Omicidio Mariella Cimò/ Marito Di Grazia condannato a 25 anni: ricorso in Cassazione

- Emanuela Longo

Mariella Cimò, un giallo lungo 9 anni: per due gradi di giudizio si trattò di omicidio. Il marito Salvatore Di Grazia, condannato a 25 anni, ricorre in Appello

Il Sussidiario.net
Turi, il marito di Mariella Cimò

Il giallo di Mariella Cimò sarà al centro della nuova puntata di oggi di Quarto Grado, in onda su Rete 4. La donna scomparve misteriosamente dalla sua casa di San Gregorio di Catania nella notte tra il 24 ed il 25 agosto 2011. Da allora sono passati oltre 9 anni ma il mistero resta ancora. Sebbene il suo corpo non sia mai stato trovato, il marito Salvatore Di Grazia detto Turi è stato condannato anche in Appello a 25 anni di reclusione, sebbene oggi sia ancora libero senza alcuna misura cautelare in attesa della Cassazione. L’accusa a suo carico è gravissima: omicidio e soppressione del cadavere. Come riferisce CataniaToday, però, lo scorso gennaio gli avvocati dell’imputato hanno presentato il ricorso in Cassazione dopo la conferma della condanna da parte dei giudici della Corte d’Appello di Catania dell’8 luglio 2019. La nuova udienza sul caso potrebbe avvenire solo il prossimo anno, ma rischia di slittare per via dell’emergenza Coronavirus. Il mistero di Mariella Cimò, dunque, continua e mentre il marito continua a definirsi innocente, sostenendo l’allontanamento volontario della donna, la corte di Catania, nel confermare le responsabilità di Di Grazia, in 100 pagine di motivazioni ha valorizzato tra i vari elementi a carico dell’uomo l’inesistenza di serie e logiche ipotesi alternative all’omicidio della moglie.

OMICIDIO MARIELLA CIMÒ: IL CASO A QUARTO GRADO

Mariella Cimò aveva 73 anni all’epoca della sua sparizione. Il marito 81enne, Salvatore Di Grazia, ha sempre insistito sulla tesi dell’allontanamento volontario, come rammenta Fanpage.it in un articolo successivo alla sua condanna in Appello: “Mia moglie si è allontanata volontariamente, spero che torni presto per invecchiare insieme”, aveva detto. Eppure per l’accusa l’uomo l’avrebbe uccisa dopo che la moglie avrebbe scoperto le relazioni extraconiugali intrattenute nell’autolavaggio di famiglia e minacciava di diseredarlo. Sul tema, dopo la sentenza di primo grado proprio a FanPage Turi aveva commentato: “Non mi sarei fatto sorprendere da mia moglie anche se, dopo 40 anni, ci può stare di voler ‘assaggiare’ qualcosa di diverso. Lei, infatti, era fissata che l’autolavaggio fosse per me una distrazione e così negli ultimi tempi faceva dei blitz”. La sparizione della donna, avvenuta nove anni fa, culminò dopo l’ennesima lite proprio per l’autolavaggio. Mariella avrebbe minacciato di vendere mentre l’uomo dichiarò che quella mattina uscì presto di casa ed al suo ritorno non ritrovò più la consorte. Con Mariella sparirono anche diverse decine di migliaia di euro ma non cellulari, auto ed altri effetti personali. E’ stato l’intervento del fratello e dei nipoti di Mariella a spingere le indagini verso l’ipotesi dell’omicidio: ad incastrare Di Grazia sarebbe un video che mostrano il ritorno a casa di Mariella la sera prima, il 24 agosto, ma non la sua uscita, il 25 agosto. Per il marito sarebbe uscita dal retro, versione alla quale due gradi di giudizio non avrebbero creduto.

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