OROLOGIO DA POLSO/ Da oggetto per sole donne a must maschile

- La Redazione

L’invenzione dell’orologio da polso è stata molto importante. La storia di quest’oggetto può riservare alcune sorprese

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Come faremmo, oggi come ieri, a vivere senza avere idea di che ora è? Non è forse una delle prime frasi che si imparano quando si apprende una lingua straniera? L’esigenza di misurare lo scorrere tempo è una delle peculiarità dell’essere umano fin dall’antichità, quando lo strumento più diffuso (grazie alla semplicità di realizzazione) era la meridiana: la più antica sembra risalire all’Egitto del 3500 a.C.. La meridiana aveva però uno svantaggio: quello di non funzionare di notte o col tempo nuvoloso. Da qui la necessità di trovare strumenti alternativi per misurare le ore, anch’esse metro di misurazione diffuso fin dalla notte dei tempi, e il conseguente diffondersi di orologi ad acqua, clessidre e orologi a ruota; i primi orologi cittadini, invece, risalgono al Medioevo e più precisamente al 1300.

E l’orologio da polso? Oggi non ci facciamo caso, ma la sua invenzione è relativamente recente. Riavvolgiamo le lancette, allora, e andiamo alla fine dell’Ottocento: perché è qui che inizia la nostra storia.

Nascita di un simbolo

Il design circolare della meridiana è stato ripreso dagli orologi successivi e quello da polso non poteva fare eccezione. Il problema, fino al XV secolo, era che gli orologi erano davvero di grandi dimensioni: la professione dell’orologiaio era ancora in via di costruzione (era relegata al fabbro). Il passaggio cruciale verso una miniaturizzazione è dato dalle invenzioni di Christiaan Huygens nel 1673 del bilanciere e della molla a spirale, che vanno a sostituire il pendolo: il suo orologio è il primo ad essere di dimensioni portatili.

La scintilla è accesa e da questo momento in poi in tutta Europa gli orologiai vanno alla ricerca di cronometri capaci di essere precisissimi e di identificare la longitudine di un punto lungo la superficie terrestre. Un forte sviluppo in tal senso avviene in Regno Unito ma è un uomo franco-svizzero a fare la differenza: Abraham-Louis Breguet. Ideatore di molteplici innovazioni nel campo dell’orologeria, nel 1801 brevetta il “régulateur à tourbillon“, dove il tourbillon è un sistema capace di ovviare alle difficoltà di precisione date dalla gravità terrestre (il nome è in onore della rivoluzione francese di cui l’orologiaio era un ardente sostenitore). Questa invenzione è di portata storica e spiana la strada al capolavoro di Breguet. Pronti a scoprire di che si tratta?

1810: Breguet inventa l’orologio da polso. A commissionarlo è la regina di Napoli, Maria Annunziata Carolina Bonaparte (sorella minore di Napoleone) che gli ordina “un orologio per bracciale a ripetizione”, appunto l’orologio da polso, a un costo di 5000 franchi. Si sono perse, purtroppo, le informazioni basilari sulla sua realizzazione, ma sorprende l’abilità di Breguet capace di rendere reale quanto richiesto dalla regina, un oggetto dal design raffinato, diremmo oggi: un segnatempo di forma ovale montato su un bracciale di capelli intrecciato con fili d’oro, prezioso e incredibilmente sottile.

La casa di produzione Breguet esiste ancora oggi ma dell’orologio della regina di Napoli non si sa molto di più e nel 1855 se ne perdono definitivamente le tracce. Chissà quale storia misteriosa porta con sé…

E poi… silenzio e ripresa della storia

Quello che sconcerta è che l’idea geniale di Breguet non si diffonde, finisce nell’oblio. Per oltre un secolo gli uomini portano l’orologio da tasca, attaccato con una catena; le donne invece lo indossano al collo: gli orologi da indossare sono presenti fin dalla fine del 1500 alla corte di Luigi XII e la loro diffusione dura fino al 1900 inoltrato, soprattutto per il mondo maschile.

L’orologio da polso compare nuovamente ai polsi delle signore, un vero e proprio gioiello incastonato a nastri e catene, per una forma aggraziata ed elegante. Nel 1868 Patek Philippe crea il primo orologio da polso svizzero per la Contessa Koscowicz d’Ungheria, un capolavoro sia prezioso che tecnico.

Ben presto però anche i maschi sentono il bisogno di passare a un’orologio più pratico di uno da dover estrarre da un taschino, per avere entrambe le mani a disposizione. Ed è forse questo uno dei motivi della longevità dell’orologio da polso, anche rispetto all’abitudine ormai diffusa di guardare l’ora sul cellulare.

La svolta arriva nel 1904 e protagonista è nuovamente un orologiaio francese: Louis Cartier. In quell’anno realizza per l’amico Alberto Santos Dumont il “Cartier Santos 1904“. Santos, una leggenda del volo, aveva espresso il desiderio di poter volare usando entrambe le mani: detto, fatto. Si tratta del primo orologio che inaugura una nuova importante tendenza, quella degli orologi per l’aviazione capace di resistere ancora oggi.

La Grande Guerra: verso una produzione di massa

È la prima guerra mondiale a portare all’affermarsi di una società di massa nel senso moderno del termine, processo già avviato dall’industrializzazione che conosce qui il suo apice. Ed è quindi durante questo tragico evento che l’orologio da polso conosce la sua diffusione non solo tra un’élite di persone, ma, appunto tra le masse: gli eserciti nazionali finiscono col dotare tutti i soldati, per i quali avere le mani libere diventa vitale. 

L’orologio conosce in questo momento un adattamento alle esigenze della guerra, con l’invenzione di lancette luminose e vetri antigraffio. Dopo un periodo di coesistenza con l’orologio da tasca (che rimane in ambito civile) l’orologio da polso si diffonde gradualmente in tutti gli strati della popolazione. Nel 1926 John Harwood collabora con Fortis al primo orologio da polso a carica automatica e nello stesso anno Rolex, dotandolo di cassa impermeabile, lo pubblicizza fortemente: da questo momento in poi l’ascesa è inarrestabile.

I giorni nostri

Siamo ormai arrivati alla fine della storia. L’ultima tappa delle nostre lancette è nel 1969, quando Seiko inventa il primo modello di orologio da polso a batteria elettrica, andando a concorrere con il mercato degli orologi a quarzo degli anni Trenta (più pesanti e meno costosi). La sfida per il mercato di massa inizia qui.

Negli anni Ottanta è l’azienda Swatch a riaprire il mercato: l’orologio a batteria elettrica diventa meno costoso grazie a un design con poche componenti e colorato, un vero boom di mercato che vede l’affermazione della tradizione svizzera a sinonimo di qualità.

Ad oggi, l’evoluzione dell’orologio da polso continua, grazie all’era dell’informatica che sta portando orologi non solo digitali ma sempre più multifunzionali, capaci anche di fare da cellulari. Chissà che cosa racconteranno le lancette più avanti…

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