Oms ‘filo-Cina’ esclude Taiwan da assemblea 18 maggio/ “Fuori per motivi politici”

- Niccolò Magnani

Oms – su pressioni della Cina – esclude Taiwan dalla assemblea sul coronavirus del prossimo 18 maggio: “esclusi per motivi politici”, eppure sono tra i modelli della gestione anti-Covid

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Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus con Michael Ryan e Maria van Kerkhove (Foto: LaPresse)

Taiwan, l’isola-Stato in conflitto perenne con la Cina non da oggi, sarebbe stata esclusa dall’assemblea generale OMS del prossimo 18 maggio dove si farà il punto sulla pandemia coronavirus e su tutti i nodi “irrisolti” (vaccino, origine contagio, dazi sanitari) che tengono al momento Cina e Stati Uniti su distanze “battagliere”. «Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha nessun mandato per invitare Taiwan a partecipare alla sua assemblea la prossima settimana» ha gatto sapere questo pomeriggio un avvocato portavoce dell’Organizzazione Mondiale Sanità, aggiungendo che gli Stati membri hanno «opinioni divergenti sulla partecipazione dell’isola auto-regolata».

Traduzione molto semplice di “la Cina non vuole” che Taiwan partecipi alla assemblea: i motivi sono sia “storici” per la costante battaglia di Pechino per tentare di riannettere l’influenza geopolitica sull’isola “ribelle” ma anche “sanitari”, dopo che uno dei Paesi che ha avuto tra i migliori risultati nel contrasto al coronavirus ha attaccato a fine marzo proprio l’Oms per la gestione «scellerata» dell’intera pandemia.

Alla richiesta di inchiesta sulle origini del Sars-CoV-2 si aggiunge ora il “nodo” Taiwan a creare una frattura enorme tra Stati Uniti e Cina sia in seno all’OMS che a livello internazionale: la Repubblica di Cina – che ricordiamo è il nome ufficiale di Taiwan – è considerata un modello nel contenimento dell’epidemia: è molto vicino al focolaio di Wuhan ma grazie a una strategia tempestiva ed efficace, è riuscita a limitare a soli 6 morti il bilancio della pandemia, senza neppure attuare misure di “lockdown”.

OMS E IL “CASO” TAIWAN

Proprio a partire da questi incredibili risultati – fondati su recinto digitale dei contagi, mascherine di Stato e lezioni imparate dopo la tremenda esperienza della SARS nel 2003 – Taipei ha chiesto di essere riammessa alle riunioni dell’OMS, trovando però il “niet” di Pechino che politicamente non ne riconosce la sovranità e la considera una provincia da riunificare. Dopo la salita al potere a Taiwan dei democratici di Tsai Ing-wen, contraria alla riunificazione, i rapporti che erano lievemente migliorati tra il 2009 e il 2016, sono peggiorati del tutto e Pechino ha posto veto tanto all’ONU quanto all’OMS sulla presenza attiva dell’isola “ribelle”.

«Se la missione dell’Oms è davvero di garantire il più alto livello di salute raggiungibile per ogni essere umano, allora l’Oms ha bisogno di Taiwan proprio come Taiwan ha bisogno dell’Oms», si legge nella lettera che la scorsa settimana il ministro della Salute Chen Shih-chung (responsabile della strategia di contenimento al Covid-19) ha inviato all’OMS, ribadendo «Tuttavia Taiwan è stata a lungo esclusa dall’OMS a causa di considerazioni politiche (…). Speriamo che, ora che questa pandemia si è ridotta, l’Oms capisca davvero che le malattie infettive non conoscono confini e che nessun paese dovrebbe essere escluso, per evitare che aumenti il gap nella sicurezza sanitaria globale». Secondo diverse fonti di intelligenze sia dalla Germania che da Israele, oltre che dagli Usa, da settimane grava sull’OMS l’accusa strisciante di aver ritardato l’annuncio della pandemia su forti pressioni della Cina, oltre ad aver ricevuto la richiesta di negare il più possibile la trasmissione da uomo a uomo all’inizio dell’emergenza.

L’Organizzazione ha ovviamente rimandato le accuse al mittente ma sarà proprio il 18 maggio prossimo l’occasione in Assemblea di portare sul tavolo tutti le tematiche “delicate” dell’intera gestione della pandemia Covid-19, con potenziale occasione di scontro tra i diversi Stati membri. Al momento Taiwan sembra che non ci sarà, a meno che gli Usa – nel tentativo dell’ennesima mossa anti-Cina – non provino a porre il “veto” chiedendo invece la partecipazione di chi già a marzo aveva accusato l’OMS di «aver ignorato l’allarme sul coronavirus fin dal 31 dicembre».



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