Omicidio Lidia Macchi, Stefano Binda/ Video “Fine di un incubo? È stato tutto reale”

- Davide Giancristofaro Alberti

Stefano Binda, in carcere ingiustamente per l’omicidio di Lidia Macchi, si è raccontato negli studi di Quarto Grado: le sue parole

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Stefano Binda e il caso Lidia Macchi (Quarto Grado)

Stefano Binda è stato assolto definitivamente dall’accusa di aver violentato e ucciso 34 anni fa Lidia Macchi, la ragazza trovata senza vita in un bosco del Varesotto il 7 gennaio del 1987. Dopo più di 1000 giorni di carcere, tre anni e mezzo rinchiuso ingiustamente, il fervente cattolico è potuto tornare in libertà. Ieri Stefano Binda è stato ospite della trasmissione di Rete Quattro, Quarto Grado, e nell’occasione ha dialogato con il conduttore Gianluigi Nuzzi: “L’uscita di galera è stata la fine di un incubo? Innanzitutto non è stato nulla di onirico è stato tutto reale – le parole dell’uomo condannato all’ergastolo nel 2018, con alle spalle una laurea e un dottorato in filosofia – e io la realtà di questo paese e io questa realtà l’ho presa tutta in faccia in assoluta veglia, non ho dormito per nulla, ritengo che altri abbiano dormito e quel sonno della ragione che produce mostri”.

Binda è stato assolto definitivamente in Cassazione, quindi ora ci si domanda chi è stato ad uccidere Lidia Macchi: “Non posso dirlo che è emerso dalla lettura delle carte – dice lo stesso Binda – questa assoluta certezza che fosse un amico, della cerchia, a me pare meno evidente”.

OMICIDIO LIDIA MACCHI, STEFANO BINDA: “VORREI PARLARE CON SUA MAMMA MA…”

Una Lidia Macchi che Stefano Binda quasi non conosceva: “A casa sua sono andato solo in un’occasione“, ricorda, per poi rimembrare anche un episodio avvenuto una volta su un pullman, di ritorno da un’assemblea di Comunione e Liberazione: “Eravamo su un pullman di ritorno di una qualche iniziativa di Cl, ci si ferma in autogrill e ci sono 4 ragazze, si parla dell’assemblea, e quando scendo per andare a fumare dissi a Lidia che secondo me lei aveva ragione. E rispose si “Perchè Gesù…” dimostrando una fede che ho anche io. Io sono stranissimo se una cosa mi colpisce…”. Sulla famosa poesia anonima spedita a casa della famiglia Macchi, Binda commenta: “Non spedirei una cosa con i buchi, non ho mai mandato nulla che fosse anonimo”. Tre anni e mezzo passati in carcere, ma il momento più duro è stata la morte del padre di Lidia, il signor Giorgio: “Pensavo al fatto che l’ultima cosa che avesse sentito era stata che Stefano Binda fosse stato condannato, non ha potuto vedere più nulla”. Poi ha aggiunto: “Io prego per Lidia, tutti i giorni, chiamerò la mamma? Spero che adesso che il mio processo sia finito, la famiglia Macchi possa tornare anche per me ‘la famiglia Macchi’, non l’accusa, spero ci siano condizioni per parlarsi, al momento non le vedo”. Clicca qui per l’intervista completa a Quarto Grado



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