Padre Dall’Oglio, la sorella Immacolata/ “Non dimentichiamolo, come lui a migliaia”

- Davide Giancristofaro Alberti

Padre Dall’Oglio è scomparso sette anni fa dalla Siria, e di lui non vi è più traccia. La sorella Immacolata protagonista di un docu film per aiutare le famiglie degli scomparsi

Padre Paolo Dall'Oglio
Padre Paolo Dall'Oglio (LaPresse, 2019)

Padre Paolo Dall’Oglio è stato rapito il 29 luglio del 2013 da Raqqa, città della Siria. Da allora, sono passati quasi esattamente sette anni, non si hanno avuto più notizie sul padre gesuita, e la sorella Immacolata, ha deciso di far sentire la sua voce in tutti i modi, anche attraverso un documentario. Il docufilm di Tasmin Fedda si chiama “Ayouni”, che in arabo significa “i miei occhi” (espressione usata per dire ‘amore mio’), e narra appunto le vicende di Immacolata, alla ricerca della verità, ma anche di Noura Safadi, che dal 2012 cerca il suo marito Bassel, informatico anti-regime siriano. «Yasmin – le parole della Dall’Oglio al Corriere della Sera in data 27 luglio – ha dato la parola a noi per dar voce a tutti gli altri scomparsi». Si calcola che negli ultimi nove anni di guerra siano sparite almeno 100mila persone in Siria, con l’aggiunta di 380mila vittime e 13.5 milioni di sfollati e rifugiati. Un film che si concentra su «quello che l’opinione pubblica corre il rischio di dimenticare – prosegue Immacolata – e cioè l’inizio sincero, coraggioso, generoso, della rivoluzione del popolo siriano, che ha perso il meglio della sua gioventù, come diceva Paolo, nelle carceri del regime, sotto le bombe, nei campi profughi, in mano all’Isis, lungo la rotta balcanica e nel Mediterraneo. Bassel è stato vittima del regime; Paolo è stato rapito non sappiamo da chi ma chiunque sia stato, alla radice della violenza c’è la stessa negazione dei diritti di libertà, di parola, di confronto».

PADRE DALL’OGLIO, LA SORELLA IMMACOLATA: “PER NOI LA VICENDA E’ ANCORA APERTA”

«Yasmin ha preso per mano me e Noura, ci ha accompagnate nella ricerca», ha proseguito Immacolata, ricordando che ogni anno si sono incontrate «E non si riusciva a mettere la parola fine al film, non ci riusciva Yasmin per prima». E anche la storia di Paolo non ha ancora visto la parola fine, il punto finale: «Per Paolo è tutto aperto – racconta ancora Immacolata – e noi siamo disponibili a tenerlo aperto. Inoltre resta la necessità di attribuire delle responsabilità. Si sta facendo un processo importante in Germania contro alcuni crimini del governo siriano, ma che tipo di supporto internazionale è stato dato a chi opera sul campo per dare un volto alle persone nelle fosse comuni di Raqqa? Yasmin ha chiuso il film perché non aveva alternative, ma sette anni dopo le questioni sono tutte aperte». Quindi la sorella dello scomparso ha lanciato un appello conclusivo: «Se li dimentichiamo, l’umanità non andrà avanti».

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