OMICIDIO GIORGIO AMBROSOLI/ Il figlio Umberto “poteva tirarsi indietro, non lo fece”

- int. Umberto Ambrosoli

Giorgio Ambrosoli, liquidatore della banca di Michele Sindona, viene ucciso 40 anni fa da un killer pagato dal banchiere

giorgio ambrosoli
Giorgio Ambrosoli

E’ la sera di 40 anni fa, l’11 luglio 1979, quando William Joseph Aricò, un killer giunto appositamente dall’America come in un brutto film sulla mafia, spara e uccide Giorgio Ambrosoli, 47 anni, liquidatore incaricato della Banca Privata Italiana a Milano, davanti alla sua abitazione. L’uomo, arrestato, confesserà di essere stato pagato da Michele Sindona, il banchiere proprietario della banca stessa. Definito “un faccendiere spregiudicato in odore di mafia e P2”, Sindona e le sue attività bancarie erano in profonda crisi da tempo, tanto che l’istituto fu messo in liquidazione coatta amministrativa nel settembre 1974. Colpa di Ambrosoli fu quella di non aver voluto sottoscrivere alcun piano di salvataggio a spese dello Stato. Da tempo sapeva che su di lui pendeva una condanna a morte, ma non si tirò mai indietro. Ne abbiamo parlato con il figlio Umberto.

Guido Carli scelse suo padre come liquidatore: poteva rifiutarsi o decise di sfidare coscientemente quel mondo che arrivò a ucciderlo?

Alcuni anni fa incontrai un professionista dalla carriera straordinaria che mi disse che anche a lui venne proposto quell’incarico, ma che rifiutò perché aveva capito che razza di intrecci criminali nascondeva. Questo fatto risponde solo parzialmente alla sua domanda.

Ci dica il seguito.

La lettera che mio papà ha lasciato nel febbraio 1975 pochi mesi dopo aver accettato l’incarico dimostra che anche lui aveva capito che ginepraio ci fosse dietro e proprio per questo accettò l’incarico.

Un gesto di grande coraggio. La definizione di “eroe borghese” che intitola il libro uscito nel 1991 di Corrado Stajano che racconta la vicenda di suo padre (da cui fu tratto anche un film, ndr) la trova d’accordo?

Trovo che sia un meraviglioso titolo per un meraviglioso libro e rispecchia tante cose. Ad esempio quella di considerare genericamente le figure come la sua e quella che fosse apparentemente anomalo che dei gesti di coraggio così forti e a modo loro rivoluzionari non fossero la norma nel mondo borghese tranquillo. Tranquillità nella quale papà poteva rifugiarsi ma invece ha preferito scegliere quel tipo di impegno.

Nel 2010 Giulio Andreotti disse che suo padre “se l’era cercata”. Quella frase, come figlio, le pesa ancora?

L’ho trovata molto utile come affermazione dal punto di vista della ricostruzione storica perché ha tolto qualsivoglia dubbio a chi si chiedeva da che parte stesse Andreotti nel corso di quel periodo, una affermazione che ha dimostrato che non stava certo dalla parte di mio padre.

E’ stato detto che l’omicidio di suo padre “fu il culmine di un certo modo di fare finanza ed economia”. Che cosa è oggi invece il mondo della finanza?

E’ fuor di dubbio che rispetto a quegli anni il settore finanziario abbia oggi regolamentazioni straordinariamente più capaci di tutelare risparmiatori e investitori. La principale colpa del mondo politico di allora è stata quella di non aver voluto realizzare quelle riforme al sistema necessarie per essere al passo coi tempi e così hanno lasciato carta bianca in assenza di divieti, di trasparenza a chi ha potuto fare cose incredibili per il fallimento di quella banca. Dico incredibili non perché non fossero credibili, ma perché furono particolarmente gravi.

Il sistema finanziario attuale la trova dunque ottimista?

Oggi il sistema è molto affinato ma in tante circostanze come ha detto il Procuratore di Milano Francesco Greco ci vuole attenzione perché sono stati alzati ostacoli più alti ma si è anche affinità la capacità di aggirare questi ostacoli. Occorre rendere costante l’operatività contro le attività criminali e aggiornare l’azione continuamente perché queste complicazioni rendano inaffidabile l’operatività di chi si muove nel mondo criminale.

Pensa che la figura di suo padre e la sua lezione morale siano ricordate in modo adeguato?

Dal 1991 quando uscì il libro di Stajano all’esempio di papà si è aggregato un maggior affetto e maggiore attenzione anche in chi non ha gli strumenti per leggere quegli anni. Non riesco a immaginare modi ulteriori per ricordarlo, riesco a immaginare gli italiani più responsabili nei vari segmenti in cui sono impegnati per onorare la figura di papà così come le figure di Livatino, Falcone e tante altre persone. Questo è un passaggio in più che possiamo fare. Spero che figure come le loro ci siano di stimolo.

(Paolo Vites)

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