OPEN ARMS, TRIBUNALE MINISTRI VS SALVINI/ Giunta Senato il 27/2 voterà sul processo

- Niccolò Magnani

Open Arms, atto di accusa del Tribunale dei Ministri contro Salvini: “fu sequestro di persona per 164 migranti”. FdI si schiera con il leader della Lega.

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Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa (LaPresse)

Nuovi aggiornamenti sul caso Open Arms: la Giunta per le immunità del Senato voterà la richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini il prossimo 27 febbraio 2020, alle ore 16.00. Ricordiamo che l’ex ministro dell’Interno è accusato di plurimo sequestro di persona aggravato per la nave Open Arms, sbarcata a Lampedusa il 20 agosto dopo sei giorni d’attesa. E’ scontro aperto tra il Tribunale dei Ministri ed il segretario federale della Lega, che trova l’appoggio di Fratelli d’Italia: «Anche le informazioni diffuse oggi confermano che sono totalmente infondate e pretestuose le accuse mosse a Matteo Salvini sul caso Open Arms, come in precedenza sulla Gregoretti. Il contrasto all’immigrazione illegale di massa, favorita anche dalle iniziative molto ideologiche e poco umanitarie di alcune ONG, è un dovere di ogni Governo e in particolare del Ministro dell’Interno. Fratelli d’Italia difenderà in ogni sede il diritto dei membri del Governo di agire per la difesa dei confini italiani e contro la deriva di chi vorrebbe far passare il principio che l’immigrazione è un diritto che non può essere limitato», le parole della leader Giorgia Meloni. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

OPEN ARMS, TRIBUNALE MINISTRI VS MATTEO SALVINI

Sono in tutto 114 le pagine scritte dal Tribunale dei Ministri di Palermo in merito all’atto di accusa contro Matteo Salvini sul caso Open Arms, il terzo per cui l’ex Ministro viene indagato dopo i casi Diciotti (archiviato dopo il rifiuto del Parlamento a procedere) e Gregoretti (ancora in attesa del voto in Senato): il TdM chiede così l’autorizzazione a processare il leader della Lega per sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio nel caso che vide lo scorso 1 agosto il soccorso di 164 migranti in zona Sar Libia da parte della nave ong Open Arms. Durò 19 giorni lo “stallo” della nave, nel pieno della crisi di Governo del Conte-1, con il caso migranti che inevitabilmente assumeva anche “valenza politica” nel braccio di ferro tra il Premier e l’allora Ministro degli Interni. Mentre la scorsa settimana era stato annunciato la richiesta di procedere in Parlamento per Salvini, oggi emergono le novità inserite nel lunghissimo atto di accusa – dove decade sia il reato di abuso in atti d’ufficio che le contestazioni a Matteo Piantedosi, all’epoca capo di gabinetto del Viminale – che sussistono nelle lettere scambiate tra Conte e Salvini tra il 14 e il 17 agosto nel pieno del caso Open Arms, mentre la nave spagnola era in attesa di un’assegnazione di porto sicuro. «Il 15 agosto il ministro Salvini sottoscriveva una nota di risposta ad una precedente missiva del 14.8.2019 del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, con cui lo si era invitato “ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull’imbarcazione», scrivono i tre giudici del Tribunale dei Ministri.

OPEN ARMS, LE LETTERE TRA CONTE E SALVINI

Nelle lettere riportate dai magistrati nell’atto di accusa contro Salvini, il leader leghista avrebbe rifiutato la proposta di Conte di far sbarcare i minori in quanto «dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani». Secondo i documenti in mano all’Adkronos, nel lungo atto il Tribunale dei Ministri sottolinea come Salvini stesso nella risposta al Premier Conte intendeva ribadire la sussistenza della giurisdizione spagnola in materia e «tornava a declinare ogni competenza ad assumere provvedimenti in ordine alla protezione di detti soggetti». I giudici di Palermo accusano Salvini di aver violato le convenzioni internazionali con una decisione presa in autonomia dall’allora ministro rispetto al resto del Governo (e dunque fu una scelta politica non congiunta ma “personale”): «La condotta omissiva ascritta agli indagati, consistita nella mancata indicazione di un Pos (porto sicuro, ndr) alla motonave Open Arms, è illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, più in generale, la tutela della vita umana, universalmente riconosciuti come ius». A risolvere all’epoca il caso Open Arms fu il Procuratore di Agrigento Patronaggio che ordinò lo sbarco dei 164 migranti per l’emergenza sanitaria creatasi a bordo.



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