Omicidio Guerrina Piscaglia/ Vaticano riporterà padre Gratien allo stato laicale

- Alessandro Nidi

A “Storie Italiane” gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di Cà Raffaello: padre Gratien si accompagnava ad alcune prostitute e consumava alcolici

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Guerrina Piscaglia, Chi l'ha visto

A “Storie Italiane”, la trasmissione di Rai Uno condotta da Eleonora Daniele e in onda tutti i giorni dalle 10 dal lunedì al venerdì, si è parlato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia, uccisa da padre Gratien Alabi, secondo quanto stabilito dalla Giustizia italiana. In queste ore è infatti giunta la notizia che padre Graziano non è più padre: è stato espulso dalla congregazione a cui apparteneva e dunque esentato dai voti che lui aveva scelto per stare in questa comunità. Contemporaneamente, il Vaticano ha avviato l’iter per riportare il frate congolese allo stato laicale. In questo momento, però lui può ancora celebrare Messa. In collegamento è intervenuta zia Rosa, parente di Guerrina Piscaglia, che ha dichiarato: “Io sono credente e il perdono lo do a chiunque, ma padre Graziano non doveva farci ciò che ha fatto. Per noi era davvero una persona di famiglia. Ha tolto una mamma a un bambino che oggi ha 28 anni ed è indipendente, ma che avrebbe ancora bisogno dell’amore di sua madre”.

OMICIDIO DI GUERRINA PISCAGLIA: “ASPETTIAMO DA 6 ANNI UNA RISPOSTA”

A proposito dell’omicidio di Guerrina Piscaglia, zia Rosa ha raccontato a “Storie Italiane” quanto sia ancora grande il dolore per la scomparsa della donna: “Aspettiamo da 6 anni una risposta, deve dirci dove ha nascosto il corpo di Guerrina. Noi stiamo male come il primo giorno, non sappiamo che fine abbia fatto Guerrina”. Adesso si attende una sentenza di riduzione allo stato laicale da parte del Vaticano nei confronti di padre Gratien, al momento non ancora pervenuta, ma alla famiglia il riconoscimento della sua colpevolezza non può bastare. L’ordine dei Premostratensi, peraltro, è disposto anche a partecipare alla causa sulla richiesta danni avanzata dai familiari di Guerrina (il marito Mirco e il figlio disabile Lorenzo), che hanno chiamato in causa anche la Curia di Arezzo che aveva inviato a Cà Raffaello il sacerdote, del quale, nelle indagini, sono emersi anche alcuni retroscena (frequentava osterie, era dedito al consumo di sostanze alcoliche e si accompagnava ad alcune prostitute).



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