Tribuna di Treviso e al Corriere delle Alpi di Belluno, la sua terra natia, come direttore. Leggere il curriculum vitae di Omar Monestier «fa sgranare gli occhi per le innumerevoli esperienze che gli hanno fornito, nel tempo, ricchezza, preparazione, solidità e maturità nella scrittura». Dopo la sua morte bisogna abbandonarsi, secondo Zaia, «al silenzio, al ricordo, alla testimonianza dei suoi scritti: fermiamoci un attimo e piangiamo una grande perdita per la cultura giornalistica veneta».







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