OZARK/ Un tocco di umanità in una serie che ricorda le attività criminali negli Usa

- Antonio Napoli

Su Netflix da una decina di giorni è disponibile la terza stagione di Ozark, serie ideata da Bill Dubuque e Mark Williams, con un buon cast

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Ozark, la serie Netflix
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Corre veloce la vita della famiglia Byrde, tra il disperato bisogno di tornare alla normalità e gli obblighi derivanti dall’appartenere al feroce cartello dei Navarro, organizzazione criminale messicana che distribuisce droga in tutti gli Stati Uniti.  La terza stagione di Ozark è disponibile da una decina di giorni su Netflix. Anche in questo caso gli ultimi episodi non sono tradotti a causa della chiusura delle case di doppiaggio, una buona occasione per vedere la serie tv americana  in lingua originale con i sottotitoli, sin dal primo episodio.

Ozark è un lago del Missouri, meta turistica locale di un gran numero di visitatori durante la stagione estiva. La famiglia Byrde vi trova riparo dopo aver scoperto che il socio nello studio di commercialista di Martin – il capofamiglia – aveva rubato molti soldi alla criminalità per cui riciclava. Martin scambia la propria vita e quella di tutta la sua famiglia con l’impegno a continuare a ripulire sempre più grandi quantità di denaro sporco. Abbandonata Chicago, la famiglia scegli il dimesso lago di Ozark, proprio perché sufficientemente appartato ma con un giro di affari che può servire allo scopo. 

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Martin, interpretato magistralmente da Jason Bateman (La casa nella prateria) comincia così un po’ alla volta a rastrellare la proprietà di locali, alberghi, case, finanche una piccola società di servizi funebri, con annesso forno crematorio. Assoldata una ragazza del posto, Ruth, allarga il suo business nella direzione del gioco d’azzardo e riesce a ottenere la licenza per un nuovo casinò. Ben presto la famiglia, considerata dai locali al pari di estranei, dovrà vedersela con la piccola criminalità locale che si vede sfuggire il controllo di tutte le proprie piccole attività. Ma anche l’FBI si mette sulle tracce dell’esperto e abile contabile, che però non commette mai un errore.

I Byrde devono ingaggiare dure battaglie su più fronti, da cui un po’ per abilità un po’ grazie al soccorso del cartello messicano, escono sempre vittoriosi. Al punto che Wendy, interpretata da Laura Linney (The Truman Show, Sully, Kinsey), pensa di poter accrescere il suo ruolo in famiglia, raddoppiando il giro di affari con l’apertura di un secondo casinò.

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La terza stagione ha inizio proprio dal momento più alto della famiglia, i casinò riciclano a tutto spiano e la vita sembra trascorrere tranquilla. Ma l’arrivo di Ben, fratello di Wendy, bipolare e nullafacente, fa peggiorare le cose. Ben si innamora di Ruth, stabilisce un buon rapporto con i ragazzi del lago, ma alla fine – scoperta l’attività criminale della sorella e della sua famiglia e in preda ad una crisi violenta – fa saltare l’inaugurazione della nuova fondazione benefica di Wendy, mettendo a rischio la vita sua e dell’intero nucleo familiare. Vi aspetta un finale al cardiopalma, che la famiglia affronta con il solito piglio. “Quando lotti per la sopravvivenza, tutto quello che hai fatto prima ti sembra inutile”, conclude Wendy.

La terza stagione è all’altezza delle prime due, la trama è credibile, Martin e Wendy, pur rischiando più volte la rottura, sono saldamente uniti dal loro istinto di sopravvivenza. Con l’arrivo di Ben il ruolo di Ruth diventa centrale. Il personaggio interpretato dalla giovane Julia Garner, già pluripremiata per il suo ruolo da non protagonista nelle stagioni precedenti, è il vero punto di forza, e ben presto – pur se immersa totalmente in un mondo di imbroglioni e criminali – svela una notevole umanità. Merito degli ideatori Bill Dubuque (sceneggiatore di The Judge, The Accountant, A Family Man) e Mark Williams, che non temono di mostrare il volto assai normale e corrotto di un Paese come gli Stati Uniti, in cui le attività illegali e sommerse continuano a esistere, nonostante tutto.

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