OPERA/ La “risurrezione” di Mahler

- Giuseppe Pennisi

Nonostante fosse notissimo come direttore d’orchestra ci sono voluti decenni perché il pubblico italiano apprezzasse la musica di Gustav Mahler

orchestra mahler
Roma, Auditorium Parco della Musica, Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia Mikko Franck direttore ©Musacchio, Ianniello e Pasqualini

Nonostante fosse notissimo come direttore d’orchestra – tanto da avere diretto i complessi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel 1907 (alla Sala Accademica del Conservatorio a Via dei Greci) e nel 1910 (all’Augusteo) – ci sono voluti decenni perché il pubblico italiano apprezzasse la musica di Gustav Mahler. Oggi, anche grazie all’uso delle sue partiture in alcuni film di successo, il compositore boemo è uno degli artisti a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento la cui musica è più eseguita da grandi orchestre sinfoniche e più richiesta dagli ascoltatori.

A Roma nel 2010 e nel 2011 per il 150simo anniversario della sua nascita e il centenario della sua morte, due orchestre hanno gareggiato per eseguire tutte le sue sinfonie – un’impresa gigantesca. Antonio Pappano, direttore musicale della più antica, più grande e meglio dotata istituzione, l’orchestra sinfonica della Accademia Nazionale di Santa Cecilia Accademy, ha iniziato la serie non con la prima sinfonia, ma con l’enorme seconda sinfonia, composta in memoria di Hans von Bulow. La seconda sinfonia è l’esempio più evidente della rivoluzione di Mahler nella composizione sinfonica. In questa sinfonia, per la prima volta, Mahler ha introdotto la voce, più specificamente, il Lied, nel tessuto del lavoro. La seconda sinfonia ha avuto un parto lungo e doloroso, anche se sembra così compatta, nonostante la sua lunghezza, circa novanta minuti. La sinfonia è anche un chiaro esempio di ‘musica a programma’. Mahler ha sostenuto che non gli piaceva essere classificato come un compositore di ‘musica a programma’. Tuttavia, egli stesso ha scritto il ‘programma’ per questa sinfonia. Inoltre, i suoi poemi sinfonici sono i migliori esempi di fine Ottocento di ‘musica a programma’.

È difficile immaginare che un lavoro così coeso e così potentemente strutturato ha richiesto un processo di composizione tanto lungo e doloroso, più di sei anni tra i primi schizzi e il completamento del vasto movimento finale. Mahler aveva ancora solo ventotto anni quando ha completato la prima sinfonia nel 1888 al culmine della stagione lirica a Lipsia, dove egli aveva ricoperto la carica di direttore d’orchestra per i due anni precedenti. L’inchiostro si era appena asciugato sul pentagramma quando Mahler ha iniziato a giocare con l’idea di una seconda sinfonia, questa volta in do minore. Il movimento iniziale è stato completato presto, ma per cinque anni è esistito di vita propria in modo indipendente sotto il titolo di Todtenfeier (cerimonia funebre), un titolo preso in prestito dalla traduzione tedesca, fatta dal suo amico d’infanzia Siegfried Lipiner, di un poema epico del polacco Adam Mickiewicz. Completata a Praga nell’agosto 1888, la partitura di Todtenfeier languiva fra le carte di Mahler perché, dopo la sua nomina come direttore dell’Opera di Budapest, era troppo occupato con la sue responsabilità artistiche e amministrative per tornare alla composizione.

La morte è centrale per la musica di Mahler. Mahler era un ebreo non praticante. La sua molto pubblicizzata conversione al cattolicesimo in una delle chiese più importanti di Vienna nel 1897 fu probabilmente solo un mezzo (ed un requisito) per essere nominato direttore generale dell’Opera di Vienna. Le sue ultime composizioni, tuttavia, indicano che credeva nell’aldilà, molto probabilmente in una visione Zen.

La seconda sinfonia, da lui intitolata Risurrezione, è impregnata della visione cristiana della morte e della risurrezione. Nel primo movimento, il protagonista è sepolto dopo una lunga lotta con “la vita e il destino”. Egli getta uno sguardo indietro alla sua vita, in primo luogo in un momento di felicità (raffigurato nel secondo movimento) e poi (nello scherzo) al trambusto crudele dell’esistenza, il ‘trambusto delle apparenze’ e lo ‘spirito’ di incredulità e negazione ‘ che avevano preso possesso di lui. Nelle parole di Mahler, lui dispera di sé stesso e di Dio. Nel quarto movimento, le parole ed il suono di una fede semplice promettono luce. Nel movimento finale:’ l’orrore della fine dei giorni sopravviene, ma la richiesta di misericordia e di perdono viene ascoltato dall’Alto. Suonano, infine, le trombe dell’Apocalisse. Nel silenzio inquietante che segue, possiamo a malapena sentire un’ultima eco tremula della vita terrena. Quindi, giunge il suono delicato di un coro dei Santi: ‘ risorgi, alzati, tu puoi!’. Si intravede Dio, in tutta la sua gloria. Una luce colpisce al cuore. Tutto è tranquillo e beato. Un sentimento di amore travolgente riempie ed illumina la nostra esistenza nell’aldilà.

La seconda sinfonia di Mahler è eseguita spesso nelle stagioni sinfoniche dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia. I direttori danno diverse interpretazioni della partitura. Per esempio, nel 2010, Pappano lesse la sinfonia come un melodramma. Nel primo movimento, si sono sentiti echi della Eroica di Beethoven e del Götterdämmerung di Wagner nonché ricordi di Verdi, soprattutto nel solenne ‘Dies Irae’. Nel 2014, Myung-Whung Chung, un fervente cattolico, ha dato una lettura molto religiosa. Naturalmente, ci sono differenze anche nelle registrazioni di grandi direttori d’orchestra. Prima del concerto del 30 maggio scorso, ho ascoltato una lettura tardo-romantica di Rafael Kubelik, un’interpretazione filosofica di Zubin Mehta e una versione dolce e ricamata di Simon Rattle.

Il 30 maggio, Mikko Franck, direttore principale dell’orchestra sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ha sottolineato il carattere mistico della composizione. Nel primo movimento, la morte del protagonista è vista come un passaggio dall’avventura umana all’eternità, lo ‘Scherzo’  come un ricordo dei momenti di gioia nella vita che sta per lasciare per sempre. Nel terzo e nel quarto movimento, in particolare nella ‘canzone della rosa’, splendidamente resa da Gerthild Romberger, l’atmosfera è molto serena – la pace eterna. Nel quinto e ultimo movimento, lungo ed emozionante, con l’inno della ‘Risurrezione’, cantato in maniera coinvolgente dal contralto Gerthild Romberger, dal soprano Genia Kühmeier, nonché dal monumentale coro guidato da Ciro Visco, Franck ha dato un forte senso della preghiera per la gloria di Dio. L’orchestra è stata superlativa e Franck ha avvolto il pubblico con il suono, posizionando gli ottoni nel livello sopra l’orchestra e il coro.

Franck, l’orchestra e il coro sono stati premiati con dodici minuti di applausi.

 

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