“Open Arms, macchè Salvini: fu Creus a sequestrare migranti”/ “Per spaccare governo”

- Mirko Bompiani

La cronistoria del caso Open Arms parla chiaro: non è Salvini il colpevole del sequestro dei 147 migranti in mare. Ecco la ricostruzione

Open Arms
Nave Open Arms (LaPresse, 2019)

Matteo Salvini è stato rinviato a giudizio per il caso Open Arms, ma l’inchiesta de Il Giornale fa rumore. L’approfondimento di Gian Micalessin mette nel mirino il comandante della nave Marc Reig Creus, considerato il vero «rapitore di migranti». Secondo quanto ricostruito dal quotidiano diretto da Sallusti, fu proprio il capitano a tenere i 147 immigrati in mare per quattordici giorni, rifiutando sia la Spagna che Malta.

Una gestione accordata tra Camps e la Ong spagnola che ha trasformato i 147 migranti in uno strumento politico per affondare le politiche dell’ex ministro dell’Interno italiano. Fu appunto il comandante della Open Arms a pretendere di tenerli in mare rifiutando ogni approdo alternativo, così da smuovere i media e «attivare i magistrati sensibili alla causa dell’accoglienza e dividere un esecutivo gialloverde ormai traballante».

OPEN ARMS, L’OBIETTIVO ERA AFFONDARE IL GOVERNO M5S-LEGA

Ma non è tutto. Il comandante della Open Arms ha rifiutato la destinazione spagnola anche se il diritto marittimo internazionale prevede che una nave è territorialmente parte dello Stato di cui batte bandiera, spagnola appunto. L’accoglienza dei migranti competeva a Madrid, dunque, e la cronistoria “assolve” Salvini: per 14 dei 20 giorni della vicenda Open Arms gli unici responsabili della permanenza dei migranti sono il comandante Creus e i capi della Ong. L’ex ministro dell’Interno resta teoricamente imputabile solo per sei giorni, spiega Micalessin: «Ma si tratta di un periodo limitato e confuso in cui il premier Giuseppe Conte, i ministri Toninelli e Trenta e il resto dei Cinque Stelle scelgono di rinnegare la linea precedente non per una resipiscenza umanitaria, ma al solo scopo di isolare un alleato trasformatosi in avversario».



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