OPERA/ L’Otello di Zubin Mehta all’insegna della “nuova musica”

- Giuseppe Pennisi

Una produzione  programmata per il Maggio Musicale Fiorentino 2019 e per il ritorno di Zubin Mehta nella sua amata orchestra

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Foto di Michele Monasta

Una produzione  programmata per il Maggio Musicale Fiorentino 2019 e per il ritorno di Zubin Mehta (oggi ottantaquatrenne) nella sua amata orchestra e nel suo amato teatro di Firenze, dopo un’importante operazione oncologica e un periodo di riposo. A causa della pandemia, la produzione è stata posticipata e riprogrammata per debuttare il 30 novembre. La nuova ondata di Covid-19 ha minacciato una nuova cancellazione. E’ stato fatto un accordo con RAI5 per mettere in scena la produzione come previsto anche se senza pubblico in teatro e per mostrarla in televisione. Non so se ci sarà un CD o un DVD. Molto probabilmente, RAI 5 lo riproporrà e venderà i diritti a TV straniere. Gli spettatori comunicati da RAI5 sono stati 70mila.

Questa testata ha recensito diverse produzioni dell’Otello di Verdi oltre a vari CD e DVD, più recentemente (a giugno 2020) l’edizione con l’orchestra di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano e con Jonas Kaufmann nel ruolo del protagonista. Pertanto, questa recensione si concentra solo sulla esecuzione del 30 novembre.

La regia teatrale di Valerio Binasco, la scenografia di Guido Fiorato, i costumi di Gianluca Falaschi, e le luci di Pasquale Mari pongono la trama in una zona di guerra, negli anni Quaranta. Cipro è per metà costruita e per metà distrutta presumibilmente a causa dei bombardamenti dei nemici della Repubblica di Venezia. Il cielo è molto nuvoloso; l’arredamento è estremamente semplice, quasi nudo anche nella camera nuziale del quarto atto. In questo contesto, si sviluppa un’altra guerra: quella di un marito e di una moglie, che soffrono entrambi di uno dei mali più atroci che possono colpire una coppia, “troppo amore”, l’amore sbagliato, vittime del peggior demone che esiste che è proprio l’amore. Otello è un uomo che sa vincere le guerre ma non sa superare il potere dell’amore a casa. Una lettura ingegnosa, affascinante e avvincente. Claudia De Toma è la regista tv, tuttavia ci sono troppi piani lunghi per coprire sia l’orchestra sia il palcoscenico.

Zubin Mehta è stata una star del teatro dell’opera di Firenze per quasi cinquant’anni. Ricordo due Anelli del Nibelungo di Wagner da lui diretti- uno negli anni Settanta del novecento e uno nel primo decennio di questo secolo. Non solo dirige l’orchestra, ma guida anche i cantanti e il coro in stretta sintonia con il regista e il resto del team creativo. In questo Otello estrae ed enfatizza tutti gli elementi di quella che era considerata “nuova musica” nel 1886 quando l’opera ebbe il suo debutto. Quindi, ci sono diversi riferimenti alla musica di Wagner che Verdi e Arrigo Boito avevano studiato con molta attenzione. Non solo la stretta sintonia con l’azione a cui ho già fatto riferimento, ma l’accento sul leitmotiv (tra la fine del primo atto e quella del quarto atto), l’attenta descrizione della natura (la tempesta nel primo atto, il mare calmo nel terzo atto), i dialoghi tesi nella musica nel secondo atto. L’orchestra fiorentina ama il loro direttore d’orchestra e suona al meglio. Un Otello molto innovativo, anche se raffrontato con quello recentissimo di Pappano.

Oltre ai tre protagonisti – Fabio Sartori (Otello), Marina Rebeka (Desdemona) e Luca Salsi (Jago, il cast comprende Riccardo Della Sciucca (Cassio), Caterina Piva (Emilia), Alessio Cacciamani (Lodovico), Francesco Pittari (Oderigo), Francesco Milanese (Montano) e Francesco Samuele Venuti (un araldo). Lorenzo Fratini dirige il coro e il coro di voci bianche. Nel complesso, un cast eccellente

Concentriamoci sui tre protagonisti. L’Otello di Fabio Sartori è molto diverso dal recente Otello di Kaufmann. Quest’ultimo è introverso e tormentato dalla sua tragedia interiore. L’Otello di Sartori è estroverso, sanguigno, appassionato e sensuale nella tradizione di Atlantov, Galouzin, Vickers e, soprattutto, Del Monaco nella grande registrazione dal vivo di una produzione a Tokyo nel 1959. Passa senza intoppi da un registro molto alto alla mezza voce ed alla declamazione morbida. Un vero heldentenor ma con un tocco italiano, latino. Come sottolineato da questa testata in una recensione su CD lo scorso aprile, Marina Rebeka è una delle poche soprano assoluto ora disponibili. Passa facilmente dal registro di soprano lirico molto leggero (il duetto alla fine del primo atto) a quello di soprano drammatico (la fine del terzo atto). È stata superba nel quarto atto quando domina la scena e l’azione. Luca Salsi è uno Jago subdolo, falso e diabolico. Il suo “Credo” è sbalorditivo e terrificante, un vero e proprio manifesto del male. Una rappresentazione memorabile.

Un’ultima osservazione. Molti anni fa ho avuto l’opportunità di incontrare il Maestro Mehta a Firenze, dove è stato spesso ospite del mio defunto cugino Giuseppe Paternò Castello. È un intellettuale cosmopolita altamente istruito, ma estremamente semplice nei suoi rapporti umani. Evidente perché l’orchestra del Maggio Fiorentino lo ama.

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