Omicidio Guerrina Piscaglia/ Uccisa da Padre Graziano: lui punta a revisione processo

- Emanuela Longo

Il caso di Guerrina Piscaglia al centro di Amore Criminale: dalla scomparsa alla condanna di Padre Graziano. L’uomo spera nella revisione del processo

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Guerrina Piscaglia, Chi l'ha visto

Sarà il caso di Guerrina Piscaglia al centro di Amore Criminale, nell’appuntamento in replica in onda nella terza serata di Raitre di oggi, a partire da 25 minuti dopo la mezzanotte. Dalla misteriosa scomparsa di Guerrina, donna schiva di 49 anni di Ca’ Raffaello, in provincia di Arezzo, sono trascorsi sette anni ma il corpo della donna non è mai stato trovato. La sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che ad uccidere la casalinga, sposata e con un figlio, sarebbe stato il prete del paese. Tuttavia, anche dopo il punto messo dai tre gradi di giudizio, la vicenda continua ad oggi ad essere costellata da numerosi buchi neri, a partire dalla mancanza di un cadavere.

Era il primo maggio del 2014 quando di Guerrina, originaria di Novafeltria si perdono le tracce. La donna non lasciò detto nulla al marito Mirco Alessandrini, nè al figlio Lorenzo, affetto da disabilità. Secondo quanto fu ricostruito dalle lunghe indagini, quel giorno Guerrina, subito dopo pranzo, uscì di casa e si incamminò a piedi verso la canonica di Ca’ Raffaello. La donna era segretamente innamorata di padre Graziano, prete congolese con il quale sognava di vivere insieme e di avere un figlio, come sottolineato dalla fitta corrispondenza di messaggi sui cellulari.

Omicidio Guerrina Piscaglia: condannato Padre Graziano

All’improvviso però, qualcosa nel presunto rapporto clandestino tra Padre Graziano e Guerrina Piscaglia cambiò. Forse lei pretese qualcosa in più, forse lui fu spaventato dalle eccessive richieste della casalinga. Fatto sta che secondo i giudici il prete uccise Guerrina il giorno stesso. Sulle modalità del delitto, su dove abbia poi nascosto il corpo e sull’eventuale presenza di complici è sempre stato buio pesto. Il 20 febbraio 2019 il prete congolese è stato condannato in via definitiva a 25 anni di carcere per omicidio e distruzione di cadavere.

A tradire Gratien tutta una serie di indizi, come rammenta il Corriere di Arezzo, a partire dall’uso del telefonino della vittima. Furono infatti inviati alcuni messaggi dal dispositivo di Guerrina che per gli inquirenti furono però scritti dal suo assassino. Uno di questi fu inviato per errore ad un contatto della sua esclusiva rubrica. Rispetto alle accuse contro di lui, sebbene siano state sempre respinte dichiarandosi estraneo ai fatti che gli sono stati contestati, la chiesa ha prima difeso e progressivamente allontanato Padre Graziano oggi sconta la sua pena a Rebibbia ma non ha mai confessato l’omicidio.

Sette anni dal giallo: Gratien spera nella revisione del processo

Attorno alla fine di Guerrina Piscaglia si sono rincorse solo molte ipotesi, come quella del corpo messo in un sacco e gettato nei bidoni dei rifiuti lungo la strada Marecchiese, destinazione inceneritore. Ipotesi però, senza mai alcuna conferma.

In occasione del settimo anniversario della scomparsa di Guerrina, Silvano Piscaglia, suo familiare, ha voluto lanciare l’ennesimo appello rivolgendosi al prete in carcere: “Anche in questa triste ricorrenza siamo qui a ripetere il solito appello: Gratien Alabi ci dica dove ha messo Guerrina, dove possiamo ritrovare i resti”. Resta in attesa, finora vana, anche la famiglia Alessandrini con la quale Guerrina consumò l’ultimo pranzo prima di sparire per sempre: “Un’ansia che non finisce mai, il peso di non poter far visita ad una tomba dove portare un fiore e recitare una preghiera”, commentano. Adesso il congolese, condannato in via definitiva spera nella revisione del processo alla quale sta lavorando il suo avvocato Riziero Angeletti puntando sulla rilettura delle celle telefoniche e la testimonianza mai resa di due frati presenti quel giorno in canonica.



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