Ora di arabo a scuola per i bambini italiani/ Bufera a Cernusco “Mondo alla rovescia”

- Silvana Palazzo

Cernusco sul Naviglio, la lezione di arabo a scuola per i bambini italiani scatena una bufera politica. La Lega insorge: “Mondo alla rovescia”

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Lapresse

Un’ora di arabo a scuola per i bambini italiani: la novità riguarda una scuola elementare di Cernusco sul Naviglio, vicino Milano, ma ha scatenato una bufera politica che ha varcato i confini regionali. Tutta “colpa” della lezione pagata con i fondi gestiti dal Comune, a guida del Partito Democratico. La lezione è stata affidata ad un insegnante madrelingua, con l’obiettivo di aiutare l’inserimento di un’alunna di origini egiziane. Ma contro il corso, seppur breve, di arabo si è scagliata la Lega, come riportato dal Giorno. «Qui non sono gli arabi che imparano l’italiano, ma il contrario: è un mondo che va alla rovescia», ha attaccato la consigliera d’opposizione Paola Malcangio. «Oggi a scuola ho imparato a scrivere il mio nome in arabo», la frase innocente di un’alunna della seconda elementare. Ma è scoppiata la polemica, anche se per l’amministrazione comunale la spesa si aggira intorno ai 120 euro per quattro ore di lezione.

ORA DI ARABO A SCUOLA PER I BAMBINI ITALIANI

Per Malcangio l’ora di arabo in classe è «un intervento che non rientra nei casi di mediazione culturale, cui sono destinati i soldi pubblici». Per questo ritiene che sia «urgente una spiegazione». La consigliera leghista ha aggiunto che «il denaro serve ad aiutare chi arriva a integrarsi e a sostenere ragazzini che hanno forti difficoltà linguistiche». Ma questa iniziativa, definita una «operazione improvvisata», secondo Malcangio «non rientra in nessuno dei due casi, la piccola di origini egiziane per cui è stata organizzata è nata qui e parla benissimo italiano». Queste parole saranno ribadite in occasione dell’interpellanza che farà sbarcare il caso dell’ora di arabo a scuola nell’aula del Consiglio comunale. Il polverone però non è solo politico, perché è scaturito dalle segnalazioni di alcuni genitori. In attesa di una replica dell’amministrazione, l’assessore all’Istruzione Nico Acampora difende l’iniziativa: «Ho il massimo rispetto dell’autonomia dei docenti soprattutto quando fanno scelte che promuovono inclusione e cultura».



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