FONDAZIONE OPEN, RENZI VS PM/ “Pizzino contro di me”: ma spuntano altri ‘versamenti’

- Niccolò Magnani

Inchiesta Fondazione Open, Matteo Renzi attacca magistrati “li critico e arriva un pizzino contro di me”. I potenziali “imbarazzi”: la villa, Lotti e Librandi

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Matteo Renzi a Porta a Porta (LaPresse, 2019)

«Mi hanno mandato un avvertimento, un pizzino dopo averli criticati»: così Renzi attacca ancora pm e magistrati sull’ormai nota inchiesta “Open”, anche se certifica di non aver mai parlato di complotto contro di lui. Di contro, rilancia ancora ill leader fiorentino, «sommessamente faccio notare che qualcosa non torna: è evidente che il messaggio alle aziende è: ‘non finanziate Italia Viva se non volete passare guaì’». Sul caso della villa comprata nel 2018 Renzi ribadisce che si tratta di una vicenda completamente avulsa da Open e da presunti finanziamenti, «è un prestito restituito in cinque mesi». Emergono però nuovi dettagli dall’Espresso su finanziamenti ricevuti dalla fondazione diretta dall’avvocato Alberto Bianchi; nella “seconda puntata” del settimanale del Gruppo GEDI contro Renz viene riportato di nuovi nomi coinvolti nel finanziamento, «tra i grandi finanziatori di Open c’è per esempio – Gianfranco Librandi – che ha versato la bellezza di 800mila euro attraverso le sue aziende!». Imprenditore, ex di Scelta Civica, candidato nel Pd nelle elezioni del 4 marzo 2018, oggi è passato ad Italia Viva; con lui anche tanti altri nomi messi neri su bianco dall’Espresso, mentre si difende pubblicamente Luca Lotti dopo le notizie emerse sul suo conto, «Le ricostruzioni apparse oggi su alcuni quotidiani in merito alle spese sostenute dalla Fondazione Open sono inesatte e fuorvianti. Il quotidiano La Verità scrive che sono indagato, anche se questo non risulta né a me né ai miei legali. Non ci sono carte di credito o bancomat intestati a parlamentari e la Fondazione ha sempre agito nella totale correttezza. Per quanto riguarda la mia attività esistono semplici e regolari indennizzi delle spese che ho sostenuto come membro del Cda della fondazione».

RENZI ATTACCA I MAGISTRATI

L’impressione è che l’inchiesta sulla Fondazione Open occuperà il mare nostrum della politica ancora per molto tempo: dopo la conferenza stampa di ieri dell’ex Premier Matteo Renzi (ricordiamo, non indagato nell’inchiesta che coinvolge la sua ex Fondazione) con relativo attacco ai magistrati di Firenze, sono arrivati i durissimi avvertimenti di Csm e Anm che invitano il leader di Italia Viva a moderare i toni, «parole gravissime, no a nessun tipo di intimidazioni sull’indipendenza della magistratura». Oggi però, con l’inchiesta allargata dell’Espresso che mira ad attaccare Renzi su diversi punti (la villa comprata nel giugno 2018, i nomi dei finanziatori della Open e anche il “bancomat” di Luca Lotti) Renzi torna a parlare su Facebook aggiungendo ancora benzina al fuoco già sollevato ieri in conferenza e successiva e-news straordinaria: «Ho criticato l’invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Brivido», scrive l’ex segretario del Pd lanciando di fatto un attacco tanto ai magistrati (Creazzo e Turco che già indagavano i genitori di Renzi mesi fa) quanto agli organi di controllo e gestione dell’intera magistratura. «Tuttavia non ho nulla da nascondere. Quando ho avuto un prestito, l’ho fatto con una scrittura privata e l’ho onorato restituendolo in cinque mesi – ha precisato ancora Renzi a Radio Capital questa mattina-. Guadagno molto bene, non ho niente da nascondere». Il leader di Italia Viva attacca poi ancora sui social, in un autentico fiume in piena: «Sulle indagini dei magistrati, noi aspettiamo i processi. Perché siamo garantisti. Dispiace che si facciano perquisizioni all’alba a chi non c’entra niente, nemmeno indagato. Ma si vada a processo e vedremo come finirà».

INCHIESTA OPEN, DALLA VILLA A LOTTI: GLI “IMBARAZZI” DI RENZI

L’impianto centrale dell’accusa

– finora resta l’ipotesi di reato, non ancora formalizzata – vede la Fondazione Open (attiva dal 2012 al 2018) come possibile atto di finanziamento illecito alle attività politiche di Renzi prima da sindaco, poi da segretario dem e infine anche da Premier: è così scattata una perquisizione allargata a tutti coloro che hanno finanziato negli anni la fondazione privata, da qui la reazione stizzita e durissima dello stesso Matteo Renzi. «Sulla decisione che Open sia un partito politico e non una fondazione invece siamo in presenza di una cosa enorme – ha aggiunto l’ex segretario dem -. Se fondare un partito è decisione della magistratura e non della politica siamo in presenza di un vulnus per la democrazia. In molti addetti ai lavori fanno finta di niente ma questo cambia per sempre il modo di concepire la politica. Io continuerò a dirlo in ogni sede». Restano però diversi i potenziali “imbarazzi” per Renzi, svelati dall’Espresso e in oggetto anche dalla Procura di Firenze;: il sospetto centrale è che, sia in entrata che in uscita, le leggi sul finanziamento dei partiti e quella sulle fondazioni non fossero rispettate. In particolare, l’ex Ministro dello Sport Luca Lotti (nel Cda di Open) avrebbe avuto in uso un bancomat di Open e come lui anche altri parlamentari; si aggiunge poi la “grana” della villa di Renzi acquistata nel giugno del 2018 per la quale sarebbe stata usata la cifra di 700mila euro sui conti di Renzi datato 12 giugno. Quel prestito sarebbe arrivato dal conto di Anna Picchioni, mamma dei tre fratelli Maestrelli, e in particolare di Riccardo, nominato nel maggio 2015 nel cda di Cassa depositi e prestiti e tra i finanziatori della Fondazione Open. Renzi ha già spiegato all’Espresso che quei soldi li ha già ridati tutti, ma i pm vogliono fare chiarezza su quel rapporti e su tutti gli altri che intercorrevano tra finanziatori, fondazione Open e attività dei renziani. In particolare, capire se da quelle erogazioni di denaro siano poi avvenuto dei “favori politici” in cambio, l’elemento che – giustamente – ha fatto scattare su tutte le furie Renzi che si difende dicendo, «attacco mediatico senza neanche un’inchiesta a carico». In mattinata sono partite anche tre denunce penali nei confronti di Marco Travaglio (direttore del Fatto Quotidiano), del quotidiano La Verità e del settimanale L’Espresso: «sono indirizzate al Dr Creazzo, capo della procura di Firenze. Io credo nella giustizia. Sono certo che i magistrati fiorentini saranno solerti nel difendere i miei diritti di cittadino».



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